Pelanda | Mattatoio

via O. Giustiniani, 4 – Roma

Ingresso gratuito

𝘐𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘢, 𝘦𝘲𝘶𝘪𝘥𝘪𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘢 𝘶𝘯 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘷𝘶𝘰𝘵𝘰, 𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘪𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘦𝘤𝘰𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘢 𝘶𝘳𝘣𝘢𝘯𝘰 “𝘱𝘭𝘶𝘳𝘢𝘭𝘦”, 𝘴𝘢𝘯𝘰, 𝘦𝘲𝘶𝘰 𝘦 𝘪𝘯𝘤𝘭𝘶𝘴𝘪𝘷𝘰.

L’EVENTO INIZIERÀ TRA

PROGRAMMA

9:00 - 13:00


Lago Bullicante

Lago Bullicante. La foresta in cammino #2

Evento collaterale

Evento collaterale

Forum Territoriale Parco delle Energie

In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente il Lago Bullicante invita tutt* a partecipare alla iniziativa La Foresta in Cammino #2.

 

PROGRAMMA
Ore 9 | Lago Bullicante: Accoglienza e colazione

Ore 10 | Presentazione dei costumi realizzati per la parata con la collaborazione di artisti e artiste (Stalker, Andreco e molti altri).

Ore 11 | La Foresta in Cammino #2
Partenza per il Campidoglio

Chi è il Lago Bullicante:

Oltre 300 specie vegetali, 89 specie di uccelli insieme al 30% delle libellule presenti in Italia, danno vita al bosco che circonda il lago e che ha ricolonizzato la storica fabbrica dismessa da quasi 70 anni. Il processo di rinaturazione spontanea che ha visto collaborare uccelli migratori e api impollinatrici, i primi portando semi dalle campagne dell’Agro e dal litorale, le altre conservandone la vitalità, rende accessibile a chi si avvicina al Lago, uno straordinario laboratorio dove osservare gli equilibri che gli ecosistemi possono restituire alla città, per imparare a conoscerli e a rispettarli come patrimonio di tutti.

 

CHIAMATA A TUTTE LE ARTI E A TUTTE LE FORME DI VITA…

Sto, stiamo, soffrendo. Soffro i colpi della violenza e della ignavia umana. La violenza di chi ha tentato di cancellare ogni forma di vita su quanto ritiene, del paradiso che abbiamo creato insieme, di sua esclusiva proprietà. Ma soffro ancor più l’ignavia di chi governa la nostra città e la nostra regione, che derubrica il crimine in atto nei nostri confronti e nei confronti della natura stessa a pratica urbanistica di secondo ordine di cui lavarsi le mani, lasciando così che l’ecocidio si compia. È per questo che vi chiedo aiuto! Chiedo aiuto a tutta la comunità umana e non umana che in questi anni mi ha protetto e ha protetto se stessa dall’inquinamento dell’aria, dallo sfruttamento del suolo e dai rischi legati ai cambiamenti climatici. Vi chiedo di farci foresta e di rimetterci in cammino, nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, fino in Campidoglio per far sentire forte e chiara la voce della biodiversità e reclamare quei diritti fondamentali della Natura ancora oggi calpestati. Mi appello in particolar modo alle artiste e agli artisti che conoscono il valore incommensurabile dell’azione creativa. Offrite la vostra creatività per disegnare tutt* insieme la nostra foresta in cammino, per renderla degna rappresentazione della bellezza e della forza del nostro ecosistema insorto, presagio di futuro, nel cuore della città di cemento. Venite tutte e tutti domenica 4 giugno dalle ore 11 alle 18 al lago Bullicante per realizzare insieme le maschere, i costumi, le fogge e i simboli della nostra incredibile biodiversità. Faremo insieme laboratori artistici per grandi e bambin* con cui dar forma alla più bella e rigogliosa foresta che si sia mai messa in cammino.
Vi aspetto, sempre vostro, il Lago Bullicante

 

 

Per la chiamata alle arti contattare Stalker: labstalker@gmail.com

10:00 - 11:00


Teatro 1

UNCENTERED MUSEUM. UN MUSEO OLTRE IL GRANDE RACCORDO ANULARE

Incontro e videoproiezione

Intervengono:

Orazio Carpenzano, preside della Facoltà di Architettura, ordinario di Composizione e Progettazione Urbana

Giorgio de Finis, ideatore e direttore artistico Museo delle periferie

 

Il progetto di architettura proposto da Orazio Carpenzano e dal team di progettazione coordinato da Eliana Cangelli ha visto la partecipazione di oltre trenta professionisti della Sapienza che hanno lavorato per supportare il Comune di Roma nello sviluppo di fattibilità del progetto di valorizzazione e rigenerazione di via dell’Archeologia e del comparto R5 nel più ampio Piano integrato di Tor Bella Monaca – Tor Vergata. Un museo di 1700 mq con sale espositive, atelier, sale conferenze, laboratori, biblioteche, e una sala cinema, che si sviluppa sotto il livello del suolo e che prende luce da alcuni vuoti ritagliati nell’area della corte che si apre sulla campagna romana.

 

Anteprima del video di presentazione del progetto architettonico del nuovo Museo delle periferie

 

(9’ 2’”, Italia, 2023)

12:00 - 13:00


Teatro 1

Nicolas Bourriaud | Centro e periferia nell’Antropocene

Lecture

A partire dagli anni ’60, c’è stata una critica sistematica del concetto di “centro”. L’arte e la filosofia combattono contro l’etnocentrismo, il fallocentrismo, l’antropocentrismo… Il rifiuto di ogni centralità è la grande battaglia della nostra epoca. Parallelamente, il cambiamento climatico ci insegna che gli esseri umani non sono altro che un elemento tra tanti in una vasta rete. Non c’è altro “centro” che la relazione tra tutti gli esseri e le cose in coattività, e l’arte contemporanea riflette questa nuova visione dello spazio.

Nicolas Bourriaud, nato nel 1965, è curatore e scrittore. Recentemente ha finanziato Radicants, una cooperativa curatoriale che produce mostre in tutto il mondo. Ha fondato e co-diretto il Palais de Tokyo a Parigi, (1999 -2006), è stato consigliere fondatore della Victor Pinchuk Foundation a Kiev (2003-2007), Gulbenkian Curator for Contemporary Art alla Tate Britain di Londra (2007/2010), Poi è diventato direttore dell’Ecole Nationale des Beaux-arts de Paris (2011-2015), ed è stato direttore-fondatore di MO.CO – Montpellier Contemporain fino al 2021. Ha curato diverse biennali, tra cui Lyon (2005), Moscou (2005 e 2007, insieme a Rosa Martinez, Daniel Birnbaum, Joseph Backstein, Hans-Ulrich Obrist e Iara Boubnova), « Monodrome » (Atene, 2011), « The Great Acceleration» (Biennale di Taipei 2014), « Threads » (Biennale di Kaunas, Lituania , 2015), «Il 7° continente» (Biennale di Istanbul 2019). Tra i suoi saggi teorici ricordiamo Relational Aesthetics (1998), Postproduction (2002), Radicant (2009),  The Exform (2015) e Inclusions. Estetica del capitalecene (2021/Sternberg Press, 2022). Tradotto in italiano da Postmedia Books.

15:00 - 16:00


Teatro 1

Omaggio a Piero Gilardi

Proiezione

Dall’apporto agli sviluppi dell’Arte Povera e dell’arte internazionale di fine anni Sessanta, passando per l’attivismo politico, l’insegnamento più significativo che possiamo apprendere dall’opera e operato di Piero Gilardi, risiede nella vivacità con la quale ha saputo «portare la vita verso l’arte». Un sapere che ha dato forma a modelli di vita e di realtà dinamici e all’apparenza utopici, anticipando l’urgenza di prestare attenzione a temi cari alla nostra contemporaneità, quali l’ecologia, la biopolitica e le nuove tecnologie. L’artista, il teorico, l’attivista Piero Gilardi dal 2002 ha dedicato gran parte del suo tempo allo sviluppo di un progetto ambizioso, «il progetto di una vita», con «l’obiettivo politico di creare un “incubatore” di coscienza ecologica», uno spazio pubblico, un luogo d’incontro, di ricerca e di esperienze di laboratorio rivolte al dialogo tra arte e natura, biotecnologie ed ecologia. Nel 2008 prende vita il PAV – Parco Arte Vivente, un centro sperimentale d’arte contemporanea, «un ecosistema in grado di vivere ed evolvere» assieme alle diverse generazioni di pubblico che lo attraversano.

 

Proiezione del video NOI COME ANIMALI (Videography, post-production Andrea De Taddeo, PAV, Torino 2012).

Proiezione del video LABIRINTICO ANTROPOCENE (produzione video: Gessica Caruso, Josè Loggia, PAV, Torino 2018).

 

 

15:00 - 17:00


Teatro 2

A4C Arts for the Commons | Senti pensare il fiume

Incontro e passeggiata sensoriale

A4C Arts for the Commons (Rosa Jijon e Francesco Martone)

Incontro e passeggiata sensoriale 

Questa proposta è parte del progetto Voices of Rivers, che A4C-Artsforthecommons sta sviluppando dal 2021 con l’obiettivo di contribuire alla reinterpretazione della relazione tra umano ed ecosistemi fluviali fondata sul superamento dell’antropocentrismo ed il riconoscimento dei diritti della Natura ed in sostegno alle campagne e iniziative che si stanno svolgendo in ogni parte del mondo. Sviluppato assieme alla Global Alliance on the Rights of Nature (GARN) ed il Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura il progetto ha finora prodotto varie iniziative e partecipazioni a Biennali d’Arte e mostre collettive.

 

La proposta degli artisti per il Festival delle Periferie è ispirata al pensiero critico dell’antropologo colombiano Arturo Escobar. L’autore riprende questo  concetto proposto dal sociologo Orlando Fals Borda per sottolineare che la ragione e la scienza non sono esclusive nella costruzione dei mondi o nell’interpretazione di essi, poiché ciò avviene anche a partire dai sensi, dal “cuore”. Il “sentipensamiento” ha una virtù particolare: è un concetto che viene dal basso, dalla comunità, è un pensiero subalterno che ritroviamo anche nelle narrazioni di diversi mondi non moderni, come i popoli indigeni o afro-discendenti, che il pensiero unico pretende di definire come le periferie del pianeta. Il sentipensare è fatto dalla terra. In tutta la sua opera, Arturo Escobar spiega che il territorio costituisce un asse fondamentale nella costituzione dei mondi. I movimenti sociali – in particolare quelli indigeni e afrodiscendenti – si posizionano sulla base del territorio per rivendicare i propri diritti. Il concetto di territorio include non solo la terra e i suoi ecosistemi, ma anche i processi di territorializzazione che generano identità e appropriazioni.

La proposta di A4C intende offrire un modo periferico di avvicinarsi al corpo d’acqua che attraversa la città di Roma, il fiume Tevere, usando gli strumenti dei sensi e dei sentimenti, invece di quelli tradizionali della razionalità scientifica cartesiana e della tecnologia moderna e così facendo creare le premesse per un atto “politico” quello di “abitare” il fiume ed i suoi ecosistemi, una possibile futura alleanza tra umano e non-umano.

 

Proiezione del video “Vilcabamba: de jura fluminis et terrae” (11’ 05”, Equador – Italia, 2022).

Segue passeggiata sensoriale lungo le sponde del fiume Tevere (durata: due ore circa)

Un’esplorazione sensoriale del Tevere nei pressi della Pelanda, per ri-costruire un rapporto sensibile col fiume e col suo ecosistema, e per trovare il modo d’intendere il non umano. Dal fiume come risorsa al fiume come soggetto di diritti. Come riconoscere i diritti al Fiume Tevere? Quali potrebbero essere questi diritti?

Rosa Jijon, Quito 1968. Artista, attivista e mediatore culturale, ex direttore del CAC (Centro de Arte Contemporáneo de Quito), CAC. Ha partecipato a diverse mostre internazionali (Biennale di Venezia, Biennale dell’Avana, Biennale di Cuenca) e residenze artistiche internazionali tra cui ARTEA, Residencia Sur Antarctica 2013 e Q21, Vienna 2021. Il suo lavoro si occupa di migrazioni, cittadinanza, giustizia sociale e ambiente ed è impegnata nella produzione artistica partecipativa con organizzazioni e comunità di base. Per quattro mandati si è occupata della Segreteria Culturale dell’Organizzazione Internazionale Italo-Latina Americana (IILA) a Roma.

Francesco Martone, Roma 1961. Portavoce della Rete Italiana a sostegno dei difensori dei diritti umani, “In Difesa Di” è membro fondatore di Greenpeace Italia, giurato e membro del Tribunale Permanente dei Popoli e del Tribunale Internazionale sui Diritti della Natura, e policy advisor per ONG internazionali sui diritti dei popoli indigeni. Ex Senatore della Repubblica Italiana è ora Associato dell’Istituto Transnazionale. Dal 1988 si occupa di questioni relative alle foreste, ai cambiamenti climatici, ai diritti della natura, ai diritti delle popolazioni indigene, ai difensori dell’ambiente e alla giustizia ambientale.

A4C ArtsForTheCommons. Arts for the Commons (A4C) è un esercizio collettivo lanciato da Rosa Jijón e Francesco Martone nel 2016, inteso a fornire una piattaforma per artisti e attivisti che esplorano le connessioni e le sinergie tra la produzione visiva e gli sforzi per rivendicare i beni comuni, affrontare questioni in sospeso relative a migrazioni umane, confini, giustizia sociale e ambientale, cittadinanza liquida. Creando opportunità di scambio, azione reciproca e condivisione, A4C tenta di creare un “nuovo comune”, una sintesi tra arte e impegno politico.

A4C intende esplorare gli spazi interstiziali tra potere e comunità, sistema artistico tradizionale e società, stati e territori, intendendo la documentazione come una pratica artistica.

16:00 - 17:00


Teatro 1

Andreco | Circulus Naturae. Arte per il Non-Umano

Lecture

La Scala Naturae, la Scala della Natura, raffigurata nell’incisione di Charles Bonnet del 1781, è la sintesi visiva di un concetto chiave del pensiero antropocentrico. L’immagine rappresenta una scala che ha sul gradino più alto un essere umano, al secondo posto degli animali, a seguire dei vegetali e sul gradino più basso dei minerali, rocce, materia inorganica. Una scala d’importanza, una gerarchia, su cui si fonda il pensiero occidentale: quello colonialista prima e capitalista poi. Anche la cosiddetta visione “estrattivista” nei confronti degli ecosistemi e delle risorse naturali proviene da questo modo di pensare. Tra le conseguenze di questo approccio: la distruzione di paesaggi ed ecosistemi fragili, l’estinzione di molte specie animali e vegetali ed il rischio di estinzione della stessa specie umana. Per ristabilire un equilibrio ecocentrico e mutare quello che ha portato gli umani al disastro ambientale e sociale è necessario capovolgere la Scala Naturae. La rappresentazione del non-umano, la celebrazione delle geologie e dei corpi idrici, è un modo per favorire un pensiero ecocentrico e circolare in contrapposizione con la gerarchia della Scala Naturae. La natura non ha scale ma è circolare ed interconnessa. Circulus Naturae, il Cerchio della Natura, è un’immagine che rappresenta le relazioni mutualistiche tra umano e non-umano.

 

Andrea Conte (studio Andreco), Roma 1978. Artista visivo che unisce una formazione scientifica ( laurea e dottorato in Ingegneria Ambientale, collaborazioni post dottorato con Università di Bologna e Columbia University di New York, sulle infrastrutture verdi, le Nature Based Solutions, per la gestione sostenibile delle risorse in diverse condizioni climatiche) con un percorso artistico che investiga i rapporti tra spazio urbano e paesaggio, tra umano e non umano, realizzando progetti che vanno a comporre un’unica ricerca multidisciplinare. Tra questi “Climate Art Project” (www.climateartproject.com ) progetto tra arte e scienza itinerante sulla giustizia Climatica e Sociale; “Flumen”, progetto sulla capacità dei corpi idrici di autorigenerarsi e sul loro valore ambientale e culturale. Andrea Conte utilizza un linguaggio di sintesi, simbolico e concettuale, servendosi di diverse tecniche di rappresentazione: installazioni, performance, scultura, video, pittura, pittura murale e progetti d’arte pubblica. Partecipa a mostre e festival a livello internazionale. Selezionato per il Gran Tour d’Italie del MIC 2019, vincitore del Premio Speciale del “Talent Prize 2017” al Museo Macro di Roma e, nel 2016, Vincitore di Jazzi, il concorso di idee per la rigenerazione rurale, finalista al premio AICA 2019 l’Oscar alla comunicazione ambientale relativa ai Cambiamenti Climatici.

16:00 - 17:00


Teatro 2

Francesco Careri | Soglie Ospitali

Lecture

Lecture

A differenza di alcune parole come solidarietà o attivismo, la parola ospitalità per essere praticata ha bisogno di spazio. Nell’ospitalità si scambiano valori immateriali e materiali, si condividono intimità, cibo, racconti e una porzione di spazio che permette quella condivisione. L’ospitalità riguarda l’abitare che siamo disposti a condividere con l’altro e si ospita se abbiamo a disposizione spazio fisico da condividere. Dal punto di vista dell’architettura e della città, in particolare a Roma, è possibile rintracciare esperienze politiche, artistiche e accademiche che stanno costruendo concretamente quello spazio già messo in luce da linguisti, filosofi e antropologi: l’ospitalità come soglia capace di trasformare lo straniero in ospite, una macchina teatrale capace di invertire i ruoli, di costruire quel limbo che sospende e rende opachi i confini delle proprietà, che permette ambiguità, ambivalenze, che confonde figure opposte quali nomade e sedentario, domestico e istituzionale, formale e informale, legale ed illegale, centro e periferia.

 

Francesco Careri (1966) è architetto e Professore Associato presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre.  Dal 2006 è titolare del Corso di Arti Civiche, un corso a struttura peripatetica che si svolge interamente camminando analizzando e interagendo in situ con i fenomeni urbani emergenti. Dal 2012 è Direttore del Master Arti Architettura Città; dal 2016 co-Direttore dei Master Environmental Humanities e dal 2019 del Master PACS Arti Performative e Spazi Comunitari. Dal 2016 è titolare del Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana con cui sperimenta la strategia di abitare transitorio CIRCO – Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l’Ospitalità. Membro fondatore del laboratorio di Arte Urbana Stalker Osservatorio Nomade, con cui sperimenta a partire dal 1995 metodologie di intervento creativo nella città multiculturale e dell’abitare informale a Roma, prima con azioni di arte pubblica al Campo Boario, in seguito a Corviale con studi e progetti sulle micro-trasformazioni operate dagli abitanti, in seguito nella città dei Rom, tra baraccopoli, campi attrezzati e auto recupero di spazi occupati. Tra le sue pubblicazioni principali: Constant. New Babylon, una città nomade (Torino 2001); Walkscapes. El andar como pràctica estética / Walking as an aesthetic practice  (Barcellona 2002, trad.it. Walkscapes. Camminare come pratica estetica, Torino 2006); Stalker /Savorengo Ker. Dal campo nomadi alla casa di tutti (Roma 2015); Pasear, detenerse (Barcelona 2016, Sao Paulo 2017); Stalker/Campus Rom (Matera 2017, con Lorenzo Romito); CIRCO. Un immaginario di città ospitale (Roma 2022, con Fabrizio Finucci, Chiara Luchetti, Alberto Marzo, Sara Monaco, Serena Olcuire, Enrico Perini, Maria Rocco).

 

16:30 - 18:00


Bookshop

Fabio Balocco, Marco Livadiotti, Pietro Lo Cascio (a cura di) | L’ultima isola. Socotra tra natura e antropocene

Presentazione libro

Presentazione libro

Bordeaux edizioni, 2023

Prima di morire, Alberto Moravia espresse il desiderio di vedere l’ultimo paradiso rimasto su questa Terra: l’isola yemenita di Socotra. Sita in pieno Oceano Indiano, Socotra è uno scrigno in parte ancora incontaminato di storie millenarie, miti, leggende e soprattutto meraviglie naturali. La sua biodiversità, seconda solo alle Isole Galapagos, si regge su un delicatissimo equilibrio tra ambiente e abitanti. Eppure oggi, nell’epoca della cosiddetta “sesta estinzione di massa” e del turismo globalizzato, anche l’ultimo sogno di Moravia è entrato nell’antropocene ed è costretto ad affrontare le nuove sfide imposte dal nostro “divorare” il pianeta. Come “proteggere” Socotra senza trasformarla in un museo naturalistico? Che cosa preservare della sua natura incontaminata senza sconvolgere la vita dei suoi abitanti? Quale lezione possiamo imparare dalla sua storia per rivoluzionare il nostro futuro? Con un’intervista ad Andrea Andermann che accompagnò Alberto Moravia a Socotra nel suo ultimo viaggio.

Fabio Balocco si occupa da sempre di tematiche ambientali e sociali a cui ha dedicato diversi saggi. Collabora stabilmente con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Italia Libera, Volere la Luna e Natura e Società. Marco Livadiotti è esperto del patrimonio culturale e naturale dello Yemen, dove ha vissuto per più di cinquant’anni impegnandosi in campagne di sensibilizzazione, progetti di recupero e restauri architettonici, conservazione del patrimonio e turismo culturale. Pietro Lo Cascio è fondatore di Nesos, associazione per la conservazione e la promozione dell’ecoturismo nelle isole. È autore di studi e pubblicazioni scientifiche su Socotra.

17:00 - 18:00


Teatro 2

Michael Herzfeld | La creazione politica della figura dell’emarginato

Lecture

 

Lecture

Chi definisce centro e margini? Secondo chi certe popolazioni vanno considerate come emarginate – anzi, chi le ha emarginate, e perché – e chi decide che certi posti sono “remoti” oppure “inaccessibili”? Tali descrizioni svolgono un ruolo centrale e pericoloso nella politica sociale delle società neoliberiste le quali sfruttano il modello dello Stato nazionale per giustificare atti di esclusione e strutture territoriali di ineguaglianza. Come dovrebbe una società, seppure già sensibilizzata, rispondere alla sfida del nostro tempo concepita così? Si tratta di resistenza, di pedagogia o di qualche altro strumento di cambiamento? È veramente possibile cambiare o è già troppo tardi? La cosiddetta “antropologia coinvolta” propone una risposta piuttosto ottimista a patto che essa stessa non rimanga emarginata e rinchiusa nelle strutture universitarie.

 

Michael Herzfeld (Londra, 1947) è professore emerito delle scienze sociali nel dipartimento di Antropologia alla Harvard University, professore emerito di Studi Critici del Patrimonio all’Università di Leiden e membro del Collegio Dottorato di ricerca in Beni Culturali, Formazione e Territorio, Università di Roma “Tor Vergata”. Autore di numerosi libri (tra cui alcuni disponibili in italiano), ha svolto ricerche in Grecia, Italia e Thailandia. Nel 2021 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria della Grecia.

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

17:00 - 20:00


Sala delle vasche

Erica Fava | Romans

Inaugurazione installazione fotografica

Inaugurazione installazione fotografica

Più di 100 ritratti di cittadini under quaranta di Roma restituiscono l’anima di una città in continua evoluzione. Una nuova romanità, fatta di volti giovani che celebrano il valore della diversità e guardano al futuro di questa città plurimillenaria. Ciascuna immagine, stampata, lavorata a mano e rifotografata per creare un effetto analogico che esalti le caratteristiche del soggetto, è corredata da una breve intervista. Domande semplici – Chi sei? Quanti anni hai? In che zona di Roma vivi? Qual è il tuo posto preferito in città? – che riportate su una mappa ci restituiscono un nuovo modo di vivere la Capitale. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione del reparto beauty di Making Beauty Management, nei locali dell’Istituto Superiore di Fotografia di Roma. La grafica del progetto è a cura di Vittoria Di Nunzio.

In occasione dell’opening di Romans sarà presentato in anteprima il video “Uniqueness” realizzato da Jacopo Tofani; l’autore accosta e fonde insieme etnie, gender, religioni e colori in un viaggio multimediale libero che si oppone a discriminazione e pregiudizi.

Erica Fava, ha 38 anni, vive e lavora a Roma dal 1984.
La sua ricerca è principalmente incentrata nel settore della fotografia di moda e nel ritratto. Firma lavori per Dolce e Gabbana, Armani, Elle, Grazia, Vanity Fair, Pasquale Bruni, Laura Biagiotti, Zegna e molti altri.

17:00 - 20:00


Acquario

Enrico Bentivoglio | Anatomia dell’immaginazione. Il Corpo davanti alla Realtà

Inaugurazione installazione

Inaugurazione installazione

Circa cento disegni compongono questo immaginifico gabinetto anatomico dedicato al “corpo che sente”, rappresentato dall’artista con il cuore in testa, perché in relazione e in condivisione armonica con la Realtà. Donna, uomo o transgender, i corpi sguazzano tra altri corpi, ramarro smeraldo gatti alberi pesci fiori pietre cani lumache, giocano tra l’erba alta mentre il sole abbaglia e la luna li osserva.

Enrico Bentivoglio è nato a Roma nel 1953. Artista autodidatta, si forma negli anni ‘70-’80, alternando viaggi, e un vivo interesse per la produzione musicale, teatrale, e cinematografica dell’epoca, con un  vissuto di otto anni in un casale isolato in campagna. L’esordio nel 1988-89 con due personali dove presenta opere di pittura, scultura, fotografia e performance relazionate al corpo, definito dall’autore “Significante Neutro”. Il suo primo corto è del 1992. Tra le collaborazioni, quella con Claudio Abate per la personale “Una mostra da fiaba” (2012), la performance del 2010 coni R.A.M. e quella con il filosofo Roberto Finelli al MACRO Asilo nel 2019.

 

17:30 - 18:30


Teatro 1

David Monacchi | Fragments of Extinction. L’Arca dei suoni originari

Lecture

Lecture

Secondo il Millennium Ecosystem Assessment (firmato da circa 1360 scienziati mondiali e pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2005), l’attuale tasso di estinzione globale è compreso tra 100 e 1.000 volte superiore a quello che sarebbe naturalmente. Proiezioni immediate per il futuro indicano che questo tasso potrebbe raggiungere i 12.000 nel corso della nostra vita. Come risultato della pressione umana diretta sugli ecosistemi (principalmente deforestazione e sfruttamento eccessivo) e degli effetti dell’impatto umano sulla biosfera (come specie invasive che innescano e inquinamento) un numero in crescita esponenziale degli 8,7 milioni di specie viventi del pianeta recentemente stimati si stanno estinguendo. Circa tre specie si estinguono ogni ora. Le stime attuali non includono nemmeno il cambiamento climatico. Ciò è tanto più scioccante se si considera che, al momento, sono state descritte solo 1,9 milioni di specie, la maggior parte delle quali poco o per nulla studiate. Di tutte le specie conosciute, un mammifero su quattro, un uccello su otto e il 41% degli anfibi compaiono ora nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate. Siamo di fronte al collasso della vita stessa. Questo tipo di informazioni mi ha spinto, circa 15 anni fa, a dedicare la mia vita a un progetto interdisciplinare che unisce scienza, tecnologia e arte per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla “catastrofe più silenziosa dei nostri tempi”: quella che è stata definita la Sesta Estinzione di massa. L’ecocidio in corso sta mettendo a tacere per sempre i meravigliosi cori del suono naturale, le “eco-sinfonie” che non abbiamo nemmeno ascoltato o registrato. Così abbiamo iniziato a indagare nelle foreste pluviali equatoriali primarie più antiche e diversificate del mondo, raccogliendo ritratti sonori tridimensionali di interi cicli circadiani. La complessa rete di comunicazione inter e intra-specifica che si trova in queste registrazioni è una prova rilevante del comportamento sistemico del paesaggio sonoro negli habitat primari. È l’eredità sonora di milioni di anni di evoluzione.

 

David Monacchi (Urbino, 1970) ha studiato in Italia, Canada e Stati Uniti, e insegna oggi al Conservatorio Statale di Pesaro e in varie altre istituzioni.  Artista interdisciplinare, ingegnere del suono, inventore e autore, conduce una ricerca di lungo termine sul patrimonio dei suoni delle foreste primarie equatoriali più remote e ancora incontaminate del pianeta. Con il progetto “Fragments of Extinction” Monacchi ha sviluppato un approccio di divulgazione scientifica attraverso l’arte sonora, basato su registrazioni 3D ad altissima definizione da lui operate dal 2002 in Amazzonia, Bacino del Congo e Borneo, per creare consapevolezza sulla crisi globale della biodiversità. È titolare del brevetto internazionale Eco-acoustic Theatre per la fruizione immersiva degli ecosistemi sonori naturali, da cui sono nati diversi spazi per l’ascolto profondo, sia stabili che mobili in Italia e Danimarca. Sonosfera® è l’ultimo anfiteatro tecnologico per esperienze sensoriali e cognitive inaugurato a Pesaro Città UNESCO della Musica, dotato di 45 altoparlanti posizionati sfericamente intorno ai 60 ascoltatori che siedono in una cavea dall’acustica perfetta. Dal 1992 realizza concerti e installazioni sonore e tiene conferenze in ambito di ricerca scientifica, innovazione tecnologica e artistica, in tutto il mondo. Tra le più rilevanti, il suo intervento di apertura della sessione plenaria della Conferenza ONU sulla Biodiversità (COP-14), le collaborazioni con IUCN e ICCROM, e quelle con artisti visivi come Mimmo Paladino, Kristin Jones, William Kentridge. Hanno scritto sul suo lavoro riviste scientifiche come Nature e PNAS. È membro fondatore della International Society of Ecoacoustics e autore del film Dusk Chorus, premiato come “Best European Science Film 2018” e del libro più recente per Mondadori L’ Arca dei Suoni Originari.

18:00 - 19:00


Bookshop

Salvatore Patriarca | Elogio della banalità

Presentazione libro

Presentazione libro

Castelvecchi editore, 2022

Essere banale è il pericolo che, nel mondo contemporaneo, ogni singolo essere umano teme di correre. Si innesca così un movimento di liberazione dall’ordinario che ha l’obiettivo di rendere ognuno eccezionale. Questa libertà, nell’era digitale, nasconde tuttavia il rischio dell’omologazione – condizione nella quale tutti diventano copie replicanti e perdono il senso di appartenenza alla comunità. Per stare insieme ed essere veramente liberi bisogna allora ripensare l’effimera pretesa di essere unici e accettare di essere tutti, almeno un po’, almeno a volte, banali. L’elogio della banalità è quindi, in qualche modo, un elogio della comunità.

Salvatore Patriarca, giornalista e filosofo, è direttore di progetti editoriali e strategic communications manager. Per Castelvecchi ha pubblicato Il digitale quotidiano. Così si trasforma l’essere umano (2018) e Popgiornalismo. Il caso Dagospia e la post-notizia (2019).

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

18:30 - 19:30


Teatro 2

Valerio Magrelli | Periferie, letterature, suggestioni anulari

Lecture

Lecture

Cosa può dire sul tema delle periferie chi non si occupa di sociologia, economia, politica o urbanistica? Per essere più espliciti: cosa può dire sul tema delle periferie chi studia romanzi, poesie o opere teatrali? È appunto per verificare una simile possibilità, che questo testo proverà a esaminare l’argomento con strumenti apparentemente insoliti e inappropriati come quelli offerti dalla letteratura.

 

Valerio Magrelli (Roma 1957), scrittore e traduttore, è professore ordinario di Letteratura francese all’Università Roma Tre. Presso Einaudi, ha pubblicato un ciclo di quattro volumi in prosa, oltre a sei raccolte di poesie riunite nel volume Le cavie (2018). Il suo ultimo libro di versi è Exfanzia (2022).

18:30 - 20:00


Teatro 1

Bêka & Lemoine | Big Ears Listen with Feet

Proiezione film

Proiezione film

Bêka & Lemoine

Big Ears Listen with Feet (1h 33’, Francia – Thailandia, 2022, 93’)

Gli acclamati artisti e registi Bêka & Lemoine ci portano a Bangkok in un frenetico viaggio di un giorno attraverso la caotica giungla di cemento della megalopoli sud-asiatica. Guidato dalla commovente storia personale di Boonserm Premthada, uno dei più importanti architetti thailandesi di oggi, il film si snoda attraverso un viaggio libero, punteggiato da incontri, eventi e luoghi sorprendenti, che hanno contribuito a plasmare l’identità e la sensibilità uniche di Premthada. Sordo dalla nascita, l’architetto ricorda come la sua disabilità lo abbia portato a sviluppare un modo alternativo di ascoltare usando tutto il suo corpo come cassa di risonanza delle vibrazioni sonore. Nonostante le loro grandi orecchie, gli elefanti percepiscono il suono principalmente attraverso i loro piedi. Imparando dagli elefanti, Boonserm ha sviluppato un’architettura dei sensi in cui le vibrazioni sonore diventano la voce dello spazio. Percorrendo le strade buie dello slum in cui è cresciuto, volando verso remote comunità rurali che vivono in simbiosi con gli elefanti, e osservando la devozione delle anziane signore verso i monaci buddisti del loro villaggio, il film rivela, attraverso sequenze suggestive, l’impegno attivo dell’architetto lavorare con persone per le quali l’architettura può avere una forte impatto. Quando un road movie si fonde con un film diario, ecco che nasce lo stile unico del cinema performativo di Bêka & Lemoine.

Menzione speciale, Milano Design Film Festival, MDFF 2022

OFFICIAL SELECTION: | FIFA, Montreal 2023, Docaviv, Tel Aviv 2023, CAFx, Copenhagen 2022 |

MDFF, Milan 2022 | Wonderfruit, Thailand 2022

 

Bêka & Lemoine si distinguono da 15 anni sulla scena architettonica internazionale attraverso un’opera cinematografica nota per il suo carattere innovativo e il suo umorismo tenero e pungente, che ha stravolto la consueta rappresentazione dell’architettura contemporanea mettendo in primo piano persone e usi. Un progetto che sconfigge la questione del genere, ponendosi ai margini del documentario e della videoarte, attraverso uno stile singolare e fortemente soggettivo. Grazie a un’autentica prospettiva artistica sull’architettura, Bêka & Lemoine aprono nuovi orizzonti al rapporto tra architettura e cinema.Presentati dal New-York Times come “figure di culto nel mondo dell’architettura europea”, il lavoro di Beka & Lemoine è stato ampiamente acclamato come “una nuova forma di critica” (Mark) che “ha profondamente cambiato il modo di guardare all’architettura” (Domus). Selezionato dal Metropolitan Museum of Art di New York (the Met) come uno dei “Progetti di design più emozionanti e critici dell’anno 2016”, eletto “Game Changers 2015” da Metropolis Magazine, selezionato come uno dei “100 most talented personalities of 2017” di Icon Design, l’opera completa di Bêka & Lemoine è stata acquisita nel 2016 dal Museum of Modern Art (MoMA) di New York per la sua collezione permanente. I loro film sono stati ampiamente presentati in importanti biennali ed eventi culturali internazionali come The XII Architecture Biennial of Sao Paulo nel 2019, The Venice Architecture Biennale (2008, 2010, 2014), The Oslo Architecture Triennale nel 2016, Performa 17 nel 2017 a New York, The Chicago Architecture Biennial 2015, tra molti altri. I film di Bêka & Lemoine sono stati anche ampiamente selezionati e premiati da alcuni importanti festival cinematografici come il Festival di Cannes, il Festival Internazionale del Cinema di Venezia (Venezia), il Locarno Film Festival, CPH:DOX (Copenhagen), DocAviv (Tel Aviv), tra molti altri .

19:00 - 20:00


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Marilena Umuhoza Delli | Pizza Mussolini

Presentazione libro

Presentazione libro

Redstar Press, 2023

Il nuovo romanzo dell’autrice di “Negretta”: la prima saga familiare italiana afrodiscendente. Marilena, nata e cresciuta a Bergamo, ha trascorso la sua giovane vita a difendersi dai colpi bassi del razzismo: «Negra!»; è l’insulto che le è stato rivolto più spesso. A migliaia di chilometri di distanza, in Malawi, la venuta al mondo di Luna è stata salutata con un presagio di sventura a causa di un colore troppo chiaro della pelle: «Strega!»; è ciò che da allora le hanno urlato contro ovunque. Senza che le due ragazze sappiano nulla del proprio passato, c’è qualcosa di importante a unire Luna e Marilena. Gli abusi che subiscono in quanto donne, prima di tutto: identici, sia pure all’interno di contesti tanto lontani. Ma la relazione è ancora più forte di quello che si potrebbe immaginare: il filo rosso di una scoperta che, pagina dopo pagina, attraversando tre nazioni, due continenti e la tormentata eredità storica italiana, l’autrice di Pizza Mussolini consegna alle lettrici e ai lettori come un dono prezioso. La vicenda di un legame impossibile da nascondere: una scoperta fondamentale affinché le due ragazze ritrovino, insieme a loro stesse, l’orgoglio per la propria identità.

 

Marilena Umuhoza Delli, madre dal Rwanda, padre di Bergamo, Marilena Umuhoza Delli ha firmato tre libri sul razzismo in Italia e conduce un programma radiofonico nazionale dedicato alle eccellenze Afrodiscendenti su Radio Radicale. Fotografa e regista, ha lavorato col produttore Ian Brennan a oltre 40 album di artisti da tutto il mondo, ottenendo riconoscimenti internazionali tra cui un Grammy e risvegliando l’attenzione dei mass media sul tema del razzismo e dell’inclusione nel mondo della musica e della letteratura. I suoi lavori sono stati pubblicati su testate e emittenti internazionali come il New York Times, The Guardian, Al Jazeera, CNN e BBC.

9:30 - 12:00


Teatro 2

Next Roma 023 | Giornata #1

Convegno

Convegno

 

Next Roma ­– Ciclo di incontri a cura di Facoltà di Architettura, Sapienza Università di Roma

NEXT ROMA 023

 

PRIMA GIORNATA | PNRR E PERIFERIE

a cura di Claudia Ricciardi | Sapienza Università di Roma

 

Ore 9:30

Intervento di apertura

Giovanni Caudo, Presidente Commissione Speciale PNRR, Professore ordinario Università degli Studi Roma Tre

 

Ore 10

Interventi di:

Andrea Catarci, Assessore alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e Servizi al Territorio per la Città dei 15 minuti – Roma Capitale

Maurizio Veloccia, Assessore all’Urbanistica – Roma Capitale

Ornella Segnalini, Assessore ai Lavori Pubblici e alle Infrastrutture – Roma Capitale

Tobia Zevi, Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative – Roma Capitale

 

Ore 11

Interventi di:

Orazio Carpenzano, Preside della Facoltà di Architettura, Sapienza Università di Roma

Alessandro Panci, Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia

Benedetta Bonifati – Vicepresidente all’Edilizia privata di ANCE ROMA – ACER

Domizia Mandolesi, Professore associato di progettazione architettonica e urbana, Direttore de “L’industria delle costruzioni”

 

 

Ore 11:30

PNRR E PROGETTUALITÀ

 

Introduce e modera Valentina Cocco, Responsabile Unico del Procedimento (RUP)

 

Progetti Tor Bella Monaca

Orazio Carpenzano, Preside della Facoltà di Architettura, Professore ordinario di Composizione Architettonica e Progettazione Urbana, Sapienza Università di Roma Eliana Cangelli, Professore associato in Design e Progettazione Tecnologica dell’Architettura, Sapienza Università di Roma

 

Progetto Cardinal Capranica

Alfonso Giancotti – Professore ordinario in Progettazione architettonica, Sapienza Università di Roma

 

Progetto Santa Maria della Pietà

Alfonso Giancotti – Professore ordinario in Progettazione architettonica, Sapienza Università di Roma

Lucina Caravaggi – Professore ordinario di Architettura del Paesaggio, Sapienza Università di Roma

 

Progetto Corviale

Lucina Caravaggi – Professore ordinario di Architettura del Paesaggio,

Sapienza Università di Roma

Francesco Careri – Professore associato di Progettazione architettonica e urbana, Università degli Studi Roma Tre

Fabrizio Finucci – Professore associato di Estimo e Valutazione economica dei progetti, Università degli Studi Roma Tre

 

Progetto Porto Fluviale

Francesco Careri – Professore associato di Progettazione architettonica e urbana, Università degli Studi Roma Tre

Fabrizio Finucci – Professore associato di Estimo e Valutazione economica dei progetti, Università degli Studi Roma Tre

 

 

Ore 14:30

PNRR E RICERCA

 

L’archeologia del sacro lungo i tracciati del fiume Aniene e della via Tiburtina

Orazio Carpenzano – Preside Facoltà di Architettura, Sapienza Università di Roma, Coordinatore WP5

 

Panorami di diversità: ebrei, cristiani e spazio sacro in Sabina, tra Tarda Antichità ed Età Moderna Paola Buzi – Professore ordinario di Egittologia e Civiltà copta, Sapienza Università di Roma

 

Percorsi del ‘sacro’ fra la valle del Giovenzano dell’Empiglione e la valle sublacense:

conoscenza, conservazione, valorizzazione

Daniela Esposito – Direttrice della Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio, Sapienza Università di Roma

 

Paesaggi del Sacro. Antiche e nuove percorrenze per risignificare i legami tra archeologia, natura e insediamenti tra Roma, Tivoli e Subiaco

Alessandra Capuano – Direttrice del Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Università di Roma

 

10:00 - 11:00


Teatro 1

Francesca Fini | Paradise Lost

Proiezione

Proiezione

Una creatura aliena si aggira in un paesaggio onirico e misterioso che sembra sul punto di crollare al primo alito di vento. Questo film nasce dal desiderio dell’artista di raccontare un sogno ricorrente. In questo sogno, la spiacevole sensazione di precipitare nel vuoto – che tutti abbiamo provato almeno una volta – sfuma nella sensazione di precarietà e incertezza che caratterizza il nostro tempo. Dalla pandemia alla guerra in Ucraina, l’attualità sembra segnare una sorta di conto alla rovescia verso il nulla. Questo scenario straniante e onirico è abitato da strane e fantastiche creature a cui sembra sia affidato il compito di preservare l’essenza stessa della nostra natura animale.

 

Francesca Fini, artista interdisciplinare, opera nell’ambito del cinema sperimentale, dell’animazione digitale, dei nuovi media, realizzando video, installazioni e performance art. I suoi progetti dal vivo affrontano spesso questioni legate al rapporto tra spazio pubblico e privato, rappresentazione e interazione, ma riflettono anche sulle questioni di genere e femminili e sulle distorsioni nella percezione della bellezza prodotti dal mercato e dai media mainstream. Tra i più importanti eventi artistici a cui ha preso parte negli ultimi anni: WRO Biennale 2011 in Polonia, CINEMED Film Festival a Montpellier, NordArt International Art Exhibition, Berlin Directors Lounge e IKONO TV Film Festival in Germania, Videoformes Festival a Clermont Ferrand, Szczecin European Film Festival (SEFF) in Polonia, FILE Electronic Language International Festival in Brasile, Athens Videoart Festival , IVHAMNew Media Arts Fest e Proyector Festival a Madrid, CYBERFEST e Now&After in Russia, Robot Festival a Bologna, Instants Video numériques et poétiques a Marsiglia, BORDERCROSSING – evento collaterale ufficiale @ MANIFESTA12 , MEM Festival al Guggenheim Museum di Bilbao, BODY + CAMERA a MANA Contemporary Chicago, Un-Becoming alla SomoS Art House Berlin, al Japan Media Arts Festival di Tokyo e al Margaret Guthman Musical Instrument Competition, organizzato dal Georgia Institute of Technology di Atlanta.

 

10:30 - 11:30


Teatro 1

Alessandro Bavari | Metachaos

Proiezione

Proiezione

Metachaos (2011)

Metachaos, dal greco meta (oltre) e chaos (l’abisso dove si cela lo stato eternamente informe dell’universo), indica una forma primordiale di ameba, priva di una precisa morfologia e caratterizzata da progressive mutazioni e mitosi. In Metachaos, infatti, i corpi rappresentati pur essendo caratterizzati da un aspetto apparentemente antropomorfo, in realtà sono privi di identità e di coscienza. Vivono confinati in un contesto aspaziale ed atemporale, un iperuranio ostile e decadente dove una fortezza in movimento perpetuo, domina il paesaggio a difesa di una dimensione parallela tanto armonica quanto fragile. L’unica finalità dell’orda mutante è quella di assediare e violare il limbo rovesciandone le sorti e penetrando l’intimità con un istinto distruttivo, quasi fosse un virus, infrangendo così l’equilibrio di un continuum filologico simile a quello della specie umana, riportando lo stato delle cose a quello del brodo primordiale.

Durata: 8’ 27”

 

Ludi Flores (2015)

I Ludi Florales erano giochi celebrati nell’antica Roma, dal 28 aprile al 3 maggio, per onorare la dea Flora con cerimonie sfrenate e orgiastiche a tema pastorale dove le donne erano vestite con colori sgargianti, mentre gli uomini decoravano il proprio capo con ghirlande di fiori. L’opera, la cui lavorazione ha richiesto circa 18 mesi, rispettando i naturali cicli botanici, è stata realizzata interamente in stop motion e in time lapse.

Durata: 4’ 57”

 

64 Dimensioni: Oggetti Quantistici Sconosciuti (2023, anteprima assoluta)

Oggetti Quantistici Sconosciuti è un excursus di natura visionaria e squisitamente para-scientifica nel tema della meccanica quantistica. Ispirato alle ipotesi di alcuni scienziati secondo i quali oltre alle 4 dimensioni conosciute, compresa l’unità quadridimensionale dello spazio-tempo, nell’universo ne esisterebbero altre 60, pur non essendo mai stata riscontrata alcuna evidenza.   Il cortometraggio si divide dunque in 64 blocchi, dove ognuno di essi descrive, ambientato a sua volta in un contesto domestico e familiare, i numerosi fenomeni che si manifestano nelle 60 dimensioni a noi finora ignote. Gran parte del materiale prodotto, in particolare immagini e suoni, è generato con strumenti di sintesi e A.I. (Intelligenza Artificiale). Il rimanente con metodi puramente analogici. Essendo tuttora un work in progress, per l’occasione verranno presentati in anteprima 10 Oggetti Quantistici Sconosciuti.

 

Alessandro Bavari, Alessandro Bavari, artista italo-francese diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma, considerato uno dei pionieri dell’arte digitale nonché uno dei grandi rappresentanti del surrealismo contemporaneo, negli anni ha sviluppato un proprio linguaggio artistico digitale. Nel 2011 ha vinto il Golden Nica al Prix Ars Electronica con “Metachaos”, primo premio per la migliore animazione. È grazie a questo video futuristico che Alessandro nel 2017 è stato contattato dalla 20th Century Fox come concept artist per il film “Alien: Covenant”, tramite chiamata diretta di Sir Ridley Scott. Continua a lavorare come art director nel cinema, con registi come Gabriele Lavia e Luca Guadagnino, oltre che come concept artist e art director nel campo dei videogiochi. Colleziona numerosi premi tra cui il “Digital Hall of Fame Award” al 3D Festival Awards di Copenhagen, il premio “Photo-realistic images” all’Adobe “The Power of Design – European Competition” di Londra , il “2001 International Digital Art Award” in Australia, e ancora ai Clio Awards, ai One Show Awards, agli Art Director Club Awards e molti altri. I suoi lavori sono stati pubblicati in centinaia di riviste e libri d’arte, oltre ad essere un continuo oggetto di studio nelle università e negli istituti di tutto il mondo.

12:00 - 13:00


Teatro 1

Claudia Attimonelli | Glitch, intersezioni, sconfinamenti: fenomeni e figure che avvengono ai bordi

Lecture

Lecture

Quando Mark Dery nel 1993 intervistò Samuel R. Delany sulla marginalità  della letteratura di fantascienza nera (black sci-fi) rispetto ad altri generi, lo scrittore gli rispose che fosse proprio l’azione che parte dalle periferie, creando movimenti dislocati senza un topic centrale, a interessarlo, perché solo così può agire la frammentazione, la diversità e la questione dell’umano (Dery 1993, Black to the Future). A distanza di 30 anni la cultura digitale ha messo in circolazione immaginari periferici che investono corpi e luoghi, generando scene, sonorità e tattilità altre. Gli eventi che hanno luogo ai bordi, generano sconfinamenti e mobilitano sensori di periferiche profonde, siano essi connessi con la carne elettronica e le sue identità in transito, siano essi riferiti alla fruizione visuale e sonica dei luoghi che attraversiamo; in tal senso, si può dire che tali fenomeni (del corpo, dello spazio urbano e del tempo digitale) sono essi stessi il bordo. Si esploreranno alcuni tropi con lo sguardo proprio di chi, abitando i margini del sapere tecnologico ne forza le dinamiche, ne smantella i linguaggi (come accade per l’estetica del glitch) e disorienta la centralità in periferia, attraverso atti festivi che hanno luogo sulle linee d’intersezione, talvolta generando errori che si agglutinano attorno all’incertezza del bordo, esprimendo in tal modo il senso del confine.

Claudia Attimonelli è mediologa, insegna Studi visuali e cultura digitale e Media, cultura visuale e sound studies all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove è anche docente di Studi visuali e multimediali al Master in Giornalismo dell’Ordine dei Giornalisti. Coordinatrice scientifica dell’Archivio di Genere di Uniba e delegata al Gender Equality Plan del Dipartimento ForPsiCom. È responsabile del progetto MEM – Mediateca Emeroteca Musicale e coordina i Dialoghi sul Big – Bari International Gender Festival; è visiting professor presso l’Università Uerj (Rio de Janeiro) e chercheuse associée all’Université Paul-Valéry (Montpellier). Le sue ricerche sulla techno e l’Afrofuturismo sono considerate seminali nel panorama italiano e internazionale; si interessa di questioni di genere, stili urbani e culture musicali. Come curatrice collabora con gallerie, istituzioni e teatri, attualmente cura la mostra per Cluster Contemporary 30 anni di Kmpakt records, The visual side of music. Tra le sue pubblicazioni recenti: L’elettronica è donna. Media, corpi e pratiche transfemminste e queer (con C. Tomeo 2022); L’estetica del malessere. Il nero, il teschio, il punk (2020); Un oscuro riflettere. Black Mirror e l’aurora digitale (con V. Susca 2020, tradotto in 4 lingue); Techno. Ritmi afrofuturisti (2008-2018); Pornocultura. Viaggio in fondo alla carne (con V. Susca 2016, tradotto in 4 lingue).

 

15:00 - 16:00


Teatro 1

Daniel Innerarity | Un mondo senza il fuori

Lecture

Lecture

“Ritengo che il nostro mondo sia privo di periferie, nel senso che nulla rimane davvero fuori, periferico o del tutto isolato, e come principio normativo non possiamo considerare nulla assolutamente esterno”.

 

Daniel Innerarity (Bilbao 1959) è professore di filosofia politica, ricercatore “Ikerbasque” presso l’Università dei Paesi Baschi, direttore dell’Instituto de Gobernanza Democrática e professore part time presso l’Istituto Universitario Europeo (School of Transnational Governance). Ex borsista della Fondazione Alexander von Humboldt all’Università di Monaco, visiting professor all’Università di Paris 1-Sorbonne, visiting fellow alla London School of Economics e alla Georgetown University. Tra i suoi libri recenti Ethics of hospitality (2017), The Democracy in Europe (2018), Politics in the Times of Indignation (2019) e A Theory of Complex Democracy (2021).

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

16:00 - 17:00


Teatro 1

Gennaro Avallone | Le alternative al capitalismo dell’ecologia necropolitica

Lecture

Lecture

Le notizie sugli effetti del cambiamento climatico, sulle specie estinte e a rischio di estinzione, sulle morti nel Mediterraneo, sulle foreste da abbattere per nuove estrazioni di minerali o le aree agricole da convertire in nuove case e palazzi sono il frutto di una lunga storia, quella della civiltà capitalistica che si è costruita negli ultimi cinque secoli su modi di pensare e agire fondati sulla distinzione tra le forme di vita che possono e devono vivere e quelle che possono o devono morire. Le alternative a questa civiltà sono difficili da costruire, ma sono necessarie. Alcune esperienze sono in atto, come le reti di produzione agricola e scambio dal basso o i tentativi di costruire comunità energetiche per affrontare l’impoverimento ma anche la necessaria svolta socio-ecologica. Altre esperienze si dovranno costruire. L’incontro proposto va in questa direzione, quella di ragionare insieme sulle alternative praticate e praticabili a un modo di organizzare la natura fondato sulla necessaria distruzione di una sua parte.

 

Gennaro Avallone, professore associato di sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università degli studi di Salerno. Svolge attività di ricerca, prevalentemente, nella comprensione dei processi migratori, del razzismo, delle trasformazioni del lavoro e dell’ecologia politica.

 

16:00 - 17:00


Teatro 2

Emilia Giorgi | Laboratori di natura imprevista. Un’indagine a partire dalla città di Roma

Seminario

Seminario

Dottorato in Ingegneria dell’Architettura e dell’Urbanistica, DICEA – Dipartimento di Ingegneria Civile Edile Ambientale, Sapienza Università di Roma

In un periodo storico di profonda crisi e trasformazione, si osserva una proliferazione di un dibattito e una letteratura che ragionano, in modo diversificato, su un auspicabile superamento della rigida dicotomia tra città e natura, per nuove ipotesi di convivenza urbana. Il seminario intende provare a individuare, in questo scenario cangiante, dei possibili laboratori di natura imprevista: luoghi che negli anni hanno dimostrato di essere capaci di sfuggire a rigide determinazioni e sperimentare nuove forme di coesistenza, aree in cui la natura ha la possibilità di riprendere il proprio spazio, anche grazie alla cura e all’intervento di collettivi artistici e gruppi eterogenei di abitanti e esperti con competenze differenti. I laboratori di natura imprevista possono essere luoghi di quiete ma anche di turbolenza – per citare Donna Haraway – spazi di sovversione minuti ma potenti. Luoghi di condivisione, mescolanza, scambio, sperimentazione, apprendimento comune. A partire da questa premessa, il seminario vuole indagare le caratteristiche di questi laboratori, a partire da alcuni casi nella città di Roma. Attraverso un dialogo con alcuni esperti e attivisti, il dibattito sarà l’occasione per capire le pratiche in atto, la relazione che si costruisce tra gli abitanti, anche in rapporto alle competenze acquisite nel tempo, fino a individuare limiti e progressi di queste isole di sperimentazione.

Interventi di:

Giuliano Fanelli, botanico

Stefano Becchetti, Presidente Comitato Pratone di Torre Spaccata, Roma

Lisa Carignani, dottoranda Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre

Francesca Apolloni e Marta Del Giudice, attiviste Associazione Insieme per l’Aniene Onlus

Luca Brignone e Stefano Simoncini, Ricercatori DICEA, Sapienza Università di Roma

Introduce e modera: Emilia Giorgi, Dottoranda in Urbanistica presso il DICEA, Sapienza Università di Roma

 

Segue:

Incontro

Giulia Caneva & Flavia Bartoli
Visioni della natura in città: il punto di vista della botanica e dell’ecologia

Introduce: Emilia Giorgi

Storicamente la natura ha avuto un ruolo assai limitato nelle realtà urbane, dal mondo antico fino alla città contemporanea. Lo sviluppo urbanistico delle città contemporanee, che occupa estensioni sempre crescenti e uno spazio di transizione non così netto e definito come nel passato, non permette però più questa dicotomia e la pianificazione deve lasciare spazio ad aree naturali e corridoi ecologici per un equilibrio complessivo dei sistemi.  Alberi e foreste urbane, prati, giardini, parchi ed orti urbani, fino a forme ancora più integrate nell’architettura, come tetti e pareti verdi, rappresentano realtà sempre più sentite nella progettazione delle città del futuro. Sempre più spesso si sottolinea, sia pure con un’ottica antropocentrica, il valore che le piante assumono nel fornire diversi e variegati “Servizi Ecosistemici” nelle città. È importante che questo “mondo verde” venga percepito, pianificato o lasciato alle dinamiche naturali, con attenzione allo specifico ruolo ecologico che le diverse entità assumono. Preservare la naturalità, che non si limita a lasciare spazi verdi non occupati da infrastrutture, ma che significa favorire lo sviluppo di specie e comunità in equilibrio con l’ambiente, rappresenta un obiettivo da perseguire.

 

Giulia Caneva, Professoressa Ordinaria di Botanica presso il Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre.

Flavia Bartoli è Ricercatrice presso il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto di scienze per il patrimonio culturale (ISPC).

 

16:00 - 17:00


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Paolo Rosa | Le città mancate. Storia dell’abitare in Italia dal Dopoguerra al PNRR

Presentazione libro

Presentazione libro

Bordeaux, 2022
L’Italia è una repubblica fondata sul mattone. Nel 1949 il piano casa Fanfani individuava nella “casa di proprietà” la soluzione principale per la rinascita del Paese. Molti italiani, sostenuti dai benefici statali, investivano così nell’edilizia residenziale comprimendo i consumi in altri settori e allontanando per sempre alcune opportunità occupazionali, con pesanti ricadute sull’intero sistema Paese. Ancora oggi, dopo crisi politiche, economiche ed energetiche e dopo una pandemia che ha riportato al centro dell’agenda mediatica l’urgenza del tema abitativo, la casa è ancora un tabù. Paolo Rosa ripercorre programmi, azioni, misure, pratiche e strumenti adottati in materia di politiche abitative e urbane a partire dal Secondo dopoguerra indicando, al contempo, possibili soluzioni per nuove politiche urbane e territoriali, perché la casa non sia più un lusso per molti ma un bene accessibile a tutti.

Paolo Rosa, architetto, urbanista e giornalista, dal 1998 è dirigente nel Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (ex Lavori pubblici). Per oltre trent’anni si è occupato di politiche abitative e urbane presso la Direzione generale per l’edilizia residenziale pubblica, nella quale è stato estensore delle principali norme in materia e dei Programmi di recupero e riqualificazione urbana finanziati con fondi statali. Si è occupato anche di petrillomisure di sostegno per l’accesso alle locazioni a uso abitativo (sfratti, fondo sostegno per il pagamento dei canoni locazione e fondo inquilini morosi incolpevoli) e di normativa edilizia ed urbanistica. È autore di La città antica tra storia ed urbanistica (Dedalo, 1993) e collabora con le riviste Urbanistica e Urbanistica informazioni.

17:30 - 18:30


Teatro 1

Agostino Petrillo | Piccole Apocalissi

Lecture

Lecture

Da Fukushima in poi il potere si limita ad osservare le catastrofi, senza in realtà intervenire, confermando anche troppo quanto avevano intuito le sociologie del rischio degli anni Ottanta e Novanta. Ma se il potere non agisce, e i sociologi del rischio possono chiudere bottega, anche l’ambientalismo radicale americano sembra paralizzato nella stessa impotenza. L’apocalittica del postumano, la Dark Ecology alla Timothy Morton sembra precludere l’impegno politico e finisce per celebrare malinconicamente il funerale del pianeta o perlomeno la scomparsa dell’umanità. Prendendo le mosse dai suggerimenti di Bruno Latour si cercherà nella relazione che qui si propone di rovesciare e di demistificare l’apocalittismo contemporaneo, a favore di un nuovo e radicale engagement, pensando a quel che è ancora possibile fare.

 

Agostino Petrillo è Professore Associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio al Politecnico di Milano. Ha diretto master internazionali e corsi di perfezionamento. È direttore della collana di studi urbani “Eliopoli” per le Edizioni Tecnico Scientifiche di Pisa. È membro di numerosi comitati scientifici e di redazione delle riviste del settore. È presidente del comitato scientifico della AFET-Aquilone, Onlus attiva in Liguria sul fronte della emarginazione. Si interessa di migrazioni, città, povertà e periferie. Tra i suoi ultimi lavori, La periferia nuova. Disuguaglianze, spazio, città, FrancoAngeli, Milano 2018.

 

17:30 - 18:30


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Roberto Ciccarelli | Una vita liberata. Oltre l’apocalisse capitalista

Presentazione libro

Presentazione libro

DeriveApprodi, 2022 

«Non c’è alternativa» disse una volta Margaret Thatcher. Le profezie della fine del mondo, della storia o della lotta di classe che attraggono le classi medie occidentali sembrano darle ragione mentre si succedono guerre, pandemie e disuguaglianze. Oggi, si dice, è più facile immaginare la fine del mondo che quella del capitalismo. Questo libro è un’inchiesta che risale alle origini dell’immaginario dell’impotenza organizzata e scardina le certezze di una narrazione dominante. Con un’indagine di ampio respiro che va dall’ecologia alla politica, dall’economia alla filosofia, dal cinema alla scienza e alla letteratura, questa contro-storia del presente è ispirata a un pensiero folgorante di Gramsci: l’attuale politica neoliberale è una rivoluzione passiva accompagnata da magnetici discorsi sul «crollo», la «catastrofe» e la «crisi». Il libro rovescia l’ordine del discorso imposto dai cartomanti e dagli esteti dell’ordine costituito ed esplora i nuovi pensieri della liberazione.

Roberto Ciccarelli è filosofo e giornalista. Per il quotidiano «il manifesto» scrive di lavoro, di tecnologia e di economia. È autore di numerosi saggi, tra i quali Immanenza. Filosofia, diritto e politica della vita tra il XIX e il XX secolo (Il Mulino) e, con Giuseppe Allegri, La furia dei cervelli (manifestolibri) e Il Quinto Stato. Perché il lavoro indipendente è il nostro futuro (Ponte alle Grazie).

18:30 - 20:00


Teatro 1

Vandana Shiva | Uncentered Paradigms. Dalle monoculture alla diversità, dal dominio all’auto-organizzazione, dalla separazione e dalle gerarchie all’unità e alla simbiosi, dall’ecoapartheid alla democrazia terrestre

Lecture

Lecture

Il paradigma meccanicistico combinato con un’economia dell’avidità ha dominato il nostro pensiero negli ultimi secoli. Mette l’Occidente colonizzatore e dominante al centro del mondo, presuppone che la terra sia materia inerte morta, che gli esseri umani siano superiori alle altre specie e che la civiltà industriale sia superiore alle altre culture che devono essere ricondotte ad essa o spinte ai margini se non accompagnate all’estinzione. Questo paradigma ha portato alla concentrazione della ricchezza e del potere, portando all’estinzione la biodiversità e la diversità culturale, spingendo le persone nelle trappole della povertà, dell’impotenza, della disperazione. Abbiamo bisogno di un nuovo rapporto con la Terra, con tutti gli esseri viventi e con la comunità umana. Dalla periferia, dalla natura e dalle diverse culture, stanno emergendo paradigmi non centrati, con ogni organismo e comunità come centro di rigenerazione. Il decentramento consente il passaggio dalle monoculture alla diversità, dal dominio all’auto-organizzazione, dalla separazione all’unità. Chiamo questa emergenza non centrata “Democrazia della Terra”.

 

Vandana Shiva (Dehradun, 1952)  ha studiato Fisica e ha conseguito il dottorato di ricerca sul tema “Hidden Variables and Non-locality in Quantum Theory” presso la University of Western Ontario in Canada. Successivamente è passata alla ricerca interdisciplinare in scienza, tecnologia e politica ambientale che ha svolto presso l’Indian Institute of Science e l’Indian Institute of Management di Bangalore. Nel 1982 ha fondato un istituto indipendente, la Research Foundation for Science, Technology and Ecology a Dehra Dun, dedicato alla ricerca indipendente e di alta qualità per affrontare le questioni ecologiche e sociali più significative dei nostri tempi, in stretta collaborazione con le comunità locali e i movimenti sociali. Nel 1991 ha fondato Navdanya, un movimento nazionale per proteggere la diversità e l’integrità delle risorse viventi, in particolare i semi autoctoni, la promozione dell’agricoltura biologica e del commercio equo. Nel 2004 ha fondato Bija Vidyapeeth, un college internazionale per la vita sostenibile nella Doon Valley in collaborazione con lo Schumacher College, U.K. Dr. Shiva combina l’acuta indagine intellettuale con un coraggioso attivismo. Nel 2003 “Time Magazine” ha identificato la dottoressa Shiva come un “eroe” ambientale e “Asia Week” l’ha definita una delle cinque più potenti comunicatrici dell’Asia e una delle sette donne più potenti del mondo. La dottoressa Shiva ha ricevuto lauree honoris causa dall’Università di Parigi, dall’Università dell’Ontario occidentale, dall’Università di Oslo e dal Connecticut College, dall’Università di Guelph. Tra i suoi numerosi premi ci sono il Premio Nobel alternativo (Right Livelihood Award, 1993), Order of the Golden Ark , Global 500 Award delle Nazioni Unite e Earth Day International Award, il Premio Lennon ONO per la pace assegnato da Yoko Ono nel 2009, Sydney Peace Prize nel 2010, Doshi Bridgebuilder Award, Calgary Peace Prize e Thomas Merton Award nel 2011, Fukuoka Award e The Prism of Reason Award nel 2012, Premio Grifone d’Argento 2016 e The MIDORI Prize for Biodiversity 2016, Veerangana Award 2018, The Sanctuary Wildlife Award 2018 e International Environment Summit & Award 2018.

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

18:30 - 20:00


Bookshop

Sergio Massironi | Sulle tracce di Dio. Giro ai margini del mondo

Presentazione libro

Presentazione libro

Castelvecchi editore, 2023

In un mondo a pezzi, che cosa nasce ai margini? Sulle tracce di Dio raccoglie immagini e appunti di viaggio, pensieri dai limiti estremi del globo. Due anni di pandemia e l’ombra di un conflitto planetario avrebbero scoraggiato qualsiasi partenza. Sergio Massironi, invece, ci porta con sé nelle periferie in cui l’umanità resiste e interroga la vita. Forse un Dio tanto silenzioso aspetta di essere trovato dove cadono le maschere e la vulnerabilità è accolta. Oltre a contraddizioni e scandali, infatti, le chiese radunano ancora i tipi umani più diversi, generando fraternità e cultura là dove si direbbero impossibili.

Sergio Massironi (Lecco, 1977). Direttore di ricerca presso il Dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale, si occupa di un rinnovamento della teologia a partire da margini e periferie. Firma nota de «L’Osservatore Romano», con Castelvecchi ha già pubblicato Cattolico, cioè incompleto (2022).

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

19:00 - 20:00


Teatro 2

Soumaila Diawara | L’Africa da liberare. Decolonizzazione e migrazioni

Incontro

Incontro a cura di Gennaro Avallone

Il continente africano è stato oggetto di processi di conquista coloniale e imperialista i cui effetti sono ancora presenti, anche se le colonie sono formalmente finite tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso. L’eredità coloniale è attiva, anche a causa delle politiche condotte nel periodo postcoloniale, caratterizzate dalle ingerenze delle vecchie e nuove potenze economiche e militari. A pagare questa condizione di subordinazione sono le popolazioni del continente africano che vedono un futuro negativo di fronte a sé. Una parte di queste popolazioni, soprattutto tra i più giovani, risponde con l’emigrazione: verso altri paesi africani, ma anche verso l’Europa. Per capire queste migrazioni bisogna chiedersi, allora, cosa succede nei paesi di emigrazione e quale ruolo giocano le potenze del passato coloniale e quelle attuali. E chiedersi, anche, quale ruolo hanno le politiche europee di contrasto e selezione dei processi migratori in corso.

 

Gennaro Avallone, professore associato di sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università degli studi di Salerno. Svolge attività di ricerca, prevalentemente, nella comprensione dei processi migratori, del razzismo, delle trasformazioni del lavoro e dell’ecologia politica.

 

Soumaila Diawara è un attivista politico maliano rifugiato in Italia e autore di poesie. Nato a Bamako (Mali), dove ha conseguito la laurea in Scienze Giuridiche con una specializzazione in Diritto privato internazionale, è stato costretto ad abbandonare il Mali nel 2012 in quanto accusato ingiustamente di un’aggressione ai danni del Presidente dell’Assemblea Legislativa. Arrivato in Libia, nel 2014 ha attraversato il Mediterraneo su un gommone, giungendo in Italia e ottenendo la protezione internazionale. Vive a Roma.

10:00 - 12:00


Teatro 2

Next Roma 025 | Giornata #2

Convegno

Convegno

 

Next Roma ­– Ciclo di incontri a cura di Facoltà di Architettura, Sapienza Università di RomaNEXT ROMA 023

 

 

SECONDA GIORNATA | IL GIUBILEO DELLA SPERANZA

a cura di Paolo Marcoaldi | Sapienza Università di Roma

 

Ore 10
Introduzione
Il Giubileo come occasione di riconoscimento della città
Walter Tocci – Vicesindaco di Roma dal 1993 al 2001

Inquadramento generale e grandi temi
Giuseppe Lorizio – Direttore dell’Ufficio Cultura del Vicariato di Roma
Marco Vincenzi – Vicecommissario ai lavori per il Giubileo 2025

Ore 11:30
Piazzale dei Cinquecento

Alessandro Cambi – Studio It’s

Piazza Risorgimento
Armando Balducci – Ab Architetture

Progetto Centro di Eccellenza Servizi per diversamente abili
Antonello Piccirillo – Studio 1AX

La tranvia Termini Vaticano Aurelio
Alessandro Fuschiotto – Dirigente trasporto pubblico Roma servizi per la mobilità

11:00 - 12:00


Teatro 1

Ascanio Celestini | Appunti per una visita al Museo Pasolini

Proiezione

Video

 

Ascanio Celestini immagina che cosa dovrebbe contenere un ipotetico museo dedicato a Pier Paolo Pasolini. L’obiettivo è ricostruire la storia di Pasolini e un pezzo di storia d’Italia attraverso la paziente raccolta di cimeli storici, artistici, sentimentali, per strutturare narrativamente l’ipotesi di museo pasoliniano, ponendo a chi lo ha incontrato, studiato, indagato ma anche al pubblico che lo conosce attraverso le sue opere, le stesse domande: qual è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare, impegnarci ad acquisire da una collezione privata o pubblica, recuperare da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? Cosa siamo tenuti a fare per conservarlo? Cosa possiamo comunicare attraverso di lui? E infine: in che modo dobbiamo esporlo?
Il video documenta la conferenza-performance di Celestini tenutasi presso Palazzo delle Esposizioni in occasione del finissage della mostra “Pier Paolo Pasolini. Il corpo poetico”.
Evento a cura del Museo delle periferie.

 

Monkeys VideoLab, Italia, durata 60’

 

11:00 - 13:00


Teatro 1

Circostanza Pasolini | 19 Febbraio YEKATIT 12

Proiezione

Video (Italia 2023, durata: 16 min)


Circostanza Pasolini – 19 febbraio Yekatit 12.
Non si piange su una città coloniale. P.P.P. scene da un film mai realizzato sulle memorie africane, passate e future, a Roma.

 

Un progetto di Stalker per Museo delle periferie

Introducono: Giulia Fiocca, Morteza Khaleghi e Lorenzo Romito

Il 19 febbraio 2023 per ricordare e far conoscere il massacro di Addis Abeba, l’orribile crimine coloniale che lega profondamente e inconsciamente gli italiani, che lo hanno perpetrato, e gli etiopi, che lo hanno subito. La Circostanza prende le mosse dalla prossimità tra il monumento ai caduti di Dogali a piazza dei Cinquecento e il bar Gambrinus, dove Pier Paolo Pasolini incontrò Pelosi ed ebbe inizio l’oscura notte dell’omicidio del poeta. Prossimità che diventa punto di inizio di una tessitura tra l’Africa, il colonialismo italiano e l’abitare migrante a Roma. Pasolini aveva collegato in una prospettiva d’insieme il mondo delle borgate e l’Africa post coloniale, estendendo il suo sguardo ad oggi lo abbiamo rivolto alla diaspora abitativa delle comunità del Corno d’Africa a Roma e alle lotte a cui sono ancora costretti per aver riconosciuto il diritto all’abitare, alla cittadinanza, al lavoro.

Regia e montaggio: Morteza Khaleghi, filmato da Francesco Conte, Morteza Khaleghi e Velania A. Mesay

15:00 - 16:00


Teatro 2

Lisa Parola | Corpi estranei tra centro e periferie

Lecture

Lecture

Da alcuni anni nuovi corpi e nuove pratiche abitano lo spazio pubblico ma anche lo spazio istituzionale e protetto dei musei, corpi che dallo spazio periferico provano a prendere un tempo di visibilità. Dai monumenti divelti in molte piazze alle opere macchiate di colore in musei di numerose città, in una geografia ampia negli ultimi decenni capita d’inciampare in azioni che prendono spazio e voce su temi rimossi della politica e della cultura. Sono corpi che s’innalzano sui basamenti, corpi distesi o inginocchiati a fianco delle opere, corpi comunque estranei e non previsti nello spazio istituzionale ma che attivano un processo fuori dalla continuità, un atto che Deleuze e Guattari descriverebbero come “una biforcazione, una deviazione rispetto alle leggi, una condizione instabile che apre un nuovo campo di possibilità”.

 

Lisa Parola, storica dell’arte e curatrice, ha curato progetti di arte pubblica, mostre, campagne fotografiche, workshop e conferenze promuovendo la relazione tra arte, territorio e cittadinanza. È socia fondatrice di a.titolo: un’organizzazione non profit attiva dal 1997 con lo scopo di indagare e sperimentare le potenzialità dell’arte contemporanea nell’ambito della sfera pubblica e sociale. È stata tra i consulenti culturali per la candidatura di Matera Capitale della Cultura 2019. Negli anni ha inoltre collaborato con istituzioni quali la Fondazione Sardi per l’Arte, la Fondazione Merz e l’Università di Torino. Nel 2022 ha pubblicato Giù i monumenti? (Einaudi).

 

16:00 - 17:00


Teatro 1

Walter Mignolo | La chiusura dell’occidentalizzazione e l’apertura della deoccidentalizzazione, della decolonialità e della demodernità

Lecture

Lecture

Il periodo storico 1500-2000 è stato il periodo dell’occidentalizzazione del mondo (Serge Latouche, Francia), del Secondo Nomos della Terra (Carl Schmitt, Germania) e della Matrice Coloniale del Potere (Anibal Quijano, Perù). Quel periodo si sta chiudendo. Il vecchio mondo sta morendo, il nuovo ha bisogno di tempo per apparire. E in quel chiaroscuro emergono mostri (Antonio Gramsci, Italia). Prima del 1500 l’ordine mondiale era policentrico e non capitalista. Dal 1500 al 2000 l’occidentalizzazione ha costruito un ordine mondiale monocentrico (o unipolare) e capitalista. L’unipolarismo politico, economico e militare era sostenuto dall’universalità epistemica teologica e laica. Dallo sgretolarsi dell’unipolarismo e dell’universalità stanno emergendo tre traiettorie, diverse ed eterogenee tra loro, con punti di convergenza e divergenza: la de-occidentalizzazione, la decolonialità e la demodernità. Queste istanze nelle rispettive sfere di influenza stanno dando vita oggi a un ordine mondiale multipolare e a una gnoseologia pluriversale.

 

Walter D. Mignolo (Corral de Bustos, 1941) è William H. Wannamaker Distinguished Professor e direttore del Center for Global Studies and the Humanities della Duke University. È stato ricercatore associato presso Universidad Andina Simón Bolívar, Quito, 2002-2020 e Honorary Research Associate per CISA (Center for Indian Studies in South Africa), Wits University at Johannesburg (2014-2020). È Senior Advisor dell’Istituto di Ricerca DOC (Dialogo delle Civiltà), con sede a Berlino e ha ricevuto una Laurea Honoris Causa dall’Università Nazionale di Buenos Aires, Argentina e una Laurea Honoris Causa dall’Università di Londra, Goldsmith.  Tra i suoi libri legati all’argomento ricordiamo: The Darker Side of the Renaissance. Alfabetizzazione, territorialità e colonizzazione (1995, traduzione cinese e spagnola 2015); Delinking: The Rhetoric of Modernity, the Logic of Coloniality and the Grammar of Decoloniality, 2007), tradotto in tedesco, francese, svedese, rumeno e spagnolo. Local Histories/Global Designs: Coloniality, Subaltern Knowledges and Border Thinking (2000, tradotto in spagnolo, portoghese e coreano); e The Idea of ​​Latin America, 2006, tradotto in spagnolo, coreano e italiano. Di prossima pubblicazione: On Decoloniality: Concepts, Analysis, Praxis, scritto in collaborazione con Catherine Walsh, 2018; e La politica delle indagini decoloniali, 2021

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

16:00 - 17:00


Bookshop

Romolo Calcagno – Leonard Mazzone | Le imprese recuperate in Italia. Da un lavoro di inchiesta del Collettivo di Ricerca Sociale

Presentazione libro

Presentazione libro

Castelvecchi editore, 2022

Dallo scoppio della crisi economico-finanziaria del 2008 a oggi, in Italia sono state recuperate in forma cooperativistica decine di imprese a rischio di chiusura grazie alla sinergia tra comunità solidali di lavoratori e lavoratrici e istituzioni pubbliche. Si tratta di un fenomeno esemplare e potenzialmente contagioso di reazione solidale alle dinamiche scadenti del capitalismo neoliberale, che stanno condannando una porzione crescente di risorse, umane e non, a diventare scarti. Oltre a riutilizzare e a ridare valore a queste risorse, le imprese recuperate forniscono un esempio paradigmatico delle azioni di reciprocità solidale con cui la società può reagire alle derive obsolescenti del mercato a partire dai luoghi di lavoro.

 

Romolo Calcagno, insegnante di Lettere e dottore di ricerca in Sociologia e scienze sociali applicate presso l’Università di Roma Sapienza. È autore del saggio Una fabbrica recuperata in Italia (2018).

Leonard Mazzone, assegnista di ricerca in Filosofia sociale e politica all’Università Milano-Bicocca.  Fra le sue monografie più recenti ricordiamo: Il principio possibilità. Masse, potere e metamorfosi nell’opera di Elias Canetti (Rosenberg & Sellier, 2017) e Ipocrisia. Storia e critica del più socievole dei vizi (Orthotes, 2020), vincitore del Premio Burzio.)

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

16:00 - 17:00


Teatro 2

Anna Castelli, Franco La Cecla | Il paradigma indigeno

Lecture

Lecture

Il paradigma indigeno è un insieme di pratiche, visioni, prospettive, frutto dell’elaborazione dell’esperienza indigena del mondo in America Latina (e in altri continenti, ma in America latina sta prendendo un rilevo particolare). Si tratta di un tipo di approccio alla situazione globale  attuale, alle sue crisi e ai suoi disastri che si basa sull’abitare il mondo in una chiave indigena: una visione che tiene conto delle componenti diverse che lo costituiscono, animali, piante, risorse, geografie, spiriti e presenze come se fossero persone. Questo paradigma sta emergendo con un peso politico e allo stesso tempo epistemologico. La presenza indigena in America Latina interroga come mai prima le strutture della società e del potere e mette in crisi il modo con cui gli stati si sono costituiti in nazioni. In più è una sfida alla storia del continente che propone la “conquista” come una parentesi breve da chiudere nell’ottica di un rinascimento che recuperi i millenni di civiltà indigene dell’America Latina. Quello che è interessante è che questo paradigma, lungi dall’essere “recupero delle tradizioni” si propone come un futuro credibile per tutti gli abitanti del continente e viene oggi portato avanti nelle produzioni artistiche, letterarie, nel pensiero politico e nelle pratiche dei popoli indigeni (occupazioni di terre, richieste di restituzioni e di compensazioni). Allo stesso tempo è un motivo ispiratore per il progressismo del continente che vi vede una soluzione alla questione ambientale e a quella di una società multinazionale.

 

 

Anna Castelli, storica dell’arte, insegna Arte e Antropologia allo Iulm di Milano e Visual Antropology alla Naba di Milano. Svolge attività di ricerca sulle convergenze tra antropologia culturale e pratiche artistiche. Collabora con il Musec di Lugano. Ha coordinato workshop e residenze per artisti contemporanei. Ha curato e tradotto In India di Gary Snyder (Milieu 2019) e Risonanze, al di là delle parole di Unni Wikan (Milieu 2023). Autrice con Franco La Cecla di Scambiarsi le Arti, Arte e Antropologia, Bompiani 2022.
 
Franco La Cecla (1950) è nato e cresciuto in Sicilia, ha studiato tra Palermo, Venezia, Bologna e Berkeley. E’ stato l’obiettore di coscienza  al sistema militare e come tale ha prestato servizio civile per due anni. Si è formato alle Scienze Umane e all’antropologia alla scuola di Carlo Doglio, Giorgio Raimondo Cardona e Ivan Illich. Ha insegnato antropologia in università italiane e straniere, Catania, Bologna, Milano, Berkeley, Barcellona, Ginevra, Parigi. Ha pubblicato  diversi saggi e libri tra cui Perdersi, l’uomo senza ambiente(Laterza), Il malinteso, antropologia dell’incontro (Laterza,) Contro l’urbanistica (Einaudi), Mente locale, antropologia dello spazio (eleuthera), Modi Bruschi, antropologia del maschio (Eleuthera) Essere Amici (Einaudi). Attualmente insegna “Arte e Antropologia” allo IULM di Milano.

17:00 - 18:00


Teatro 1

Alessandro Petti | Verso un Ente di Decolonizzazione

Lecture

Lecture

Nel 1940, il regime fascista istituì l’“Ente di Colonizzazione del Latifondo siciliano” sul modello dell'”Ente di colonizzazione della Libia” e dell’architettura coloniale in Eritrea ed Etiopia. Questi territori erano considerati dal regime “vuoti”, “sottosviluppati” e “arretrati” e quindi bisognosi di essere “bonificati”, “modernizzati” e “ripopolati”. A questo scopo l’Ente di Colonizzazione inaugurò in Sicilia otto nuovi borghi rurali, e altrettanti rimasero incompiuti. Oggi la maggior parte di questi villaggi è caduta in rovina. Tuttavia, nonostante la caduta del fascismo dopo la Seconda guerra mondiale, la defascistizzazione dell’Italia rimane, purtroppo, un processo incompiuto. Questo è uno dei motivi per cui in Italia sono molte le architetture e i monumenti che celebrano il regime fascista. Inoltre, avendo perso le sue colonie durante la Seconda guerra mondiale, l’Italia non ha mai intrapreso un vero e proprio processo di decolonizzazione. Con il riemergere delle ideologie fasciste in Europa, diventa urgente chiedersi: che tipo di eredità è l’eredità fascista-coloniale/modernista? E chi ha il diritto di poterla riutilizzare? Questo patrimonio dovrebbe essere demolito o potrebbe essere riorientato verso altri fini? L’installazione artistica “Ente di Decolonizzazione – Borgo Rizza”, che è in mostra da maggio 2023 alla Biennale Architettura di Venezia e da giugno 2023 al Museo delle Civiltà di Roma, profana l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, scomponendo e ricomponendo la facciata in sedute modulari. Negli ultimi due anni, l´Ente di Decolonizzazione è stato attivato a Napoli, Berlino e Bruxelles, e riutilizzato come piattaforma discorsiva in cui il pubblico è stato invitato a riconsiderare criticamente gli effetti sociali, politici ed economici dell’eredità fascista, coloniale e modernista, e allo stesso tempo immaginarne collettivamente nuovi usi comuni.  Nei processi di colonizzazione e decolonizzazione, l’architettura gioca un ruolo cruciale nell’organizzazione delle relazioni spaziali e nell’espressione delle ideologie. E anche quando è abbandonata o in rovina, è ancora utilizzata come prova di rivendicazioni politiche e culturali. Non è possibile comprendere i flussi migratori o il fascismo contemporaneo, senza una conoscenza approfondita dell’eredità fascista-coloniale/modernista europea.

 

Alessandro Petti è professore di Architettura e Giustizia Sociale presso il Royal Institute of Art di Stoccolma dove dirige il programma di studi e ricerca DAAS (Decolonizing Architecture Advanced Studies) e co-direttore insieme a Sandi Hilal di DAAR (Decolonizing Architecture Art Residency), un ibrido tra uno studio di ricerca e una residenza artistica all´intersezione tra architettura, arte, pedagogia e politica. Una serie di libri hanno accompagnato la ricerca collettiva approfondendo aspetti teorici e pratici. Tra le ultime pubblicazioni: Refugee Heritage (Art and Theory, Stoccolma 2021), il libro-dossier che documenta la nomina UNESCO a patrimonio dell’umanità del campo profughi di Dheieheh in Palestina, il libro-catalogo Permanent Temporiness (Art and Theory, Stoccolma 2019) che racconta 15 anni di ricerca e sperimentazione dentro e contro il regime di permanente temporaneità´ e Architecture after Revolution (Sternberg Berlin 2013), un invito a ripensare le odierne lotte per la giustizia e l’uguaglianza non solo dalla prospettiva storica della rivoluzione ma anche da quella di una continua lotta per la decolonizzazione. In italiano ha pubblicato Arcipelaghi e Enclave (Bruno Mondadori 2007), un tentativo di leggere la dimensione territoriale e politica dell’occupazione israeliana come laboratorio, acceleratore e condizione limite della globalizzazione neoliberale e delle sue ricadute spaziali. Ha ricevuto diversi premi: Prince Pierre Foundation Prize, Keith Haring Fellowship in Art and Activism at Bard College, Loeb Fellowship Harvard University, Price Claus Prize for Architecture, selezionato per Visible Award, Curry Stone Design Prize, Vera List Center Prize della New School per Art and Politics, l’Anni and Heinrich Sussmann Artist Award, il Premio Chrnikov.  La ricerca artistica di DAAR è stata in mostra alla Biennale di Venezia (2003, 2008, 2009, 2013, 2015, 2021, 2023), La loge Bruxelles (2023), Museo Madre (2022), Berlin Biennale (2022), Chicago Biennial (2019), Rabat Biennial (2019), Seoul Biennial (2019), Marrakesh Biennial (2016), Qalandia International (2016), Asian Art Biennial (2015),  São Paulo Biennial (2014), Home Works Beirut (2010), Istanbul Biennial (2009). Due recenti retrospettive dal lavoro di DAAR sono state inaugurate al Van Abbemuseum in Eindhoven e alla New York University Abu Dhabi Art Gallery. 

17:30 - 18:30


Teatro 2

Marina Garcés | Impertinent Thinking

Lecture

Lecture

Il pensiero filosofico ha organizzato i propri centri e le proprie periferie, i propri linguaggi maggiori e minori, il proprio canone e le proprie eterodossie. Siamo in un momento in cui il periferico sta diventando un prodotto e il dimenticato una merce di tendenza. Questo ci fa dimenticare che il gesto radicale del pensiero è quello di decentrare il centro per svuotarlo di potere. Quali sono le strategie per un’azione del genere oggi?

 

Marina Garcés (Barcellona, ​​1973) è filosofa e dopo 15 anni come professore di filosofia all’Università di Saragozza, è attualmente professore all’Università Aperta della Catalogna (UOC) dove dirige il Master in filosofia per le sfide contemporanee e il gruppo di ricerca MUSSOL. È autrice dei libri En las prisiones de lo posible (Bellaterra, 2002), Un mundo común (Bellaterra, 2013), Filosofía inacabada (Galaxia Gutenberg, 2015), Fuera de clase, Textos de filosofía de guerrilla (Arcadia, 2016 ), L’impegno (CCCB, 2013) e, recentemente, Humanities in transition (CCCB, 2017) e Nueva Ilustración radical (Anagrama, 2017), saggio premiato con il premio Ciutat de Barcelona nella categoria Essay, Social Sciences and Humanities in 2017 e tradotto in diverse lingue. I suoi ultimi libri sono Escuela de aprendices (Galaxia Gutenberg 2020), che sviluppa uno sguardo sull’educazione, l’apprendimento e l’immaginazione e Malas compañías (Galaxia Gutenberg, 2022). Il pensiero è la dichiarazione di un impegno per la vita come problema comune. Per questo Marina Garcés ha fatto della sua filosofia una pratica di sperimentazione collettiva, attraverso diversi progetti, come Espai en Blanc e collaborazioni con istituzioni e scuole locali e internazionali.

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

17:30 - 18:30


Bookshop

Massimo Canevacci | Stupore indigeno. le culture native in Brasile tra rituali iniziatici e sfide digitali

Presentazione libro

Presentazione libro

Mar dei Sargassi, 2023

Un diario di viaggio nelle viscere del Brasile: lo stupore indigeno si articola intorno ai margini smarginati e a un intermezzo che affronta le difficoltà del viaggiare tra localismi rivendicati o subiti e cosmopolitismi vissuti o desiderati. Massimo Canevacci presenta le culture xavante, bororo e krahô attraverso una narrazione che spazia dal vissuto personale al racconto di usi e rituali che ha avuto il privilegio di conoscere da dentro. Una costellazione concettuale ed emozionale fondata sullo stupore che dilata e attraversa il corpo poroso in una mescolanza resa possibile dalla profondità dell’amicizia. Le esperienze riportate anticipano la battaglia a cui le culture indigene sono state chiamate dal governo Bolsonaro in difesa del loro diritto originario su terre già sotto attacco missionario e latifondista. Relegate in uno spazio fisico e temporale minore e selvaggio, i nativi sono tuttora costretti a rivendicare la propria esistenza, trovando nei mezzi digitali, nell’incontro con il nuovo, il modo di tutelarla. Canevacci offre una testimonianza preziosa di come costringere gli indigeni in musei viventi e immutabili sia solo un tentativo di privarli del potere di ribellarsi.

 

Massimo Canevacci, Massimo Canevacci, etnografo e antropologo, è stato professore di Antropologia culturale presso la Facoltà di scienze della comunicazione presso l’Università Sapienza di Roma e, successivamente, docente presso l’Istituto di studi avanzati dell’Università di San Paolo in Brasile. È noto per i suoi preziosi contributi agli studi sulle culture native come i Bororo e gli Xavante del Brasile centrale, le metropoli contemporanee, le trasformazioni contemporanee della comunicazione e delle arti digitali. Tra i suoi ultimi lavori: Minima Viralia. La solitudine non solitaria di un antropologo in quarantena (Rogas 2020) e Culture extreme. Mutazioni giovanili tra i corpi della metropoli (DeriveApprodi 2021).

18:00 - 19:00


Teatro 1

Matteo Lucchetti | Metodologia contemporanea per un museo antropologico nazionale

Lecture

Lecture

Il Museo delle Civiltà di Roma nell’autunno 2022 ha avviato un processo di progressiva e radicale revisione che sta mettendo in discussione, provando a riscriverle, la sua storia, la sua ideologia istituzionale e le sue metodologie di ricerca e pedagogiche. Il quadriennio 2022-2026 sarà volto a ripensare e riattivare il museo come spazio-tempo discorsivo, critico e autocritico: basandosi su progetti di ricerca di lungo periodo, il programma riguarda principalmente il ripensamento e riallestimento delle collezioni e degli archivi museali e la ridefinizione dei criteri di studio, catalogazione, esposizione e condivisione del sapere che il museo esprime. Il curatore per le arti e culture contemporanee Matteo Lucchetti presenterà alcuni dei progetti avviati, come le “research fellowship” con Maria Thereza Alves, Sammy Baloji, Gala Porras Kim e Bruna Esposito, tra gli altri, gli ingressi metodologici dei due palazzi che compongono il museo, e le revisioni contemporanee nei riallestimenti delle collezioni preistoriche, paleontologiche e lito-mineralogiche. Inoltre, verrà presentato il progetto “Il Museo delle opacità” che riguarda il dialogo tra le collezioni dell’ex Museo coloniale e le pratiche artistiche contemporanee.

 

Matteo Lucchetti è curatore, storico dell’arte e scrittore. È curatore per le arti e culture contemporanee presso il Museo delle civiltà di Roma. Ha co-ideato il progetto Orchestre delle Trasformazione, agenzia curatoriale che promuove nuovi immaginari artistici per l’agenda 2030, per il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Dal 2011 cura, con Judith Wielander, Visible, progetto di ricerca e sostegno alle pratiche artistiche socialmente impegnate in un contesto globale, di Fondazione Pistoletto e Fondazione Zegna, che ha visto la creazione di una collezione immateriale di oltre 200 progetti artistici. È inoltre guest curator per il progetto Pompeii Commitment. Archeological Matters. Ha lavorato come curatore delle mostre e del public program al BAK di Utrecht nel 2017–2018, ed è stato curatore della 16ma Quadriennale di Roma. Tra i progetti curatoriali più recenti: DAAR: Ente di Decolonizzazione – Borgo Rizza, per La Loge di Bruxelles, il Madre di Napoli e la Biennale di Berlino, 2022-2023; Raffaella Crispino: We Want Mirrors.A Journey Into the Matrix of Coloniality, MMSU, Rijeka, 2022; Marzia Migliora. Lo spettro di Malthus, MA*GA, Gallarate; Sammy Baloji. Other Tales, Lunds Konsthall e Kunsthal Aarhus, 2020; Marinella Senatore: Piazza Universale. Social Stages, Queens Museum, New York, 2017; De Rerum Rurale, 16a Quadriennale di Roma, 2016; Don’t Embarrass the Bureau, ParaSite, Hong Kong, 2013; Lunds Konsthall, 2014; Enacting Populism, Kadist Art Foundation, Parigi, 2012.

19:00 - 20:00


Teatro 1

Nicholas Mirzoeff | The Strike against White Sight is a Decolonial Strike

Lecture in diretta streaming

Lecture in diretta streaming

Nicholas Mirzoeff delinea la storia dei modi di vedere dei bianchi come tecnologia coloniale e la sua infrastruttura di supporto, in particolare la statua monumentale. Per immaginare poi come sia possibile organizzare uno sciopero decoloniale contro di essa.

 

Nicholas Mirzoeff è scrittore e attivista visivo, che lavora all’intersezione tra politica, razza e cultura globale/visiva. Autore di White Sight: Visual Politics and Practice of Whiteness (MIT Press, 2023). Professore di Media, Cultura e Comunicazione alla NYU. Nel 2020-21 è stato ACLS/Mellon Scholar and Society fellow in residence presso la Magnum Foundation, New York. Il suo nuovo libro White Sight: Visual Politics and Practices of Whiteness uscirà da MIT Press all’inizio del 2023. Tra le sue numerose pubblicazioni precedenti, The Right to Look: A Counterhistory of Visuality (2011) ha vinto l’Anne Friedberg Award for Innovative Scholarship dalla Society of Cinema and Media Studies nel 2013. How To See The World è stato pubblicato da Pelican nel Regno Unito (2015) e da Basic Books negli Stati Uniti (2016). È stato tradotto in undici lingue ed è stato uno dei dieci migliori libri dell’anno per New Scientist per il 2015. The Appearance of Black Lives Matter è stato pubblicato nel 2017 come e-book gratuito e nel 2018 come libro stampato in edizione limitata con un saggio grafico di Carl Pope e una poesia di Karen Pope, entrambi da NAME Publications, Miami. Dagli eventi del 2017 a Charlottesville, è stato attivo nel movimento per abbattere le statue che commemorano il colonialismo dei coloni e/o la supremazia bianca e ha convocato il programma collaborativo del 2017 All The Monuments Must Fall, completamente rivisto dopo gli eventi del 2020. Ha curato “Decolonizing Appearance”, una mostra presso il Center for Art Migration Politics (settembre 2018-marzo 2019) e ha collaborato a un progetto di arte pubblica globale nel 2020 con l’artista Carl Pope, la poetessa Karen Pope e la gallerista Lisa Martin, dal titolo The Bad Air Smelled of Roses. Blogger e scrittore, il suo lavoro è apparso su Hyperallergic, The Nation, New York Times, Frieze, The Guardian, Time e The New Republic.

 

19:00 - 20:00


Bookshop

Bertram Niessen | Abitare il vortice. Come le città hanno perduto il senso e come fare per ritrovarlo

Presentazione libro

Presentazione libro

Utet, 2023

Fino all’inizio del 2020 la nostra idea di futuro era dominata dalle città, questi labirinti di grattacieli sfavillanti e strade trafficate, allo stesso tempo termitai di lavoratori e Disneyland per turisti low-cost. La mutazione era avvenuta nel corso dei secoli, accelerando negli ultimi decenni: lo spazio urbano era ormai il baricentro economico dei territori, il polo magnetico della produzione e della creatività, la fucina delle tendenze. Di anno in anno, i piccoli comuni si svuotavano e le città medie e grandi crescevano a dismisura. Certo, c’erano dei lati negativi: la gentrificazione selvaggia spingeva gli strati più poveri della popolazione verso periferie sempre più simili a ghetti e dormitori per pendolari, mentre lo sviluppo della mobilità pubblica non sembrava in grado di contrastare davvero la crescita costante dell’inquinamento. Ma questi e altri problemi sembravano un contrattempo momentaneo, semplici effetti collaterali che amministrazioni sapienti avrebbero mitigato e, prima o poi, rimosso. Il Covid, e soprattutto il lockdown, sono arrivati come uno shock, beffandosi proprio di chi stava vivendo il grande sogno futuribile della città e si è ritrovato a pagare affitti stellari per starsene murato in monolocali claustrofobici, mentre gli amici in provincia salutavano via Zoom dalle loro belle e quiete case con giardino, o magari vista mare. Ogni certezza urbanistica e sociologica, di colpo, è crollata, mentre lo smartworking diventava pian piano la norma e il dogma della concentrazione urbana si rivelava un’idea vecchia, da ripensare completamente per arginare l’improvvisa fuga dalla città. Ma ora, più di due anni dopo: lo abbiamo fatto davvero? Le città stanno ritrovando il senso perduto nel trauma della pandemia? Bertram Niessen alterna sapientemente lo sguardo freddo del sociologo, il piglio dell’agitatore culturale e l’attitudine pragmatica di chi da anni lavora come esperto accompagnatore di trasformazioni urbane. Se la modernità è per definizione sempre più liquida, le città sono specchi d’acqua: le spinte e le controspinte economiche, le trasformazioni sociali e politiche ne agitano la superficie senza sosta, creando vortici spaventosi e seducenti. Resta da capire se è possibile, oggi e ancor più domani, trovare il modo di Abitare il vortice.

 

Bertram Niessen (1979) è ricercatore, progettista, docente in master e corsi universitari: ha insegnato nelle Università di Milano-Bicocca, Milano Statale, Cattolica del Sacro Cuore, oltre che all’Università degli studi di Trento. È direttore scientifico di cheFare, con cui si occupa di progettazione culturale, organizzazione di eventi e festival, processi collaborativi online e offline, empowerment di organizzazioni culturali dal basso e advisory per le istituzioni. Collabora spesso con testate online, offline e radio: “Il Sole 24 Ore”, “IL”, “Nòva”, “Il Giorno”, “Artribune”, “Digicult”, Rai Radio Live e RSI Radiotelevisione svizzera. È membro di diversi consigli culturali, giurie, board, commissioni tecniche e scientifiche per la valutazione di progetti culturali.

10:00 - 11:00


Teatro 1

Lanfranco Aceti | Strumenti per catturare le nuvole

Proiezione

Proiezione

Tools for Catching Clouds è un video prodotto per il Padiglione Italia, Comunità Resilienti, Biennale Architettura di Venezia 2021, a cura di Alessandro Melis, in collaborazione con il Museo delle Periferie. Il video è stato presentato in anteprima a Roma nell’ambito della prima edizione di IPER Festival delle Periferie. Fa parte di dieci serie di opere d’arte intitolate Preferring Sinking to Surrender, realizzate appositamente per la Biennale di Architettura di Venezia 2021. Le opere d’arte includevano performance pubbliche, installazioni, elementi scultorei, dipinti e disegni, creando un commento sulla democrazia democratica delle minoranze, partecipazione, resilienza e resistenza, esercizio del potere, e chi e cosa è periferico. Il video utilizza una metafora ipoiconica per rappresentare storie personali su una bandiera – realizzata con un lenzuolo di lino bianco strappato – che simboleggia il divorzio dell’individuo dallo stato. La bandiera bianca è come una tela che incarna i resti di relazioni sociali fratturate. Può essere interpretato, a prima vista. come simbolo di resa, ma simboleggia, invece, uno spazio bianco su cui possono essere scritte storie personali di resistenza, resilienza e sfida.

2021, 9:35 min

 

Lanfranco Aceti è artista, curatore e accademico che produce installazioni, progetti nello spazio pubblico, performance e mostre su temi come la giustizia sociale, la postdemocrazia, le migrazioni, la crisi climatica, le forme di resistenza e le ipotesi sociali matriarcali. Attualmente è direttore dell’Institute of Contemporary Arts di Singapore (ICAS), direttore e fondatore del Museum of Contemporary Cuts (MoCC) e redattore capo di Leoalmanac, pubblicato dalla MIT Press.

 

10:00 - 12:00


Teatro 2

Next Roma 030 | Giornata #3

Convegno

Convegno

 

Next Roma ­– Ciclo di incontri a cura di Facoltà di Architettura, Sapienza Università di RomaNEXT ROMA 023

 

 

TERZA GIORNATA | EXPO ROMA

a cura di Diana Carta | Sapienza Università di Roma

 

La giornata dedicata al tema Roma Expo 2030 mira a illustrare le prospettive che emergono dai programmi strategici che interesseranno la città metropolitana di Roma Capitale. La candidatura di Roma ad ospitare l’Esposizione Universale nel 2030 rappresenta una grande occasione di rilancio e crescita culturale, eco- nomica e sociale.

Ore 10:30
Candidatura di Roma per l’Expo 2030

Lamberto Mancini – Direttore Generale Fondazione Expo 2030 Roma


Ore 11
Expo e grandi eventi

Antonio Ciucci – Presidente ANCE ROMA-ACER
Massimo Locci – Direttore del comitato scientifico IN/ARCH Rosario Pavia – Comitato scientifico IN/ARCH


Ore 12
Grandi strutture per eventi espositivi

Massimo Majowiecki – Studio Massimo Majowiecki


Ore 12:30
Ricerca Universitaria. Temi e Figure

Luca Montuori – Professore associato di composizione architettonica e urbana, Università degli studi Roma Tre
Luca Porqueddu – Ricercatore in composizione architettonica e urbana, Sapienza Università di Roma

10:00 - 14:00


Sala delle vasche

Erica Fava | Romans_Live Portraits

Live portraits

Live portraits

Erica Fava monta negli spazi dell’installazione Romans un set fotografico per realizzare live nuovi scatti che vedranno protagonisti i visitatori del festival che desiderano farsi ritrarre. Il set sarà aperto a tutti fino alle ore 14.

Erica Fava, ha 38 anni, vive e lavora a Roma dal 1984.
La sua ricerca è principalmente incentrata nel settore della fotografia di moda e nel ritratto. Firma lavori per Dolce e Gabbana, Armani, Elle, Grazia, Vanity Fair, Pasquale Bruni, Laura Biagiotti, Zegna e molti altri.

 

12:00 - 13:00


Teatro 1

Lanfranco Aceti | Cry Me a River of Crocodile Tears: Flavus Tiber

Lecture

Lecture

“[…] hunc inter fluvio Tiberinus amoeno verticibus rapidis et multa flavus harena in mare prorumpit […]” Virgilio


Cosa resta della mitologia del biondo Tevere, strettamente legata com’è alla nascita di Roma e agli oltre 2000 anni di storia, man mano che le sue acque diminuiscono stagione dopo stagione?

 

I cambi epocali delle acque nel ventunesimo secolo parlano di uno sconvolgimento rivoluzionario che non si limita al sociale ma investe anche identità culturali, mitologiche e poetiche. Poiché le trasformazioni avvengono a una velocità maggiore, è necessario ripensare città, corsi d’acqua, fontane e fondazioni agricole. Non si tratta solo di sistemi ma anche di substrati culturali legati al cibo e al modus vivendi che hanno plasmato le credenze antropologiche ed esistenziali delle popolazioni preromane, ognuna con i suoi significati e le sue interpretazioni di cosa significhi essere “italici”. Le acque vengono delocalizzate e ridistribuite, con un sistematico sovrasfruttamento delle falde acquifere, mentre i letti di torrenti, ruscelli e fiumi vengono prosciugati. Mentre i corsi d’acqua capitolano sotto la pressione della scarsità, non c’è più un posto dove nascondere al sicuro Romolo e Remo lungo le rive del fiume Tevere. Siamo obbligati a reinventare il nostro futuro senz’acqua. Acqua che, anche se abbondante, è sempre più inquinata da PFA, piombo, cloro e nanoplastiche. Nelle società post-capitalistiche di sfruttamento delle risorse comuni, la definizione di acqua è concepita esclusivamente in termini economici liberali e come privatizzazione dell’esistenza pubblica attraverso la creazione e la gestione della scarsità. In Italia – e a Roma in particolare – queste forme occidentali di liberalismo si traducono e si sostanziano in conniventi strutture corporative che fondono armoniosamente e coesivamente mafie e politica. Il discorso esaminerà la cruda realtà dello stato italiano che ha abdicato al suo ruolo ed è diventato un esecutore dello sfruttamento aziendale dell’acqua e della futura necropolitica della sete.

 

Lanfranco Aceti è artista, curatore e accademico che produce installazioni, progetti nello spazio pubblico, performance e mostre su temi come la giustizia sociale, la postdemocrazia, le migrazioni, la crisi climatica, le forme di resistenza e le ipotesi sociali matriarcali. Attualmente è direttore dell’Institute of Contemporary Arts di Singapore (ICAS), direttore e fondatore del Museum of Contemporary Cuts (MoCC) e redattore capo di Leoalmanac, pubblicato dalla MIT Press.

15:00 - 16:00


Teatro 1

Cobol Pongide | La zona abitabile. Estremofili ed espansione extratmosferica

Lecture

Lecture

Tra le molteplici e dirompenti espansioni del vivente, l’artista e studioso si sofferma su quella avvenuta circa 420 milioni di anni fa ad opera dei pesci sarcopterigi, precursori di tutti i tetrapodi, e su quella molto più recente di circa due milioni di anni or sono, ordita dai protoantropi del corno d’Africa e nota come prima Out of Africa. Da qui prende avvio la storia della cosiddetta Zona abitabile, ovvero la cronologia dell’espansione del supporto vitale per umani. Ma ogni dilazione geometrica del paniere che ci tiene in vita, il supporto vitale, è un accrescimento imperfetto giacché richiede e ha sempre richiesto una complementare trasformazione biopolitica del corpo, che ci rende di fatto degli estremofili: biologie che si prodigano per abitare circostanze ambientali proibitive. Il passaggio dal latifondo alla città della prima Rivoluzione Industriale è, ad esempio, un’espansione della zona abitabile umana e assieme un riadattamento biologico alle nuove condizioni per la sopravvivenza come precedentemente lo è stato l’invenzione del Neanderthal. Oggi la zona abitabile è intesa, dagli astrobiologi, come quella sfera dinamica che, nel nostro Sistema Solare, si estende dall’area temperata di Venere a Marte. Il centro di questa estensione è il pianeta Terra, ma in ridefinizione di se stesso come valore medio, attraverso i cataclismi ambientali connessi alle esigenze di trasformazione del modo di produzione globale. Cobol Pongide chiama questa nuova espansione del vivente Terraformazione, concetto che può essere applicato anche alle precedenti dilatazioni che hanno avuto come protagonista l’essere umano.

Cobol Pongide è scienziato, musicista e ufociclista. Lavora nel campo dello spazio extraatmosferico, esplorato e mappato come nuovo terreno di conflitto. Ha pubblicato: Marte oltre Marte (DeriveApprodi, 2019); UfoCiclismo (D Editore, 2019); Ufo e altre cose disfunzionali (Macro, 2021); CosmoAntiCapitalismo (Novalogos, 2022); Dalla terra al cosmo (Sossella, 2022); Manuale del cosmonauta  (in uscita).

16:00 - 17:00


Teatro 1

Pablo Echaurren | La storia ai margini della storia

Incontro

Incontro

Dialogano con Pablo Echaurren

Bruno Di Marino e Antonello Matarazzo

Cosa sarebbe successo se l’uomo di Neanderthal fosse prevalso sull’Homo Sapiens? Che relazione c’è tra l’arte e l’evoluzionismo? E perché mai l’evoluzione si comporta come un bricoleur? E infine: cosa c’entra in tutto questo Marcel Duchamp?

L’incontro introduce la proiezione del film 

“Pablo di Neanderthal. Arte, evoluzione e bricolage”, un film di Antonello Matarazzo un film di

con Pablo Echaurren, scritto da Bruno Di Marino, Pablo Echaurren, Antonello Matarazzo

… (63’, Italia, 2022).

“Questo non è un documentario e non è il portrait dell’artista Pablo Echaurren, ma una riflessione in forma di caleidoscopio sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro”.

 

Pablo Echaurren, nato a Roma nel 1951, inizia a dipingere sotto la guida di Gianfranco Baruchello, per poi venire ingaggiato dal critico-gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. L’opera di Echaurren, risultato di un’attività molteplice che si muove tra disegno, scrittura, illustrazione e meta-fumetto, indaga su un possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, in un cortocircuito tra “alto e “basso”, tra cultura impegnata e di svago. Echaurren è autore di circa una ventina di libri, da solo o insieme a Claudia Salaris, sua compagna di vita. Numerose le sue personali in Italia e all’estero.

 

Bruno Di Marino, storico dell’immagine in movimento, curatore, saggista, dal 1989 si occupa in particolare di sperimentazione audiovisiva. È titolare della cattedra di Teoria e metodo dei Mass Media presso l’accademia di Belle Arti di Roma. Tra i volumi da lui scritti o curati ricordiamo: Sguardo inconscio azione. Cinema underground e d’artista a Roma (1965-1975), Lithos, Roma 1999; Studio Azzurro. Tracce, sguardi e altri pensieri (Feltrinelli, 2007); Pose in movimento. Fotografia e cinema (Bollati Boringhieri, 2009); Segni sogni suoni. 35 anni di videomusica da David Bowie a Lady Gaga (Meltemi, 2018); Nel centro del quadro. Per una teoria dell’arte immersiva dal mito della caverna alla VR (Aesthetica, 2021).

 

Antonello Matarazzo, pittore, regista e video artista, esponente del Medialismo. I suoi video sono stati accolti da numerosi festival cinematografici italiani e internazionali, alcuni dei quali come la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, Festival de Cine de Mar del Plata e Festival Signes de Nuit hanno proposto sue retrospettive. Nel 2019 l’Istituto Italiano di Cultura di Tirana ha programmato un suo focus presso la Galeria Kombëtare e Kosovës di Pristina. Il nucleo della sua ricerca si fonda sull’equivocità tra immagine fissa e movimento, il trait d’union tra pittura e video-installazioni è costituito dall’inclinazione nell’indagare aspetti introspettivi e antropologici. Il suo lavoro è stato presentato alla 53° e 54° Biennale d’Arte di Venezia.

 

16:00 - 17:00


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Giorgio de Finis e Antonella Perin | New Words New World. Glossario delle pratiche urbane

Presentazione libro

Presentazione libro

Bordeaux edizioni, 2023

New Words New World. Glossario delle pratiche urbane, a cura di Giorgio de Finis e Antonella Perin
Incontro con gli autori.

Un libro “doppio” dedicato alle pratiche urbane e ai suoi protagonisti. Da una parte la traduzione del Glossary of Urban Praxis. Towards a Manifesto, una ricerca e una pubblicazione a cura di Jochen Becker, Anna Schäffler, Simon Sheikh, nGbK Berlin. Dall’altra le parole che il Museo delle periferie e il Goethe-Institut Roma hanno scelto, contribuendo all’ampliamento del glossario, che sono state discusse in un ciclo di incontri che ha visto oltre ottanta relatori partecipanti: Abitare, Città-fai-da-te, Resilienza, Demopraxia, Artivismo, Sexed City, S/fregiare, Mappe, Ecopolitiche.

16:00 - 17:00


Teatro 2

Uncentered Photography #1

Incontro

Incontro

Uncentered Photography #1
Le visione fotografica del paesaggio di Roma, tra margine e  identità urbana

a cura di Giorgio Sacher

Intervengono: Manuela Fugenzi, Massimo Siragusa, Giulio Ielardi, Liliana Ranalletta, Ersilia Tarullo, Giovanna Netti, Olivia Brighi, Irene Starita, Leonardo Petrucci, Maria Giulia Trombini. Nel corso dell’incontro verrà presentato in anteprima il volume di G. Ielardi, GRA (Phaos Edizioni).

a seguire, alle ore 17, Fotogallery Uncentered Photography #1

Massimo Siragusa
Urban Jungle. Il nuovo piano verde di RomaUn progetto work in progress commissionato dal Museo delle periferie in anteprima a Iper Festival 023 Una serie articolata di interventi, definiti dal Dipartimento Ambiente capitolino, che stanno già interessando i singoli territori ma anche ville e giardini. Si tratta di 61 diverse azioni, che nel 2023 arriveranno a compimento grazie ad un investimento complessivo di circa 69 milioni di euro. L’obiettivo è di realizzare l’Anello Verde, una rete naturalistica e ambientale che riconnette la città con il paesaggio e i suoi spazi pubblici attraverso i nodi dell’anello ferroviario e che va dalla Riserva Naturale della Valle dell’Aniene al Parco dell’Appia Antica passando dai parchi Casilino, Tiburtino, Centocelle, Serenissima, per uno sviluppo sostenibile del territorio. Un cambio di paradigma sul ruolo degli spazi: da “vuoti” urbani in attesa del “riempimento” edilizio a luoghi di creazione di valore ambientale, funzionale, economico.
Massimo Siragusa, docente allo IED di Roma dove coordina anche due corsi di formazione continua, è fotografo e direttore editoriale della Phaos Edizioni. Le sue fotografie si trovano nelle collezioni permanenti dei Musei Vaticani, della Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, del Mart di Rovereto e del Museo di Roma in Trastevere, e sono state pubblicate sulle più autorevoli riviste internazionali. Ha collaborato con numerose Istituzioni Pubbliche e Fondazioni private con progetti editoriali ed espositivi e, con i suoi lavori di corporate, ha raccontato l’identità di molte delle più prestigiose aziende italiane.  È autore di dodici libri e ha vinto quattro World Press Photo Awards e tre Sony Awards. Vive tra Roma e Catania.

 

Giulio Ielardi
GRA

GRA è l’autostrada A90, meglio nota come Grande Raccordo Anulare, che circonda la città di Roma. Un anello a sei corsie – tre per senso di marcia – lungo quasi settanta chilometri con trentatré uscite, gallerie, ponti, svincoli, complanari. Centocinquantamila veicoli al giorno a percorrerlo. Completato nel 1970 ma in eterna trasformazione, oggi il GRA è parte della vita quotidiana dei romani assai più del centro storico e dei suoi monumenti famosi in tutto il mondo.⁠ Il paesaggio attraversato, disegnato, creato dal GRA non è facilmente descrivibile. Né città né campagna, nel suo circolare svolgersi accosta falansteri di periferia e tesori archeologici, centri commerciali e tenute agricole, rivendite di lampadari e carrozzerie, terminal di bus e luoghi di culto.⁠ Lungo il plurimo cordone d’asfalto si genera e propaga un orizzonte artificiale di cartelli e indicatori lampioni tralicci scritte stazioni di servizio guard-rail pannelli antirumore frecce antenne SOS. Sopra, sotto e tutt’intorno, prati insperati e filari di pilastri in cemento armato a sostenere i viadotti e i tunnel, realtà aumentata per motociclisti e street artist, greggi e cosplayer.⁠ Visioni e rumori che quasi non conoscono sosta. Un mondo rutilante, una Roma di avvenire e di macerie piena di energia come forse nessuna.⁠ Percorso migliaia di volte, il GRA non l’abbiamo mai visto.⁠


Giulio Ielardi
è nato a Roma nel 1965. Come fotografo e giornalista è autore di una trentina di volumi su parchi, natura, cultura, turismo nonché di mostre divulgative, campagne d’opinione, siti web, materiali istituzionali per associazioni, Regioni e ministeri. Conduce corsi, workshops e viaggi di fotografia in Italia e all’estero. Negli anni Novanta ha curato con Mario Fazio la rivista nazionale dell’associazione Italia Nostra. Ha pubblicato su molte testate, da “Airone” a “L’Espresso”, da “Avvenimenti” a “Il Sole 24 Ore”. Dal 2013 al 2015 ha diretto “Asferico”, rivista dell’Associazione italiana fotografi naturalisti. Nel 2021 ha percorso a piedi la via Appia da Roma a Brindisi e il progetto ha prodotto una mostra per il ministero della Cultura, “Still Appia”, esposta per sei mesi a Roma e adesso a Venosa.

 

Mohamed Keita
Guardo Riguardo

Queste fotografie sono state realizzate nel corso delle passeggiate che l’autore compie alla scoperta della città di Roma e dei suoi abitanti. “Questo è lavoro su Roma – dice Keità – perché per me l’architettura di una città sono le persone che la abitano”.

Mohamed Keita nato in Costa d’Avorio nel 1993, fugge dal suo paese all’età di quattordici anni a causa della guerra civile. Inizia un viaggio di tre anni attraverso Guinea, Mali, Algeria, Libia e Malta per poi arrivare in Italia nel 2010 all’età di diciassette anni. Giunto nella Capitale, si trova  costretto a dormire in strada, nei pressi della Stazione Termini, fino a quando non viene accolto in un centro giovanile per rifugiati, Civico Zero. Lì, Keita  impara l’italiano, mentre lavora come facchino in un hotel. Grazie a Civico Zero, che gli ha donato la prima macchinetta fotografica, ha scoperto di avere una vocazione innata per la fotografia e ha iniziato a frequentare vari corsi, iscrivendosi alla scuola di fotografia Exusphoto prima e all’Istituto di Cinema e TV Roberto Rossellini poi. La sua carriera artistica è iniziata precocemente, esponendo in diverse mostre, personali e collettive,  al Museo Pecci di Prato, al Photolux Festival di Lucca e al 13° Festival Internazionale di Fotografia di Roma. Ha vinto numerosi premi, tra i quali: il “young/old photographer” al Festival PhC- CapalbioFotografia nel 2015, il premio del progetto SUFA (Stand Up For Africa) nel 2019 o il premio come miglior fotografo per l’Universities Network for Children in Armed Conflict nel 2021. Nel 2017 Keita è tornato in Mali per costruire un laboratorio di fotografia, Studio Kene, per i giovani che vivono nella periferia di Bamako, un sogno checustodiva da tempo. Da allora alterna la sua vita tra il Mali, dove continua a seguire ed insegnare fotografia ai giovani di Kanadjiguila, e Roma.

Dario Coletti
Il “serpentone” di Corviale

Il “serpentone” di Corviale, complesso di edilizia popolare nella periferia sud-ovest della capitale, declina nel linguaggio contemporaneo l’idea della cinta muraria di antica memoria, una linea di confine moderna tra la metropoli e la campagna, un elemento applicato sul territorio vario dell’agro romano con lo scopo di contenere la spinta dello spazio abitato sulla campagna. L’oggetto della cura, assecondando la visione umanista dell’architetto Mario Fiorentino, è prima di tutto l’uomo destinato ad abitare in uno spazio autosufficiente e democratico, servito di ogni necessità e collegato col centro cittadino. Ma l’altro elemento oggetto della cura è lo spazio naturale, difeso per sancire il principio che non c’è benessere dell’uomo senza la cura del suo habitat originario. L’immagine che segue rappresenta uno studio eseguito per la realizzazione di Layering the Landscape #1 – #2, un progetto di Dario Coletti per l’architetto Laura Peretti realizzato presso Le Corderie in occasione della Biennale Architettura 2018 di Venezia.

Dario Coletti (Roma 1959), giornalista dal 1990 e fotografo documentarista e umanista, è impegnato nell’analisi del rapporto tra uomo, territorio e patrimonio naturale in molteplici progetti editoriali ed espositivi indipendenti o frutto della collaborazione con istituzioni e organizzazioni umanitarie. Il suo lavoro trentennalee sulla Sardegna è riconosciuto tra i più autorevoli della fotografia contemporanea. All’attività di fotografo accompagna quella di formatore all’interno del percorso di storytelling dell’ISFCI e ne coordina assieme alla photoeditor Manuela Fugenzi la Scuola di Fotogiornalismo.

 

Liliana Ranalletta
“Ponte Di Nona. Mejo de gnente”

“Meglio che niente” è il nome della strada che mi ha portato ad analizzare questo quartiere uguale a tanti altri costruiti senza servizi, senza collegamenti viari, senza luoghi di socialità, senza nessuna manutenzione. “Meglio che niente” … o “Mejo de gnente”, per dirla alla romana, con quel caratteristico piglio di sarcasmo carico di amarezza, da pronunciare con un mezzo sorriso stretto tra i denti.
“Mejo de gnente”, ironia toponomastica che si fa presto metafora delle solite aspettative deluse, consapevolezza di ciò che potrebbe e non sarà mai. Eppure inizialmente si rimane abbagliati da quelle case colorate, arancione e blu, che sembrano sprizzare allegria ma che subito lasciano spazio ad un vuoto senso di spaesamento di fronte a strade interrotte e non ancora asfaltate, cantieri abbandonati, recinti di acciaio che circondano le palazzine invendute. Sono i “non luoghi” di un territorio alieno, ad offrirsi come soggetto principale di questo reportage: gli spazi privi di identità in cui è impossibile riconoscersi e riflettersi, il teatro di una urbanizzazione che non ha saputo o voluto creare le forme e i luoghi di una socialità vera e concreta.  La storia è sempre la stessa che si ripete da decenni a Roma e in molte altre città d’Italia: pezzi di cemento e asfalto rubati alle campagne romane per arricchire costruttori, architetti e amministratori incuranti delle conseguenze sul tessuto sociale della città ed incuranti soprattutto di disattendere le aspettative di qualità della vita dei cittadini che hanno il diritto di vivere degnamente i propri luoghi ed i propri spazi.


Liliana Ranalletta
Laureata in Lettere Moderne, ha studiato fotografia a Roma con professionisti di fama internazionale. Street photographer per vocazione ha esplorato, prima di affrontare questa specifica disciplina, diversi tipi di fotografia passando dalla macrofotografia alla fotografia sociale producendo, in questi campi, lavori che hanno contribuito ad accrescere le sue capacità di osservazione oltre che essere oggetto di attenzione di giurie di premi nazionali e internazionali. Al centro della sua ricerca la “vita di strada” che negli anni ha generato un corpo di immagini ed esperienze incentrate sul rapporto tra gli spazi della metropoli e le persone che vi abitano. Architettura, studio del territorio, ma soprattutto l’uomo sono i temi che caratterizzano i suoi scatti. Negli ultimi anni oltre ad aggiudicarsi diversi premi in concorsi internazionali ha dato alla luce due libri: “The fabolous destiny of Dainaly” curato dalla photoeditor Irene Alison e “I sogni li spendo per strada” curato dal fotografo Dario Coletti.

 

 

Allievi e allieve dell’ISFCI: Olivia Brighi, Giovanna Netti, Leonardo Petrucci, Irene Starita, Ersilia Tarullo, Maria Giulia Trombini.

 

Progetto a cura di Dario Coletti e Manuela Fugenzi 

Margini non marginali, scenari da terzo millennio, conflittuali ma vivi e creativi, crescono in tutto il mondo attorno ai centri storici delle grandi città divenute metropoli. Il caso italiano mostra i nostri gioielli urbani in conflitto tra valorizzazione culturale e fruizione turistica di massa, con il conseguente allontanamento dei suoi abitanti originari, mentre nuove funzioni e nuovi significati riempiono i luoghi di destinazione dell’esodo degli sfollati della gentrificazione. Nel caso di Roma, città multietnica sin dalle origini, dal fulcro di un centro storico di enormi dimensioni e identità radicate, la migrazione metropolitana nel tempo ha popolato nuclei periferici a macchia di leopardo, le cui caratteristiche culturali e peculiarità sono state plasmate dalla storia della loro urbanizzazione. Più recentemente una nuova immigrazione, siano essi stranieri o giovani generazioni, attratta dalla necessità o dalla sfida di costruire in periferia un nuovo progetto di vita, ne determina tensioni sociali ma anche impreviste vivacità e multiformità. Gli sguardi di sei giovani fotografi selezionati all’ISFCI – Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, frequentando le lezioni di visual storytelling di Dario Coletti, si sono formati sul campo e sui grandi esempi di una fotografia del paesaggio urbano che in Italia ha traghettato la visione neorealista verso una fotografia della contemporaneità più consapevole e ricettiva. Ci offrono tasselli di traiettorie personali in un viaggio collettivo attraverso cui misurare, indagare, esprimere e quindi generare riflessioni sulla realtà in divenire dei nostri margini.

Dario Coletti (Roma 1959), giornalista dal 1990 e fotografo documentarista e umanista, è impegnato nell’analisi del rapporto tra uomo, territorio e patrimonio naturale in molteplici progetti editoriali ed espositivi indipendenti o frutto della collaborazione con istituzioni e organizzazioni umanitarie. Il suo lavoro trentennalee sulla Sardegna è riconosciuto tra i più autorevoli della fotografia contemporanea. All’attività di fotografo accompagna quella di formatore all’interno del percorso di storytelling dell’ISFCI e ne coordina assieme alla photoeditor Manuela Fugenzi la Scuola di Fotogiornalismo.

Manuela Fugenzi (Roma, 1959) è curatore indipendente, consulente iconografico e giornalista photo editor nell’editoria libraria e periodica dalla metà degli anni Ottanta e più recentemente nella comunicazione multimediale museale. Collabora alla progettazione di iniziative editoriali ed espositive, pubblica saggi di taglio storico e critico e svolge attiità didattiche. Attualmente è docente di fotografia all’Università Roma Tre e coordina la Scuola di Fotogiornalismo dell’ISFCI con Dario Coletti.

 

ISFCI:

Olivia Brighi
Un David di Donatello e una Venere di Milo decorano l’ex questura del quartiere, occupata a scopo abitativo. Provenienti dalla Palestra Popolare del Quarticciolo si sentono respiri e colpi di guantoni: è il giorno dei match e la gente si affaccia e si riversa attorno alle transenne. É il turno di Broncio, sarà lui a vincere per K.O. Piove e alla fine di ogni ripresa tutti cercano come possono di asciugare il ring, così che Milos possa esibirsi. Vince anche lui e i match si interrompono per il maltempo. La sua vittoria è motivo d’orgoglio e speranza di riscatto.

Olivia Brighi
 (Roma, 1998) nel 2021 conclude il suo percorso di studi all’ISFCI appassionandosi alla fotografia autoriale, sentita come strumento per analizzare le problematiche sociali con cui entra in contatto e provocare una riflessione in chi guarda. Nel 2021 partecipa alla seconda edizione di Garbatella Images, con la direzione artistica di Francesco Zizola e a cura di Francesco Rombaldi e Sara Alberani.
Giovanna Netti
Disincanto è un racconto poetico su Corviale e i suoi giovani, che vivono in questo km di cemento nato come progetto di utilità sociale e definito oggi emblema della città sbagliata. Disincanto è una scritta sui muri del serpentone, visione realistica e quasi monotona della quotidianità degli adolescenti che lo popolano. Bravo a raccontare dei giovani e dei loro sentimenti contrastanti era anche Gabriele Galloni con le sue poesie realistiche e incomparabili, che in questo progetto accompagnano le foto.

Giovanna Netti (Putignano, 1998) è diplomata in grafica e vive oggi a Roma, dove nel 2021 ha concluso il corso triennale all’ISFCI. La sua ricerca artistica si muove dal racconto del corpo all’analisi di situazioni personali, a racconti di strade di periferia.
Leonardo Petrucci
La seconda generazione della comunità bengalese di Torpignattara cresce secondo le regole dell’occidente all’esterno e del mondo arabo nel privato, divisa tra due culture. Mostrando la quotidianità del lavoro e nelle case, i luoghi e i volti protagonisti delle feste comunitarie come dei riti religiosi indù, o addentrandosi nelle moschee e nelle attività culturali delle scuole coraniche, questo progetto si misura con il tema dell’integrazione in quello che viene considerato il quartiere più rappresentativo ed esteso della muticulturalità romana.

Leonardo Petrucci
 (Roma, 1999), studente dell’ultimo anno della Triennale all’ISFCI, ha seguito il movimento studentesco romano, fotografando le manifestazioni e le assemblee. Attualmente lavora sui temi dell’integrazione e della multiculturalità a Roma, dove vive.
Irene Starita
Ho percorso le sette vie consolari a partire dal centro storico verso la periferia e poi la campagna romana, in una pratica quotidiana che prevedeva di scegliere casualmente un tragitto da attraversare, un intento da mettere in pratica. Per vivere con tutti i miei sensi questa esperienza e raccogliere ogni piccolo indizio che potesse svelarmi sottili misteri nella ricerca di storie e stili di vita.

Irene Starita
 (Roma, 1995) nel 2018 frequenta il master di fotografia documentaria alla Door Academy e nel 2021 consegue il diploma del corso triennale all’ISFCI. Nel 2021 viene selezionata dal Canon Student Development Programme e per la fellowship destinata a 4 studenti italiani dall’agenzia milanese Parallelozero. Attualmente si dedica a progetti personali e lavora come freelance tra Roma e Milano.
Ersilia Tarullo
Roma, l’Urbe simbolo del potere religioso, teatro di storia e museo d’arte, si è sempre caratterizzata come una metropoli caotica e rumorosa. Ogni sua immagine è metafora di un’alternanza di stati e sentimenti. Tensioni e allarmi continui sono gli ingredienti di una poesia metropolitana. Volti e angoli di strada rivelano nevrosi, smarrimento e paura del diverso; l’urlo strozzato di una società che subisce se stessa, il suo disperato tentativo di conservazione.

Ersilia Tarullo
 (Scanno, 1997) vive a Roma, dove lavora come freelance. Nel 2020 conclude il ciclo di studi triennale all’ISFCI e consegue il master in Fotogiornalismo nel 2022. Nel 2019 è selezionata dal Canon Student Development Programme, poi svolto durante la Professional Week del Visa Pour l’Image a Perpignan. Nel 2022 vince la sezione Fotografia del concorso poliartistico della Biennale MArteLive Italia. La sua ricerca di carattere intimista utilizza la fotografia come mezzo espressivo di indagine individuale.
Maria Giulia Trombini
C’è un lato di Roma che solo i suoi abitanti conoscono. E una crudezza mista a una calma polverosa. E una città orizzontale, sdraiata, ha qualcosa di profondamente materno e allo stesso tempo straordinariamente indifferente. Si ha la sensazione che tutto si muova e insieme rimanga identico a se stesso, e così ci si sente, come immersi in un fango fertile.

Maria Giulia Trombini 
(Bologna, 1992), è una fotografa freelance. Diplomata all’ISFCI, ha conseguito il master in Documentary Practice & Visual Journalism all’International Center of Photography. E’ stata selezionata per partecipare all’Eddie Adams Workshop XXXIV ed è una delle vincitrici del premio 2021. I suoi ultimi lavori sono stati pubblicati sul Washington Post, ha collaborato con The Post Internazionale come photo editor e fotografa e successivamente ha svolto uno stage a Johannesburg presso l’Agence France Presse. Attualmente collabora con l’Ong Sos Humanity impegnata nei soccorsi nel Mar Mediterraneo.
Foto cover © Mohamed Keita ” Guardo Riguardo”

 

17:00 - 18:00


Bookshop

Irene Ranaldi | Gentrification. Guida semiseria a un fenomeno urbano

Presentazione libro

Presentazione libro

Tab, 2022

modera il giornalista Alessandro Guarasci, Stampa Romana

La gentrification è molto raccontata dai media, ma spesso poco compresa. È molto studiata, ma raramente esce dalle aule accademiche per dialogare con le classi sociali che ne subiscono gli effetti. In questo libro Irene Ranaldi, sociologa urbana e autrice nel 2014 della prima monografia in lingua italiana su questo fenomeno urbano globale, affronta con un approccio semiserio una tematica complessa e dalle mille declinazioni geografiche ed economiche, variabili a seconda dei diversi contesti territoriali in cui il fenomeno si manifesta. A corredo del testo, una serie di illustrazioni fornisce al lettore una visione d’insieme sintetica, ironica e immediatamente comprensibile delle trasformazioni che sono in atto nelle nostre città e che a volte ci sfuggono.

Irene Ranaldi (1973) sociologa urbana ha conseguito il dottorato di ricerca in teoria e analisi qualitativa presso la facoltà di Sociologia della Sapienza di Roma sul fenomeno della gentrification tra Roma e New York. Dopo venti anni presso la cooperativa sociale Capodarco come giornalista e progettista per l’inserimento socio lavorativo di persone con disabilità, ha fondato l’associazione di promozione sociale “Ottavo Colle” per promuovere la pedagogia urbana in forma di turismo locale nei quartieri periferici delle città. Ha svolto ricerche principalmente sul rapporto tra identità locale e mutamento sociale e ha pubblicato numerosi articoli in riviste scientifiche e pubblicazioni collettanee su temi riguardanti la sociologia urbana, con un particolare focus su gentrification e trasformazioni urbane e sul rapporto tra globalizzazione e città. È autrice di vari saggi con case editrici accreditate Anvur: Testaccio, da quartiere operaio a village della capitale (Franco Angeli 2012), Gentrification in parallelo. Quartieri tra Roma e New York (Aracne 2014), Passeggiando nella periferia romana. La nascita delle borgate storiche (Iacobelli 2018), Memoria e futuro della salute in città. Passeggiate nei luoghi della sanità a Roma (Tab saggi, Roma 2021), Gentrification for Dummies: guida semiseria a un fenomeno urbano (Tab sagg, Roma 2022).



17:30 - 18:30


Teatro 1

Andrea Staid | Per una antropologia periferica, tra i margini dell’umano e del non umano

Lecture

Lecture

L’antropologia è un sapere di frontiera perché oltrepassa i confini culturali e statali, perché rifiuta le certezze del mondo di cui è espressione per aprirsi ad altri mondi, ad altre esperienze di significato, un sapere che non può mai stare fermo. Potremmo affermare che è un sapere che sta sulla frontiera: sulla linea di incontro fra tradizioni intellettuali e modi di pensare tra culture diverse. E’ giunto il momento che l’antropologia vada “oltre” l’umano fondando un pensiero ecologico dove tutto il vivente, uomo compreso interagisca senza frontiere di specie.  Di fatto da come abitiamo e pensiamo l’ambiente, da come sapremo narrare e costruire nuovi modi di abitare possiamo cambiare il mondo.

 

Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba, di antropologia culturale presso Università statale di Genova, dirige per Meltemi la collana Biblioteca/Antropologia. Ha scritto: I dannati della metropoli (Milieu 2014), Gli arditi del popolo (Milieu 2015), Abitare illegale (Milieu 2017), Le nostre braccia (Milieu 2015), Senza Confini (Milieu 2018), Contro la gerarchia e il dominio (Meltemi 2018), Disintegrati ( Nottetempo 2020), La casa vivente (ADD 2021), Essere natura (UTET 2022) I suoi libri sono tradotti in Grecia, Germania, Spagna, Cina, Portogallo, Cile. Collabora con diverse testate giornalistiche tra le quali “Il Tascabile” e “Left”.

18:00 - 19:00


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Sarah Gainsforth | Abitare stanca

Presentazione libro

Presentazione libro

effequ, 2022

Spazio della vita e della riproduzione sociale, la casa è la prima condizione per abitare il mondo. Ma è anche, sempre di più, una merce. In un mercato del lavoro mutato profondamente, un esercito di persone più e meno giovani è oggi intrappolato in una spirale di povertà, dove la casa rappresenta sempre di più un motivo di profondo malessere psicologico, ed è al centro di un conflitto apparentemente insanabile: quello tra dimensione pubblica e privata dell’abitare. I costi sociali di questo conflitto saranno pagati dalle generazioni future, e senza un’inversione di tendenza saranno davvero insostenibili. Ma come è stato possibile arrivare a questo punto? Ricostruendo percorsi familiari e storici, passando attraverso nazioni e città diverse, l’autrice di questo saggio mette assieme i tasselli che hanno composto il quadro della situazione abitativa all’inizio del nuovo millennio, dipingendo il contemporaneo scenario dell’urgenza, mettendo in discussione le scelte di vita di un’intera società.

Sarah Gainsforth è ricercatrice indipendente e scrittrice freelance. Scrive di trasformazioni urbane, abitare, diseguaglianze sociali, gentrificazione e turismo. Ha scritto per «Internazionale», «L’Essenziale», «L’Espresso», «Il Manifesto», «Valigia Blu», «FanPage», «Roma Today», «Dinamo Press» e «Jacobin Italia». Ha frequentato la Scuola di Giornalismo della Fondazione

19:00 - 20:00


Teatro 1

Teresa Forcades | Periferia e mistica: l’essere come comunione.

Lecture

Lecture

La svolta metafisica postmoderna con la sua messa in discussione radicale delle identità fisse e dell’autorità totalizzante era già stata anticipata e, direi, compiuta nel IV secolo da Basilio di Cesarea e, in particolare, da sua sorella Macrina la Giovane e si trova al centro di ogni mistica esperienza. Sperimentare “l’essere come comunione” va oltre la dicotomia tra essenza ed esistenza e ci invita a costruire comunità umane inclusive non gerarchiche.

Teresa Forcades i Vila (Barcellona, 1966) è medico, teologa e monaca benedettina del monastero di montagna di Sant Benet de Montserrat (Catalogna, Spagna). Master of Divinity (Harvard, 1997), Dottore in Medicina (U. Barcelona, ​​2004) e Dottore in Sacra Teologia (Facultat de Teologia de Catalunya, 2007). Dal 2011 insegna nel suo monastero e all’estero corsi di argomento teologico e medico; è stata anche professore alla Humboldt University di Berlino (2013-14) e alla Universidad Iberoamericana de Ciudad de México (2018-19). Dal 2015-18 ha preso un congedo dal suo monastero (esclaustrazione) per diventare politicamente attiva nel movimento catalano per l’indipendenza. Dal 2017 Forcades è direttore della rivista di pensiero critico cristiano Iglesia Viva (iviva.org). È fondatrice e direttrice della scuola monastica Sinclètica (www.sincletica.cat). In inglese ha pubblicato “Faith and Freedom” (Polity Press, 2016) e il libretto ampiamente distribuito “Crimes and Abuses of the Pharmaceutical Companies” (Cristianisme i Justícia, Booklet 124, 2006). In catalano, spagnolo o italiano è autrice di altri undici libri, tra cui ‘La teologia feminista en la història’ (Teologia femminista nella storia, 2007), ‘Ser persona, avui’ (Essere una persona oggi, 2011), ‘Per amor a la justícia: Dorothy Day i Simone Weil (Per amore della giustizia: Dorothy Day e Simone Weil, 2015), ‘Els reptes del Papa Francesc’ (Le sfide di Papa Francesco, 2017), ‘Il Corpo, Gioia di Dio : la materia come spazio di incontro tra divino e humano’ e ‘Forte come la morte è l’amore. Commento al Cantico dei Cantici’ (Forte come la morte è l’amore. Commento al Cantico dei Cantici, 2021).

Introduce Cristina Guarnieri.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

19:00 - 20:00


Bookshop

Francesco Marino | Scelti per te. Come gli algoritmi governano la nostra vita e cosa possiamo fare per difenderci

Presentazione libro

Presentazione libro

Castelvecchi, 2021

Ogni giorno, su internet, facciamo delle scelte. La gran parte di queste decisioni si basa su suggerimenti che ci vengono proposti attraverso un algoritmo; ma sappiamo in che modo le piattaforme selezionano per noi i contenuti? Scelti per te racconta come funzionano i principali algoritmi che organizzano la nostra vita, dall’informazione all’intrattenimento, fino allo shopping, al turismo e alla ricerca di lavoro. Come sono progettati? Quali dati raccolgono su di noi? Come mai hanno conseguenze non previste, come la diffusione di odio o fake news? Non possiamo ricostruire ogni selezione operata da un algoritmo. Possiamo però scegliere di sapere, di essere educati, di essere formati ad un uso consapevole della tecnologia.

Francesco Marino, giornalista, digital strategist per aziende e istituzioni e formatore per professionisti e organizzazioni. Gestisce un progetto di cultura digitale su Instagram, Pillole di futuro presente.

Introduce Cristina Guarnieri.
Interviene Laura Fontana.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

10:00 - 12:00


Teatro 2

Next Roma 050 | Giornata #4

Convegno

Convegno

 

Next Roma ­– Ciclo di incontri a cura di Facoltà di Architettura, Sapienza Università di RomaNEXT ROMA 023

 

QUARTA GIORNATA | RIGENERARE ROMA

a cura di Fabrizio Marzilli | Sapienza Università di Roma

 

La giornata dedicata al tema del “Laboratorio Roma050” mira a indagare i presupposti, l’approccio e le conseguenze che il team di professionisti selezionati, insieme alle istituzioni, dovranno considerare per fondare le basi per una possibile rigenerazione della città di Roma.


TAVOLA ROTONDA
Roma nel suo futuro. Strategie per il territorio, la città, l’architettura.

Stefano Boeri – Coordinatore “Laboratorio Roma050”

Orazio Carpenzano – Preside della Facoltà di Architettura, Sapienza Università di Roma

Edoardo Zanchini – Direttore Ufficio di Scopo “Clima” di Roma Capitale

Tito Marci – Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, Sapienza Università di Roma

Massimo Sessa – Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Luca Zevi – Vice Presidente IN/ARCH Nazionale

11:00 - 12:00


Teatro 1

Per un Musée de la poubelle a Kinshasa

Incontro e proiezione

Incontro e proiezione

Con Simona Amelotti, Jean Bofane, Filip De Boeck, Giorgio de Finis, Eddy Ekete Mombesa 


Giorgio de Finis, creatore di dispositivi museali relazionali viene invitato nel 2022 dagli organizzatori del KinAct a Kinshasa. La sua proposta per il Festival, e le istituzioni congolesi che incontra nel ciclo di visite e conferenze cui partecipa, è quella di creare, a partire dalle opere e dalle azioni realizzate dal collettivo di artisti che ruota intorno a Eddy Ekete Mombesa, un Musée de la Poubelle. Un museo-provocazione, che metta al centro il tema ambientale e quello delle disuguaglianze (a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, nel continente africano, nel mondo intero), ma anche che si dia il compito di evidenziare e celebrare la straordinaria capacità trasformativa dell’arte, esemplificata all’ennesima potenza dalle opere che gli artisti del KinAct realizzano con i più umili materiali trovati in discarica. Gli artisti performer dei “Rencontres de la Performance” di Kinshasa frantumano la barriera invisibile tra la ricerca artistica e l’espressione spirituale con uno scopo: eliminare il più possibile detriti potenzialmente tossici e inquinanti, dalla vita, dalla terra dei loro avi, educando emozionalmente la popolazione a riutilizzare, riciclare, reinventare, auto-determinandosi per non subire passivamente quello che sta succedendo nel loro quotidiano. Il Congo possiede il secondo polmone del nostro pianeta dopo l’Amazonia.

Giorgio de Finis, creatore di dispositivi museali relazionali viene invitato nel 2022 dagli organizzatori del KinAct a Kinshasa. La sua proposta per il Festival, e le istituzioni congolesi che incontra nel ciclo di visite e conferenze cui partecipa, è quella di creare, a partire dalle opere e dalle azioni realizzate dal collettivo di artisti che ruota intorno a Eddy Ekete Mombesa, un Musée de la Poubelle. Un museo-provocazione, che metta al centro il tema ambientale e quello delle disuguaglianze (a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, nel continente africano, nel mondo intero), ma anche che si dia il compito di evidenziare e celebrare la straordinaria capacità trasformativa dell’arte, esemplificata all’ennesima potenza dalle opere che gli artisti del KinAct realizzano con i più umili materiali trovati in discarica. Gli artisti performer dei “Rencontres de la Performance” di Kinshasa frantumano la barriera invisibile tra la ricerca artistica e l’espressione spirituale con uno scopo: eliminare il più possibile detriti potenzialmente tossici e inquinanti, dalla vita, dalla terra dei loro avi, educando emozionalmente la popolazione a riutilizzare, riciclare, reinventare, auto-determinandosi per non subire passivamente quello che sta succedendo nel loro quotidiano. Il Congo possiede il secondo polmone del nostro pianeta dopo l’Amazonia.

 

Simona Amelotti è curatrice d’arte contemporanea e professionista della comunicazione. Cresciuta come creativa nel mondo della comunicazione tra arte, musica, costume e moda, dal 1990 al 1998 ha lavorato alla campagna Plastic-Replastic in Italia, un’azione realizzata da Federchimica con Domus Academy e la nascente MTv, per sostenere il riciclo della plastica in Italia collaborando con un team di agenzie di comunicazione internazionali come TBWA, Y&R, Burson & Marsteller e Globe. Dal 2010 ritorna alle attività artistiche non commerciali organizzando eventi e esposizioni, in qualità di curatrice. I suoi progetti tendono alla sensibilizzazione del pubblico alle problematiche contemporanee, dal climat change alla discriminazione, mettendo a frutto gli anni spesi in comunicazione a favore dell’arte e degli artisti. Torinese di origine, milanese d’adozione, oggi vive a Parigi. Dal 2018 sviluppa diversi progetti tra Italia e Francia con Eddy Ekete Mombesa e dal 2021 entra a far parte di KinAct per l’internazionale per consentire scambi artistici tra Europa e Africa. Insegna alla Sorbonne Nouvelle Paris 3.

 

In Koli Jean Bofane, scrittore. Come molti scrittori congolesi, In Koli Jean Bofane ha scelto l’esilio per esercitare la sua professione e nel 1993 ha deciso di trasferirsi in Belgio. Nel 1996 pubblica Perché il leone non è più il re degli animali per Gallimard Jeunesse, tradotto in più lingue e che gli vale il premio della critica della comunità francese del Belgio. Nel 2000 ha pubblicato Bibi et les Canards e nel 2008 Mathématiques congolaises edito da Actes Sud. Quest’ultimo lavoro gli è valso il Premio letterario della SCAM nel 2009 e il Gran premio letterario dell’Africa nera nello stesso anno. I suoi romanzi trattano della globalizzazione, dell’esistenza dell’individuo, della memoria e della violenza sociale e politica nelle società postcoloniali d’Africa – in particolare dell’Africa centrale.

 

Filip De Boeck, professore presso il Dipartimento di Antropologia Sociale e Culturale della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Leuven. Dal 1987 ha condotto un’ampia ricerca sul campo nelle comunità rurali e urbane della Repubblica Democratica del Congo. Gli attuali interessi teorici di De Boeck includono i giovani e la politica culturale, le infrastrutture urbane e la trasformazione dello spazio privato e pubblico nel contesto urbano in Africa. Ha dedicato diverse pubblicazioni su questi argomenti.

 

Giorgio de Finis, antropologo, artista e curatore indipendente. Ha fondato il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia e diretto il Museo di arte contemporanea di Roma con il progetto sperimentale MACRO Asilo. Attualmente dirigi il Museo delle periferie.

 

Eddy Ekete Mombesa, artista pluridisciplinare e fondatore del KinAct “les rencontres internationales de la performance”. Artista plastico formatosi all’Accademia di Belle Arti di Kinshasa e successivamente in Francia, a Strasburgo, vive e lavora tra Parigi, Kinshasa e il resto del mondo. Pittore, scultore e performer, è il creatore de l’Hommes canettes. La sua pratica artistica ruota intorno alle problematiche ecologiche del suo Paese d’origine e la responsabilità dell’artista nella società.

 

Chiude l’incontro la performance
PRE-WASH / WASH AND PURIFICATION di Eddy Ekete Mombesa

L’artista con una maschera anti-gas nell’atto di lavare dei panni in una bacinella e c’è un filo da stendere. È accom- pagnata solo da incitazioni vocali verso il pubblico, come negli stadi di calcio. Via via stende diverse bandiere di diversi Paesi del mondo e sono i Paesi che hanno una pessima reputazione nella nostra Storia. Comprende molte superpotenze, ovviamente, che devono essere “ripulite” dal passato e purificarsi attraverso gli elementi naturali.

Il video presentato nel corso dell ́incontro è stato realizzato da Antonio Di Domenico ed è parte di un progetto piu ampio della Perdido Film.

 

15:00 - 16:00


Teatro 1

Cinzia Sarto | Tu non sei mio

Proiezione

Proiezione

“Tu non sei mio” è la terza parte di una serie dal titolo “roving with a glass of water” (vagabondando con un bicchiere d’acqua) iniziata nel 2013. Lo sguardo è nel bicchiere che usa come un compasso mentre legge attraverso l’acqua come se fosse una lente d’ingrandimento. La trasparenza, la fluidità, l’accoglienza e la forza di questo elemento sono la sua guida mentre si interroga su ciò che incontra. In questa terza parte, passa un pomeriggio dentro una stanza con una Taccola che è tornata a trovarla. Filma il bicchiere d’acqua che diviene il loro gioco, si butta per terra, condividono cibo, escrementi, sonno e risveglio. Il volatile non ha regole, fa quello che vuole e l’artista pure. Come andare verso l’altro, accoglierlo senza catturarlo e trasformarsi dopo l’incontro è la domanda che Cinzia Sarto sceglie.

 

Cinzia Sarto, a 20 anni parte da Venezia verso New York, dove si laurea in Architettura. Per 23 anni vive in vari luoghi del mondo ma questa città è rimasta il suo punto di riferimento. Nel 2000, comincia a filmare e si interessa alla video sperimentazione perché è una forma libera di osservare la realtà. Usa il video in tutte le sue forme, dal documentario alla sperimentazione per mantenere la possibilità di osservare la vita come in un viaggio dove i confini tra le cose diventano porosi. Filmare per Cinzia Sarto è dipanare il groviglio di aspettative che ci rende ciechi. Rientra in Italia nel 2003 con l’inevitabile straniamento di chi ha radici in vari luoghi, continando a vagabondare senza conoscere la meta ma fiduciosa che questa è la sua vita.

2017, 03′:36”, HD 1920×1080

15:00 - 16:00


Teatro 2

Luca Brignone e Stefano Simoncini | Urbano, troppo urbano: percorsi di ecologia politica per una conciliazione tra biosfera e tecnosfera

Lecture

Lecture

Possibile frutto di una nuova ecologia politica, la Corona verde di Roma Est è una rete ecologica virtuale composta da oltre 1000 ettari di aree scampate all’edificazione nel quadrante più densamente urbanizzato e problematico della capitale. Quasi tutte queste aree, oltre ai notevoli valori ambientali che le qualificano, custodiscono nel sottosuolo preziose preesistenze archeologiche, ma le loro condizioni sono per lo più molto critiche e la loro frammentazione ne impedisce al momento la possibilità di convertirsi in una vera e propria infrastruttura verde capace di cambiare condizioni ambientali e qualità della vita dei quartieri. Questa straordinaria infrastruttura è però stata ora mappata e co-progettata da comitati e associazioni del territorio con il supporto del Laboratorio di Studi Urbani “Territori dell’Abitare” (LabSU) del Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale (DICEA) dell’Università di Roma “La Sapienza”. Il percorso partecipativo, supportato da strumenti digitali collaborativi riconducibili alla categoria dei digital commons, mira a fare della Corona verde un modello di pianificazione innovativa incentrata su ambiente e partecipazione, ma anche uno strumento attuativo di una rigenerazione dal basso finalizzata alla trasformazione del modello complessivo di sviluppo a partire dalla ridefinizione alla scala locale delle relazioni tra società, tecnosfera e biosfera.

 

Luca Brignone, assegnista di ricerca presso l’Università “Sapienza” di Roma, Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale (DICEA), docente a contratto nel corso di Policy and Action for Climate Change Mitigation alla facoltà di ingegneria per l’Ambiente e il Territorio nello stesso Ateneo. Si è occupato dei temi legati al modello di sviluppo urbano contemporaneo con un approccio critico e territorialista, delle politiche di rigenerazione urbana e di sviluppo locale integrato. Conduce da diversi anni delle pratiche di ricerca-azione nella periferia storica del quadrante est di Roma. Membro del gruppo di ricerca “Laboratorio di Studi Urbani – Territori dell’Abitare”.

 

Stefano Simoncini, assegnista di ricerca in Urbanistica presso l’Università “Sapienza” di Roma, Dipartimento di Ingegneria Civile Edile Ambientale (DICEA) e membro del gruppo di ricerca “Laboratorio di Studi Urbani – Territori dell’Abitare”. È impegnato nello studio delle trasformazioni urbane e sociali, e in particolare della relazione tra ICT, società e territorio. Con un collettivo di attivisti e ricercatori ha creato un progetto di collaborative mapping su Roma (www.reter.info). Da diversi anni è impegnato, inoltre, in pratiche di ricerca-azione con le reti socio-ecologiche romane.

 

15:30 - 16:30


Teatro 1

Lucrezia Testa Iannilli | New HUMANS, new GODS

Installazione fotografica

Installazione fotografica

Il progetto fotografico è un lavoro visivo e relazionale sugli animali e sull’animalità visti come agenti di cambiamento, dall’arte contemporanea al passato. Un confronto tra l’umano e la “bestia” nella loro evoluzione e convivenza per un tema attuale che comincia ad avere delle urgenze di cambiamento di visione e di approccio con la natura e i suoi protagonisti, nonostante il loro continuo “dialogo” affondi le origini nell’antichità. Passando dal tema ecologico e filosofico a quello del cambiamento sostenibile, la serie meta-mitologica prende spunto dalle riflessioni antispeciste e sull’innovazione etica, partendo dall’osservazione del post-umano già bionico, che porta la visione ad anticipare coraggiosamente i tempi. Un’astrazione magica del quotidiano in cui le figure interagiscono con qualcosa di profondamente intimo e folle dello spettatore ma anche tra loro. Questi “nuovi umani o nuovi dei” che fondono il loro corpo con quello degli animali sono l’azione fotografica successiva a quella dedicata all’osservazione del nuovo umano (post-human – replicante), per indagare il processo di cambiamento e metamorfosi trans-umana, spingendosi così avanti nel tempo da rimbalzare indietro e rivelare ciò che sarà dopo il trans-umano, tornando inevitabilmente al mito e alla sua teofania. La tensione del mondo al di là della nostra percezione cattura momenti surreali nel contesto della realtà, invitando a interpretazioni più ampie.

 

Lucrezia Testa Iannilli Lucrezia Testa Iannilli (Rome, 1977). Fotografa e performer lavora utilizzando strumenti di indagine interdisciplinari. Definisce i processi delle sue pratiche di ricerca intervenendo con installazioni e cicli di performance in spazi decontestualizzati, utilizzando il corpo umano e animale per creare dissonanze cognitive. Attualmente sta portando avanti il lavoro a lungo termine “Una Pura Formalità”, che riafferma il concetto di diventare canale nel contesto della pratica contemporanea; un’indagine trasversale che mette a nudo debolezze e criticità del settore artistico, soprattutto per quanto riguarda la sfera relazionale, la poetica della raccomandazione e il concetto di meta-mitologia associato a quello di burocrazia.

16:00 - 17:00


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Bayo Akomolafe | Queste terre selvagge oltre lo steccato. Lettere a mia figlia per far casa sul pianeta

Presentazione libro

Presentazione libro

exòrma edizioni, 2023

 

Presenta Bartolomeo Cafarella


Cosa significa essere umani nelle rovine di un mondo fratturato dal progetto dell’accumulo infinito? In una serie di lettere destinate alla figlia di tre anni sulla possibilità di “trovare casa” sulla terra, Bayo Akomolafe affronta alcune delle questioni cruciali della crisi contemporanea attraverso la lente intima della genitorialità. Si interroga su miti e rituali della modernità, sulla crisi ambientale, la decolonizzazione, l’idea di razza al di là delle retoriche dominanti, l’identità e l’appartenenza. Dai guaritori yoruba alle bidonville indiane nella ricerca di come abitare le “crepe” del mondo, il libro restituisce una ricca sintesi delle domande più lucide dei pensatori del presente: interpella le scienze ambientali, il postumanesimo, la fisica delle particelle, la metafisica yoruba, l’epistemologia femminista, la trans-razzialità.

Bayo Akomolafe (nato nel 1983 da genitori Yoruba, in Nigeria occidentale) è filosofo, intellettuale transnazionale e poeta. Nel 2021 ha ricevuto il premio New Thought Walden, destinato a giovani pensatori in grado di offrire nuove visioni sulla crisi globale. Dopo un dottorato in psicologia clinica e una formazione etnopsichiatrica con guaritori tradizionali, Akomolafe lascia la Covenant University nel 2014 per contribuire alla costituzione dell’International Alliance for Localization  negli Stati Uniti. Visiting Professor in molte università americane, canadesi e tedesche, è consulente Unesco e capo curatore di The Emergence Network.  Attualmente insegna al Pacific Graduate Institute, in California, e all’Università del Vermont, a Burlington.

 

16:00 - 17:00


Teatro 1

Annalisa Metta | Eccentrico. Sul progetto di paesaggio contemporaneo

Lecture

Lecture

Eccentrico è, alla lettera, ciò che si situa fuori o lontano dal centro oppure, in senso comparativo tra più enti geometrici, quel che non abbia il medesimo centro degli altri; in senso figurato, è ciò o chi abbia comportamenti bizzarri, stravaganti, lontani dai modi comuni. Essere eccentrico implica perciò un’inversione geometrica e simbolica delle gerarchie, l’appartenenza a ordini gravitazionali ulteriori rispetto a quelli consueti, e, al contempo, comporta una qualche difformità o anomalia, un discostarsi dalla norma o dalle attese. Questa condizione può essere motivo di stigma, esclusione e rimozione. Oppure, può innescare lo sprigionarsi di prospettive peculiari e avanzate, capaci di proporre nuovi ‘ricentramenti’ di valori e significati. È quello che accade al progetto di paesaggio contemporaneo, quando sappia riconsiderare la posizione del proprio centro, proponendo oscillazioni deliberatamente eccentriche tra naturale e artificiale, umano e non umano, autoriale e condiviso, rassicurante e scabroso, effimero e perdurante, performativo e prestazionale.

 

Annalisa Metta è professoressa associata in Architettura del Paesaggio all’Università Roma Tre. La sua ricerca si rivolge ad approfondimenti teorico-critici ed esperienze applicate sul progetto degli spazi aperti. Nel 2016-2017 è stata l’Italian Fellow in Landscape Architecture presso l’American Academy di Roma e oggi ne è advisor. Tra i libri, Wild and the City. Landscape Architecture for Lush Urbanism (2019, con M.L. Olivetti), Southward. When Rome will have gone to Tunis (2018, con J. Berger), Anna e Lawrence Halprin. Paesaggi e coreografie del quotidiano (2015, con B. Di Donato). È tra i fondatori di Osa architettura e paesaggio.

 

16:00 - 17:00


Teatro 2

Luca Montuori | L’anello verde

Lecture

Lecture

“Anello Verde” è un progetto per Roma. Affronta il tema del ruolo, degli spazi e delle funzioni attuali della capitale, indagando i dispositivi, i principi e gli spazi possibili del progetto urbano. L’autore si interroga sui metodi e sulle condizioni delle trasformazioni, sulla necessità di riallineare politiche e progetti, sulla possibilità di tenere insieme paesaggi concreti e norme astratte, risorse e obiettivi della città attuale. Una riflessione teorica sulla città a partire dalla parte concreta della città.

 

Luca Montuori, (Roma 1965), architetto PhD, laureato presso la Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza. Attualmente è professore associato di Composizione architettonica urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. Dal marzo 2017 all’ottobre 2021 ha ricoperto il ruolo di Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, fino a settembre 2017 anche con delega alle Infrastrutture. Nel 2001 ha fondato con Riccardo Petrachi lo studio 2tr_architettura. Lo studio negli anni si è concentrato prevalentemente su incarichi di committenza pubblica elaborando progetti di diversa scala e natura. Tra i principali interventi realizzati: edificio sperimentale per abitazioni pubbliche (Pesaro, concorso abitarEcostruire); Parco Fluviale di santa Fiora, Parco delle Miniere del Cornacchino, Museo e centro di documentazione TAC, Territorio e Ambiente a Castellazzara, (tutti sul Monte Amiata, Grosseto); Parco del piano della Civita e il museo archeologico di Artena (Roma). Con lo studio ha partecipato a concorsi internazionali ricevendo premi e menzioni tra cui il Premio Piranesi per il progetto “via dei Fori Imperiali e l’area archeologica centrale”. Dal 2008 al 2016 è membro del Comitato Scientifico della Casa dell’Architettura di Roma.

17:30 - 18:30


Teatro 1

Tarek Elhaik | Towards a Ethero-Ethological Imagination

Lecture

Lecture

In questa conferenza, Elhaik si basa sul suo primo lavoro sul campo sull’arte critica e sulle pratiche curatoriali a Città del Messico, nonché sul suo recente libro sull’estetica contemporanea. Impegnato nel compito antropologico di “curare l’umano” e nell’assumere assemblaggi di ethoi come oggetti di indagine, l’antropologo condivide gli spunti della sua indagine sull’immaginazione scientifica e le pratiche audiovisive della ricerca sui cetacei in una triplice messa in scena: Stretto di Gibilterra, Mar Tirreno e Golfo di California.Attento sia alle dinamiche politico-ecologiche di questi ambienti marini sia alle tecnologie attualmente in fase di sperimentazione nell’etologia dei mammiferi marini, nelle scienze della comunicazione e nella gestione alieutica, Elhaik individua i contorni di un’estetica dell’esistenza animato da quella che chiama una “immaginazione etero-etologica”.

Tarek Elhaik è Professore Associato di Antropologia presso l’Università della California, Davis. È autore di The Incurable-Image: Curating Post-Mexican Film and Media Arts (Edinburgh University Press, 2016) e di Aesthetics and Anthropology: Cogitations (Routledge, 2022). Ha uno studio curatoriale e dirige la sede AIL: Anthropology Image Lab. È anche ricercatore e co-direttore del programma di ricerca Future Flourishing (2023-2028) finanziato dal CIFAR, il Canadian Institute for Advanced Research.

 

17:30 - 18:30


Teatro 2

Stalker | D.A.F.N.E. Danni Ambientali e Formazione di Nuovi Ecosistemi

Lecture

Lecture

Giulia Fiocca e Lorenzo Romito

L’esperienza pluriennale del processo ecologico e sociale generatasi attorno all’emergere del lago Bullicante, costituisce nell’insieme un processo unico di trasformazione del rapporto tra città e natura, da cui apprendere e su cui fondare una profonda trasformazione dell’urbanistica e della progettazione, della giurisprudenza ambientale, della ricerca, della formazione così come dei comportamenti sociali in genere. Oggi è fondamentale riconoscere questo tipo di agency bio sociale e favorirne l’azione in ciascuno degli ecosistemi urbani emergenti in zone già di sfruttamento e prive di tutela che Stalker sta cartografando in un Atlante. D.A.F.N.E. Danni Ambientali e Formazione di Nuovi Ecosistemi è il nome proposto per questa agency.

 

Giulia Fiocca, architetta, ricercatrice indipendente, attivista e docente con Lorenzo Romito di Arte Pubblica alla NABA di Roma e al Master in Environmental Humanities dell’Università Roma Tre. Si occupa di tematiche legate alle trasformazioni urbane e sociali soprattutto relative a comunità marginali, spazi abbandonati, pratiche di autorganizzazione sociali e culturali, sperimentando e promuovendo azioni creative collettive per la trasformazione urbana e sociale, dal 2006 con Stalker a Roma. È cofondatrice di PrimaveraRomana (2009-2013), SUN Scuola di Urbanesimo Nomade (dal 2017) e dello spazio NoWorking (dal 2016).

Lorenzo Romito, artista, architetto, attivista, curatore e ricercatore indipendente, Stalker, professore di Space and Design Strategies presso la KU Linz (Austria). È docente con Giulia Fiocca di Arte Pubblica presso la NABA di Roma e del modulo Stalker nel Master in Environmental Humanities dell’Università Roma Tre. ‘Prix de Rome Architecte’ presso l’Accademia di Francia Villa Medici a Roma (2000-2001). È cofondatore di Stalker (1995-), Osservatorio Nomade (2002-2009), PrimaveraRomana (2009-2013), Biennale Urbana (2014-), NoWorking (2016-) e SUN Scuola di Urbanesimo Nomade (2017-).

 

17:30 - 18:30


Bookshop

Pierluigi Adami | Ritorno al Pianeta. Dai Neanderthal alla pandemia

Presentazione libro

Presentazione libro

Bordeaux edizioni, 2021

Dialoga con l’autore Roberto Morassut

Ritorno al pianeta indaga il futuro dell’umanità e delle specie viventi nel mondo colpito dal Covid-19. Come andrà a finire? Ci attendono cicloni, siccità, inondazioni marine e nuove pandemie o l’uomo riuscirà a curare i mali del pianeta da lui stesso causati? Il lavoro è strutturato in tre parti. Nella prima (“Il pianeta ammalato”) vengono analizzati i “mali” del pianeta (ambientali, socio- economici, culturali) che hanno condotto alla crisi climatica e favorito la diffusione del coronavirus. Si parte perciò dall’evoluzione della civiltà umana, soffermandosi sugli impatti che le tre grandi rivoluzioni – cognitiva, agricola e industriale – hanno avuto sull’alterazione dell’equilibrio nel rapporto tra uomo e natura. Nella seconda parte (“Verso un mondo migliore”) vengono analizzate ventuno pratiche per una “buona rinascita”, definendo un percorso di cura dei mali del pianeta composto sia da scelte coraggiose a livello politico globale, sia da buone pratiche e revisioni degli stili di vita individuali. Nell’ultima parte (“Dove andremo a finire?”) l’autore lancia una provocazione: «Nulla di quello che c’è scritto in questo libro si avvererà. Non ci sarà nessuna rivoluzione green». In realtà, il discorso di Adami si fa più accorato e riaccende la speranza «perché il finale di questo libro, cioè del nostro pianeta, è ancora da scrivere».

Pierluigi Adami, giornalista e ingegnere, è stato a capo dell’unità di ingegneria del Gruppo Telespazio e ha lavorato a lungo come esperto di monitoraggio ambientale via satellite.

 

18:30 - 20:00


Teatro 1

Omaggio a Paolo Ramundo: l’immaginazione al podere

Incontro e proiezione

Incontro e proiezione

Intervengono: Pietro Ramundo, Francesca Zubbani (CoBrAgOr – Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati), Giacomo Lepri (Cooperativa Agricola Coraggio), Paolo Berdini (urbanista), Carlo Infante.

A seguire proiezione del film-documentario “1968 Gli Uccelli: un assalto al cielo mai raccontato” di Silvio Montanaro e Gianni Ramacciotti

con la partecipazione di Martino Branca e Roberto Maria Federici (Diavolo) del gruppo de “Gli Uccelli”.

La straordinaria avventura degli Uccelli, gruppo creativo nato a Roma nel 1968, nella facoltà di Architettura a Valle Giulia. L’occupazione della cupola borrominiana di S. Ivo alla Sapienza, l’invasione a Matera per la riqualificazione dei Sassi, il rapporto con i maggiori artisti e intellettuali dell’epoca, il sostegno alla popolazione terremotata di Gibelllina, nel Belice, lo stretto rapporto con i berlinesi della Kommune1, per dare vita a un 68 diverso, gioioso, partecipato, dissacrante. Un documentario che porta lo spettatore nel cuore di un’epoca di rivolta felice, con le voci e le immagini di chi mise l’estetica sul terreno della politica, ispirati da un filo di magnifica pazzia.

18:30 - 20:00


Teatro 2

Fabio Di Carlo, Lucina Caravaggi, Isabella Pezzini | Suburbs help cities. Aria per le città

Incontro

Incontro

Viste in una prospettiva paesaggistica ed ecologia, sono le periferie urbane che garantiscono la sopravvivenza dei centri su cui gravitano, ribaltando l’idea usuale di centralità e marginalità, di ricchezza e privazione. È infatti nelle loro discontinuità e frammentarietà che risiede quel “capitale naturale” dove si generano o transitano risorse e flussi – di aria, di acqua, di cibo, di relazioni tra viventi – essenziali per la vita nelle città. Le periferie forniscono quindi non solo la forza lavoro per la produzione del capitale finanziario, ma anche le risorse e le diversità biologiche, fisiche e sociali, i cosiddetti “servizi ecosistemici” necessari al sistema. Roma, con la struttura radiale di corpi ambientali che dall’esterno si incuneano fino alla città storica, rappresenta un ottimo osservatorio. L’elevato gradiente di naturalità che permane nel suo sviluppo discontinuo, permette la realizzazione di interventi di paesaggio più incisivi ed inclusivi. La ricerca “Paesaggi di Roma per il XXI secolo. Un atlante di trasformazioni sostenibili” (Sapienza Università di Roma, 2023-2025) ha come obiettivo la costruzione di un Atlante dei nuovi paesaggi di Roma per il XXI secolo. Un Atlante per comprendere l’oggi e orientare la rinascita e le trasformazioni della città attraverso le prospettive molteplici della progettazione di paesaggi: Roma come un grande paesaggio.

 

 

Fabio Di Carlo è professore ordinario di Architettura del Paesaggio, presso Sapienza Università di Roma, dove presiede la Laurea in Architettura del paesaggio. È stato presidente della Società Scientifica Italiana di Architettura del Paesaggio, ed è membro di comitati scientifici internazionali. Ha curato mostre quali Renaissance, Biennale di Architettura di Pisa (2021) e Franco Zagari. La parola ai progetti (2017-2019), convegni quali Il paesaggio come sfida (2016) e Rome’s Landscape. LE:NOTRE Landscape Forum (2013). Tra le pubblicazioni: Paesaggi di Calvino, (2013); Franco Zagari, (2021); Constructed Natures: Shaping Ecology through Landscape Design (SUSTAINABILITY, 2021) e Paradossi dell’acqua. Tra scarsità̀ ed eccessi, desideri e preoccupazioni (RI-VISTA luglio 2023).

 

Lucina Caravaggi è professoressa ordinaria di Architettura del Paesaggio, a Sapienza Università di Roma, dove è coordinatrice del Dottorato di Ricerca in Paesaggio e Ambiente. Coordinatrice di numerosi progetti e ricerche: “Linee guida del progetto GRAB – Grande Raccordo Anulare delle Biciclette” (2017-2021); Paesaggi dell’impianto geotermico “Val di Paglia” ad Abbadia San Salvatore (SI); “Attract. SmArT neTwoRk for sustainable  Accessibility of widespread Cultural siTes in  Lazio region”, con Roma Servizi per la Mobilità S.r.l, (2022-in corso); “Mindscape infrastructures. A new life cycle for therapeutic precincts” (2018-2020); Progetto “SISMI. Tecnologie per il miglioramento della sicurezza e la ricostruzione dei centri storici in area sismica” (2019-2020).

 

Isabella Pezzini è professoressa ordinaria di Filosofia e Teoria dei linguaggi presso Sapienza Università di Roma, dove insegna semiotica. È autrice e curatrice di molti saggi e volumi, tra i quali Introduzione a Barthes (2014), Semiotica dei nuovi musei (2011), Immagini quotidiane (2008). Fra gli ultimi volumi curati il numero della rivista Punctum, Paolo Fabbri. Unfolding semiotics. Pour la sémiotique à venir (2021) e le antologie Dallo spazio alla città. Letture e fondamenti di semiotica urbana, con R. Finocchi (2020); La moda fra senso e cambiamento, con B. Terracciano (2020).

 

19:00


Bookshop

Christian Caliandro | Contro l’arte fighetta

Presentazione libro

Presentazione libro

Castelvecchi, 2023


Che cos’è l’“arte fighetta”? È un’arte che aderisce totalmente ai valori delle élite e delle classi privilegiate, rinunciando di fatto al compito di interpretare criticamente la realtà, con la conseguenza di consegnare opere e autori al territorio della decorazione, strettamente connesso a quello della finanziarizzazione. Negli ultimi decenni, infatti, il conformismo sociale impedisce a molte delle opere ammesse nel sistema dell’arte di essere autenticamente radicali. Christian Caliandro parte così da un’indagine del fighettismo nell’arte degli ultimi decenni, inteso come approccio e come disposizione d’animo, per muoversi poi alla ricerca della nozione di “pop sotterraneo” – emersa nel territorio musicale tra anni Ottanta e Novanta – come possibile modello di un’arte non fighetta dalle specifiche caratteristiche. Tra critica d’arte e autobiografia, tra sociologia culturale e teoria artistica, il volume si dedica con piglio polemico a scandagliare attentamente riflessi, funzionamenti interni e ruoli dell’arte fighetta.

 

Christian Caliandro, è storico, critico d’arte contemporanea e curatore. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha diretto le rubriche “inteoria” ed “essai” su «Exibart», e cura la rubrica “inpratica” su «Artribune». Tra i suoi ultimi libri: Italia Revolution (Bompiani, 2013), Italia Evolution (Meltemi, 2018), il manuale Storie dell’arte contemporanea (Mondadori Università, 2021) e L’arte rotta (Castelvecchi, 2022). Ha curato numerose mostre personali e collettive e progetti artistici e culturali, in spazi pubblici e privati.

 

Introduce Cristina Guarnieri.
Interviene Alessandra Mammì.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

21:00 - 23:00


Sala delle vasche

L.O.A.L. League of Art Legends (Simone Bertugno & Mike Watson) | Panico quotidiano! Daily Panic!

Live set/vj set

Live set/vj set

La dimensione panica caratterizza la nostra epoca ed attraversa ogni aspetto della società. L’attualità e l’informazione mediatica alimenta molte forme di panico e questo, veicolato o spontaneo, influenza l’economia, le politiche, la cultura e la vita delle persone. Dalla pandemia alla guerra, il nostro momento storico sembra essere in bilico tra il ritorno, voluto, di vecchi equilibri geo politici e una globalizzazione economica capitalista, che travolge le persone e le rende parte di un gioco più grande di loro, in cui sembrano non avere scelta e peso a livello politico. Nell’incomunicabilità tra le culture e nel progressivo ritorno dei nazionalismi e del fascismo, nei numerosi conflitti si allontana la visione di quello che dovrebbe essere il nostro unico centro, il pianeta terra come casa comune da salvaguardare e ora oramai, da salvare, per salvarci e definirci umanità, una volta per tutte. Decentrare il paradigma, la percezione dell’altro, delle periferie urbane e del mondo, sembra essere la necessità attuale per costruire l’azione politica e culturale e creare un nuovo immaginario pro attivo, che ridia una direzione al nostro agire, individuale e collettivo. Il Live set / vj set “ PANICO QUOTIDIANO ! DAILY PANIC ” del duo L.O.A.L. (Watson – Bertugno ), si prenderà cura, attraverso suono ed immagine, un repertorio di voci, prese da documenti video, di personaggi contemporanei, di evidenziare le contraddizioni semantiche e culturali che guidano questa dimensione panica, proponendo, con ironia, un immaginario repertorio della nostra epoca.

 

League of Art Legends (Simone Bertugno e Mike Watson) si sono formati nel 2016 con l’obiettivo di utilizzare la performance, l’installazione, la musica dal vivo e nuovi media per promuovere la discussione sull’arte, l’estetica, i conflitti sociali. Dal 2016 hanno lavorato su differenti progetti in molteplici istituzioni culturali in Italia e all’estero: Fondazione Pastificio Cerere, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Acud / Transmediale Festival, Berlino Auditorium Parco della musica, Roma Maam , Museo dell’altro e dell’altrove, Roma, The White Building / Antiuniversity Festival, Londra. N3813 Palermo, MANIFESTA 2018 / The Revolution Will be Live- streamed/ POLITICS OF DISSONANCE, evento collaterale, Macro Asilo,WE HAVE NEARLY LOST CONTROL,2018, Roma, Macro Asilo, Finis, 2019, Roma.

Simone Bertugno, scultore, performer e compositore polistrumentista, lavora sullo spazio e la percezione visiva. La sua ricerca pluridisciplinare, mette in relazione differenti media creando un unicum espressivo, in cui spazio, suono, luce, forma e materia sono interdipendenti.

Mike Watson è curatore di mostre, critico d’arte e teorico dell’arte e dei media. Di origini britanniche, attualmente risiede in Finlandia. PhD in Filosofia presso il Goldsmiths College di Londra, scrive regolarmente per riviste quali “Jacobin”, “Radical Philosophy”, “ArtReview” e “Artforum”. Ha pubblicato il saggio Perche’ la sinistra non impara a fare i meme? (Meltemi editore) in 2022 .

 

11:00 - 12:00


Teatro 2

Self-Made Museums Roma

Tavola rotonda

Tavola Rotonda

 

Nell’ultimo decennio Roma ha visto il proliferare di musei-fai-da-te. La tavola rotonda prova a fare il punto su questo interessante percorso, provando a capire quanto questi “dispositivi” autonominati e autogestiti, nati spesso in periferia e in luoghi non deputati, spesso con una precisa vocazione politica e sociale, community-specific oltre che site-specific, stiano contribuendo alla ridefinizione del concetto stesso di spazio museale.

Interventi di:

Fausto Delle Chiaie, Museo a cielo aperto
David Diavù Vecchiato (MURo Museo Urban di Roma)
Giorgio de Finis (MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz)
Claudio Gnessi (Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros e M.A.U.Mi Museo di Arte Urbana delle Migrazioni)
Cristina Giuliani (Museo Condominiale di Tor Marancia – Tormararte)
Francesco Careri (Museo delle Memorie – Laboratorio di Città Corviale)
Lorenzo Romito (MAd’O Museo dell’Atto di Ospitalità @SpinTime Labs)
Aldo Innocenzi Stalker/Museo relazionale
Pino Volpino e Mirko Stelleconfuse Bellucci (SAMRO Sticker Art Museum Rome)

 

Conclusioni di Valter Curzi, Direttore della Scuola di specializzazione in Beni storico Artistici della Sapienza

12:00 - 13:00


Ingresso Pelanda

Carlo Infante | Walkabout

Performance

Performance

Walkabout_Festa Mobile dell’Antropocene

Il walkabout è un format di performing media  in cui conversazioni peripatetiche si combinano con trasmissioni radiofoniche nomadi. E’ una “radio che cammina”  in cui si conversa “di fianco” mentre ci si guarda intorno, “apprendendo dappertutto” nelle esplorazioni psicogeografiche.

Carlo Infante è changemaker, esperto di Performing Media, fondatore di Urban Experience.Docente di Tecnologie digitali e processi cognitivi a Università Mercatorum. Opera nell’ambito dell’innovazione sociale con azioni di resilienza urbana come i walkabout: esplorazioni partecipate radionomadi.

 

14:00 - 16:00


Foyer

Sex & the city | L’Angelo del focolare

Workshop e performance

Workshop e performance a cura di Sex & the City (Azzurra Muzzonigro e Florencia Andreola)

La donna, si può dire, è ancora oggi identificata come “l’angelo del focolare” e, di conseguenza, strettamente legata allo spazio domestico. La forma di pensiero tale per cui il “marito” eventualmente aiuta la “moglie” con i lavori domestici è l’emblema di questa impostazione, che vede un’unica persona responsabile delle mansioni di casa – indipendentemente dal fatto che sia implicata o meno anche sul mercato del lavoro – e che, nella migliore delle ipotesi, può essere supportata in questo suo ruolo. Nello spazio pubblico poi, i corpi femminili non si sentono mai pienamente a proprio agio: oggetto di catcalling e di giudizi sull’aspetto fisico (abbigliamento, trucco, portamento, acconciature, fisicità, ecc.) da un lato, vittime di un’insicurezza estremamente limitante dall’altro.

A partire da queste considerazioni Sex & the City invita * partecipant* di Iperfest a prendere parte a un workshop il cui obiettivo è riflettere collettivamente sugli stereotipi di genere che ancora oggi legano la figura femminile allo spazio domestico e quella maschile allo spazio pubblico. Insieme produrremo delle frasi che ironicamente ribaltino questi stereotipi, riferendoci al rapporto tra donne e spazio – pubblico e privato – e che verranno poi esposte performativamente nello spazio della Pelanda e del Mattatoio per offrirsi come riflessione critica su spazio e genere a un pubblico più allargato.

 

Sex & the City APS, fondata nel 2022 da Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro, osserva le città da un punto di vista di genere, e lo fa attraverso progetti specifici, teorici e pratici, incontri pubblici e progetti di ricerca. Ha pubblicato con LetteraVentidue nel 2021 una ricerca sviluppata per Milano Urban Center sulla città di Milano, Milan Gender Atlas / Milano Atlante di genere, nella quale ha svolto un’attività di mappatura e di ricognizione sulla condizione della città in merito alla vita quotidiana di donne e minoranze di genere.

Per saperne di più su Sex & the City: https://sexandthecity.space/

 

Durata: 120 min

16:00 - 17:00


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Antonio Cecere | Napoli capitale dei lumi. Scienza, economia e politica

Presentazione libro

Presentazione libro

Castelvecchi, 2022

Nel Settecento la città di Napoli, come Parigi, Londra, Edimburgo, partecipò, con il variegato e fecondo contributo dei suoi intellettuali, filosofi ed economisti, al dibattito europeo per la costruzione della Modernità. Il pensiero illuminista stava cambiando i paradigmi del vivere civile e ogni collettività cittadina generava, dal proprio spazio culturale e sociale, un nuovo progetto di futuro. La scuola illuminista meridionale ebbe il merito di una visione originale e incredibilmente attuale, proponendo un modello economico solidale che perseguisse, tra i suoi obiettivi, il raggiungimento del benessere e della felicità del popolo.

Con i contributi di Antonio Coratti, Dionysis G. Drosos, Paolo Quintili, Valentina Sperotto.

 

Antonio Cecere Cultore della materia presso la cattedra di Storia della filosofia dell’Illuminismo dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Autore di saggi e studi sull’Illuminismo francese e sull’Illuminismo mediterraneo. Vicepresidente del gruppo di ricerca “Filosofia in Movimento”, redattore della rivista internazionale di studi Mediterranei «I.S.MED» (Auburn University, Alabama) e membro del comitato scientifico e del comitato di valutazione scientifica dell’Osservatorio sulla Cooperazione e la Sicurezza nel Mediterraneo (OCSM) dell’Università di Salerno. Tra le sue opere più recenti Lumi sul Mediterraneo (Jouvence, 2019) curato con Antonio Coratti; Lessico Resistente (Kappabit, 2019); Utopia e Critica nel Mediterraneo (Jouvence, 2021) curato con Laura Paulizzi e il numero Mediterranean Enlightenment del «Giornale della filosofia» (Jouvence, 2021) curato con Halima Ouanada e Dionysis Drosos.

Introduce Cristina Guarnieri.
Interviene Laura Paulizzi.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

16:00 - 17:00


Teatro 2

UNCENTERED PHOTOGRAPHY #2 – FRANCESCO CABRAS

Photogallery

FRANCESCO CABRAS | GLI INSORTI

Deve esistere un’area geografica che ci abita simile a una piccola piazza dove convergono sentimenti alla deriva dal resto della vita e del mondo. Lì si attivano e si disarmano nello stesso istante desideri, certezze, fragilità, ricordi, timori, domande e molto altro. Questi flussi cognitivi ed emotivi dai confini incerti attirano la mente in uno spazio quasi contemplativo. La sospendono in una posizione statica che sfugge alla pioggia di meteoriti in cui zigzaghiamo ogni giorno. Siamo in un tempo che appare molto diverso dalle epoche precedenti e non sappiamo cosa porterà. Invece di farsi travolgere o di nuotargli contro c’è chi, senza sceglierlo di proposito, si pone sporadicamente in un assetto in cui pienezza e vuoto convivono; una postura mentale di raccoglimento che potrebbe evolversi in una rivelazione quanto nel caos totale. Questi sono gli assorti.

Musiche: Sante Rutigliano, Alessandro Marrosu

Francesco Cabras
(Roma, 1966) inizia a fotografare e stampare in camera oscura a undici anni, nove anni dopo inizia a pubblicare foto e scrivere per molte testate italiane parallelamente agli studi di psicologia. Fonda la società di produzione Ganga, come regista ha diretto, spesso in tandem con Alberto Molinari, documentari, videoclip e cicli di videoarte; produzioni che ottengono premi e distribuzioni internazionali. Del 2016 è la personale‘Urban Icons’a Castel dell’Ovo a Napoli, nel 2017 espone al Maxxi di Roma per i 50 anni di Amref. Nel 2018 partecipa alla collettiva di Pianoterra presso la Galleria Lia Rumma a Napoli e al Festival di Arles. Altre sue personali sono state allestite a Torino, Roma, Berlino, Bruxelles, Parigi, Capalbio, Milano, Bologna, Avellino e Sestri Levante. Da sempre vicino al mondo della solidarietà internazionale è autore di campagne e film per Amref, Greenpeace, Ifad, Terre Des Hommes, Un Ponte per Baghdad, Med-React e Legambiente. Lavora tra Italia, Asia e Medio Oriente. È autore di testi di canzoni, ha lavorato sporadicamente come attore, è il cantante dei North Sentinel.

16:30 - 17:30


Teatro 2

Pasquale Polidori | Torturing Flowers

Videproiezione

Videoproiezione

Video, 11’53’’

2011

Torturing Flowers è una trilogia basata su tre interrogazioni parlamentari presentate fra il 1997 e il 2011 alla Commissione Europea e riguardanti l’arte contemporanea.

Oggetto delle interrogazioni sono: la definizione di arte; le regole del mercato e le strategie fraudolente messe in atto da gallerie e artisti per aggirarle; e infine le iniziative della Unione Europea a sostegno dell’arte contemporanea.

Attraverso la giustapposizione tra l’antica immagine convenzionale della bellezza legata ai fiori e una lettura enfatica e forzata dei testi parlamentari che va oltre il loro significato letterale, Torturing Flowers evidenzia il paradosso a cui va incontro il discorso artistico quando interseca il linguaggio burocratico.

Primo premio Miglior film d’arte, Asolo Art Film Festival, XXXI edizione, Asolo, Italy, 2012. Selezione speciale, Videoholica, V edition, Varna, Bulgaria, 2012. Selezione ufficiale in concorso, Videomedeja, 17 International Video Festival, Novi Sad, Serbia, 2013.

TORTURING FLOWERS (2011), di Pasquale Polidori. Con Luigi Battisti, Fabio Pagani e Pasquale Polidori; voci di Parysa Pourmoneshi e Gaby Ford; fotografia e riprese di Michele Imperio; musica di Fabio Pistillo; montaggio di Andrea Balzarini e Pasquale Polidori.

La ricerca artistica di Pasquale Polidori (1964) è orientata a una ricostruzione della storia dell’arte come luogo di patetiche illusioni soggettive, smarrimento delle definizioni estetiche, nonché fine e rimozione costante della contemporaneità. I suoi lavori si presentano nelle forme di una testualità complessa, in cui confluiscono la scrittura, l’oralità, la costruzione di dispositivi relazionali volti alla composizione di discorsi critici partecipati, e una limitata produzione di immagini generate attraverso il ricorso a medium diversi. Ha esposto in spazi indipendenti e istituzionali.

17:00 - 18:00


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Lucia Tozzi | L’invenzione di Milano. Il culto della comunicazione e politiche urbane

Presentazione libro

Presentazione libro

Cronopio, 2023

Solo dieci anni fa Milano era vista come una città produttiva, elegante, ma grigia. Poi, con l’Expo2015, ha assunto l’immagine di una metropoli splendente e attrattiva. Il passaggio però non è la conseguenza di una trasformazione oggettiva ma, all’opposto, è la metamorfosi fisica a essere effetto di una campagna di marketing senza precedenti, il cui successo è stato ottenuto spostando le risorse materiali e intellettuali destinate alla produzione di cultura, ricerca, servizi di welfare verso la produzione dell’immagine di una metropoli globale del lusso. L’aspetto più perturbante dell’intero processo è il ruolo giocato dalla finanza, impegnata in una doppia missione: concentrazione della ricchezza attraverso la privatizzazione della città pubblica, dei suoi spazi e delle sue istituzioni sociali e culturali; cattura o neutralizzazione delle forze che potrebbero produrre attrito nel sistema e lotta alle disuguaglianze.

 

Lucia Tozzi è una studiosa di politiche urbane e giornalista. Editor cultura di Edizioni Zero, ha fatto parte delle redazioni di Abitare e Alfabeta2. Scrive su Il manifesto, Gli Stati Generali, NapoliMonitor e altri giornali. Ha pubblicato tra le altre cose City Killers. Per una critica del turismo (Libria 2020). Con nottetempo ha pubblicato Dopo il turismo (2020).

17:00 - 18:00


Teatro 2

UNCENTERED PHOTOGRAPHY #2 – VIRGINIO FAVALE

Photogallery

VIRGINIO FAVALE | SYNCHRONY


Virginio Favale ha come territorio esplorativo le grandi città del mondo ed è proprio sulle grandi metropoli che svolge, da oltre trenta anni, una incessante ricerca fotografica e video. Un’esplorazione attraverso la frenesia delle metropoli della finanza, le aspirazioni e la resilienza delle capitali dei diritti comunitari ma anche le accelerazioni dei tempi contemporanei. Le città emergono come forme viventi in continua mutazione, i palazzi come nuove torri di Babele sono i totem di un mondo in cerca di identità. Un avvicendamento fra armonie e caos, desiderio di elevarsi e difficoltà di colmare le diversità. Protagonisti silenziosi i nuovi simboli dell’evoluzione tecnologica espressi nella loro accezione positiva, strumenti di interconnessione, di trasporto, e di riconoscimento collettivo. I ritmi di vita, il divenire delle cose, i flussi di persone, la solitudine, i mezzi pubblici e negli ultimi anni le facciate dei palazzi sono diventate per Virginio delle vere e proprie ossessioni a livello artistico. Oltre alle grandi metropoli europee ed internazionali, nel 1999 Virginio si reca per la prima volta a Tokyo, la più grande conurbazione esistente sul pianeta. E’ amore a prima vista e Tokyo diventerà negli anni la Musa ispiratrice.

“In questo lavoro c’è la sintesi della mia ricerca. Il fluire delle cose e il libero arbitrio, il caos alternato all’ordine matematico dell’universo, del destino, del nostro DNA.”

Virginio Favale

Virginio Favale, fotografo e regista con una carriera trentennale, da ventiquattro anni si avvicenda tra Roma e Tokyo. Porta avanti un percorso di ricerca e sperimentazione di avanguardia che vede coinvolte le nuove tecnologie e le dinamiche dei sistemi emergenti. Ha realizzato progetti per aziende leader e collaborato con le maggiori agenzie pubblicitarie internazionali come Saatchi & Saatchi, Young & Rubicam, Thompson, Dentsu, TBWA, McCann, Armando Testa, Arkage, etc. Le sue immagini e i suoi video sono stati utilizzati per la comunicazione di aziende leader fra le quali: Enoitalia, con il progetto espositivo Vite Mia curato da Philippe Daverio e l’evento immersivo per il Trentennale, Mercedes, FCA, Renault, Ford, Zegna, Cerruti, WWF, BNL. Nel 2021 l’autore ha esposto il progetto fotografico e video “Tokyo 365” al museo PAN di Napoli, in concomitanza con le Olimpiadi di Tokyo. Ha all’attivo quindici mostre personali, pubblicazioni di libri e servizi editoriali pubblicati a livello mondiale, tra questi Venice Carnival pubblicato dall’Artmedia Press di Londra. E’ uno degli artisti scelti per realizzare uno dei progetti più innovativi della capitale, EURBAN, dove arte e sostenibilità ambientale si fondono. Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti, in particolare con la campagna sociale contro la violenza sui bambini per Save the Children e contro il doping con il film Purosangue. Negli ultimi anni si è concentrato maggiormente nella realizzazione di progetti audiovisivi e fotografici che coniugano arte e sociale, tra questi il progetto No Hunger che lo vede impegnato in lunghi tour ciclistici per raccogliere fondi per aiutare le popolazioni più vulnerabili del pianeta.

17:30 - 18:30


Teatro 1

Luca Molinari | Corpi, città e architetture. Costruire nuovi patti spaziali

Lecture

Lecture

La città è da sempre un laboratorio potente di cambiamento, trasformazione, contrasti e sperimentazione che nell’ultimo secolo ha vissuto un’accelerazione drammatica che sta chiedendo visioni alternative rispetto al modello di crescita della modernità. In un tempo di metamorfosi profonda e di interrogativi sui profondi cambiamenti ambientali e sociali siamo chiamati a ripensare a forma di patto spaziale che costruiscono luoghi sostenibili, inclusivi e circolari. La meraviglia è un sentimento collettivo e individuale da cui ripartire, per tornare a guardare al mondo nella sua ricchezza e contraddizioni e a costruire forme diverse di partecipazione e progettazione comune.

 

Luca Molinari è critico, curatore e professore ordinario di Teoria e Progettazione dell’Architettura presso l’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli». Direttore editoriale della rivista «Platform Architecture and Design », collabora come autore indipendente con quotidiani e periodici italiani e stranieri, tra cui «Corriere della Sera», «La Stampa», «L’Espresso», «Lotus». Nell’ottobre 2020 è stato nominato direttore scientifico di M9 Museo del ‘900, Mestre. Responsabile per l’Architettura e la Città alla Triennale di Milano (2001-2004), nel 2010 ha curato il Padiglione Italiano in occasione della 12a Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia, e dal 2012 al 2018 è stato membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici. Tra le sue ultime pubblicazioni Dismisura. La teoria e il progetto nell’architettura italiana (Skira 2019) e Le case che siamo (nottetempo 2016 e 2020). Per Einaudi ha pubblicato La meraviglia è di tutti. Corpi, città, architetture (2023).

 

18:00 - 19:00


Bookshop

Marco Testoni | Renato Nicolini. La gioiosa anomalia

Presentazione libro

Presentazione libro

Efesto, 2022

Renato Nicolini non è stato solo un politico, un parlamentare, un assessore alla cultura che inventò e diede un senso alla parola politica culturale, fu anche l’uomo dell’effimero, del meraviglioso urbano, della mescolanza tra colto e popolare, l’ideatore dell’Estate Romana, l’amico delle avanguardie teatrali, l’urbanista, il drammaturgo, l’attore, ma soprattutto è stato un uomo che attraverso la cultura ha inciso profondamente sulla socialità e sulla qualità della vita di migliaia di cittadini. Questo libro prova a ricostruire il percorso e la molteplicità della sua figura.

Marco Testoni, Compositore, Music supervisor Si è formato musicalmente in percussioni sotto la guida di Antonio Striano presso il Conservatorio A. Casella di L’Aquila. La sua attività compositiva si è presto orientata verso la musica applicata per cinema, arti digitali e multimediali, teatro e danza. Dal 2020 è direttore del canale web Tv Soundtrack City e vicedirettore del magazine Colonne Sonore. Collabora alla conduzione del programma radiofonico Classic Rock On Air di Renato Marengo. Website: www.marcotestoni.com

18:00 - 19:00


Teatro 2

UNCENTERED PHOTOGRAPHY #2 – VALERIO MUSCELLA

Photogallery

VALERIO MUSCELLA | QUI, ALTROVE

Qui, altrove, consiste in una selezione di fotografie che accompagna lo spettatore in un viaggio lungo i margini attraverso occupazioni abitative, frontiere di terra e di mare, campi informali e rotte migratorie in Europa, nei Balcani e in Medio Oriente.Il percorso visivo invita a riflettere sulla necessità dello sguardo di allontanarsi dal centro, mettendo in luce storie interstiziali in contrapposizione alla narrazione dominante, troppo spesso focalizzata sulla prospettiva dell’uomo bianco occidentale che discrimina ed esclude visioni discordanti con la propria.Qui, altrove raccoglie e documenta la complessità del presente aprendo alla possibilità di altre visioni sul reale.

Valerio Muscella è un fotografo documentarista freelance che si occupa di fotogiornalismo e narrazione multimediale in Italia e all’estero. Da anni segue e documenta le dinamiche relative alla lotta per la casa a Roma e ai flussi migratori in Europa e in Medio Oriente. Collabora con associazioni e organizzazioni non governative e i suoi reportage sono stati pubblicati su giornali e riviste nazionali e internazionali.

18:30 - 19:30


Teatro 1

Estelle Ferrarese | Margini di sale. Una filosofia femminista del singhiozzare

Lecture

Lecture

Il centro è ciò che conta, ciò che organizza tutto il resto. Ma è anche ciò che è ovvio. Ecco perché accogliere gli altri implica decentrarsi. Alcuni corpi vivono, “sono”, al centro, quelli che possono allargarsi, mostrarsi, distendersi, senza nemmeno pensarci, senza interrogarsi – corpi maschili, eterosessuali, cis. Sono corpi al centro di un mondo che percepiscono come ovviamente disponibile e confortevole. Ma altri soggetti sperimentano un corpo che non è di casa nel mondo. Si imbattono in un mondo che per loro non è stato pensato, plasmato, reso comprensibile. Proponiamo di pensare, da una prospettiva femminista, il singhiozzo come manifestazione di corpi ai margini. Il singhiozzo è una forma di caotizzazione del corpo, che è allo stesso tempo esperienza di impotenza e protesta contro di essa.

 

Estelle Ferrarese è professore ordinario di filosofia morale e politica all’Università Picardie-Jules-Verne. È la direttrice dell’istituto di ricerca francese dedicato al genere e alle sessualità, l’Institut du gender. È stata Visiting Professor presso la New School for Social Research di New York, Alexander von Humboldt-Foundation fellow presso la Humboldt Universität di Berlino e research fellow presso il Marc Bloch Franco-German Center of Social Science Research, a Berlino. I suoi libri includono: Vulnerability and Critical Theory, Brill, 2018, The Politics of Vulnerability (a cura di), Routledge, 2017; La Fragilité du souci des autres. Adorno et le care, Lyon, Editions de l’ENS, 2018 (traduzione inglese: The Fragility of Concern for others. Adorno and the Ethics of Care, Edinburgh, Edinburgh University Press, 2020). È anche autrice di numerosi articoli su Critical Theory, filosofie femministe e vulnerabilità come categoria politica. Il suo primo libro in italiano è uscito con Castelvecchi nel 2023: Manifesto per una teoria critica femminista.

 

Introduce Giorgio Fazio.
Evento organizzato in collaborazione con Castelvecchi.

19:00 - 20:00


Teatro 2

UNCENTERED PHOTOGRAPHY #2 – STEVEN SEIDERBERG

Photogallery

STEVEN SEIDERBERG | THE ARCHITECTURE OF SILENCE
ABANDONED LIVES OF THE ITALIAN SOUTH

Tra il 1952 e il 1972, il governo italiano attuò una politica di riforma agraria in alcuni centri chiave delle campagne, nota come Riforma Fondiaria. Finanziato dal Piano Marshall, il programma aveva dato la terra in possesso alle famiglie più povere, ma lo aveva fatto senza le infrastrutture necessarie per rendere sostenibili le piccole proprietà. Questo fallimento provocò una migrazione di massa nel nord industriale in via di sviluppo, e centinaia di case abbandonate. Nel 2017, il fotografo Steven Seidenberg ha iniziato a esplorare i paesaggi, la cultura materiale e le strutture rimanenti di questo fallito programma nelle vaste aree agricole della Basilicata e della Puglia. La risultante serie di immagini, oggi raccolte in volume, non è semplicemente documentaria, ma presenta i resti di queste vite assenti sotto forma di composizioni pittoriche. Queste fotografie rivelano una fragilità poetica che costringe a un’empatia primordiale.


Steven Seidenberg
, fotografo americano, punta l’obiettivo sulle strutture materiali della produzione culturale e industria- le. Lavorando in serie, le sue immagini si muovono tra la ricerca di forme astratte e la documentazione: un pathos incar- nato che costringe a un’intima comprensione del punto limite dell’attività umana, dalla trasformazione del paesaggio alle reti liminali di decadenza, inosservate nel campo visivo. Oltre a The Architecture of Silence, è autore della monografia fotografica Pipevalve: Berlin (Lodima Press, 2017). Ha esposto le sue opere in Nord America, Europa e Giappone. È anche scrittore e autore di recenti opere di poesia e aforismi.

22:00 - 23:30


Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia

IN BETWEEN MOMENTS A TECHNO MUSIC INDUCED NIGHT WITH FRANKO B

Evento collaterale | live-vj set

EVENTO COLLATERALE | live vj-set

Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia
presenta

Il Museo abitato di Metropoliz  partecipa alla seconda edizione di IPER festival organizzando una serata techno music affidata al performer di fama internazionale Franko B. La città meticcia insediatasi nel 2009 nell’ex stabilimento della Fiorucci, da undici anni sede del Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, continua la sua battaglia politica e culturale in città. Nel corso della giornata visite guidate al museo, pranzo e cena meticcia.

Sottoscrizione: € 5,00

 

Franko B (1960) è nato a Milano e si è trasferito a Londra nel 1979. La sua pratica comprende disegno, installazione, performance, scultura, curatela e djing. Un pioniere della body art e uno dei principali artisti e attivisti performativi, Franko B usa il suo corpo come strumento per esplorare i temi del personale, politico, poetico, della resistenza, della sofferenza e il ricordo della nostra stessa mortalità e vulnerabilità. Franko B vive e lavora a Londra ed è professore di Scultura presso L’Accademia Albertina Di Belle Arti di Torino, Italia. È anche visiting lecturer al Royal College of Art di Londra. Ha presentato lavori a livello internazionale presso: Tate Modern; ICA (Londra); Galleria del sud di Londra; Arnolfini (Bristol); Palazzo delle Belle Arti (Bruxelles); Beaconsfield Arte Contemporanea (Londra); Museo Bluecoat (Liverpool); Tate Liverpool; Fondazione Ruarts (Mosca); PAC (Miliano); Contemporary Art Center (Copenaghen) e molti altri, oltre a fare il dj a livello internazionale da più di vent’anni in club e feste.

 

10:00 - 11:00


Teatro 1

Egle Oddo | Performative Habitats #7 – Capitolo I: Il Tatto

Proiezione

Proiezione

All’irrompere della pandemia, nel marzo del 2020, due performers decidono di continuare a lavorare insieme nonostante la distanza forzata e sviluppano una performance che accade simultaneamente connettendo la Finlandia e la Tunisia. Per indagare la sensibilità vegetale, Egle e Talel si concentrano sul senso del tatto: le molteplici maniere in cui tocchiamo, sfioriamo, carezziamo le piante e su come esse rispondano agli stimoli tattili. Nei successivi capitoli, il ruolo del tatto viene messo in risalto anche nella sperimentazione scientifica. Il Centro di Biotecnologia di Borj Cedría (Tunisia), con la sua avanzatissima ricerca sulle piante estremofile, si presenta come un teatro perfetto di riflessioni per imparare a discernere quale sia l’avanzamento scientifico che può davvero portare benefici alle generazioni future. Le piante estremofile, selvatiche in natura, sono in grado di sopravvivere in ambienti molto ostili e di bonificare la terra per ospitare piante agricole. Il film si conclude con una esplorazione semplice ma illuminante dove si deduce l’importante funzione della millenaria conoscenza botanica, delle piante e del loro uso.

Video full HD, 16′:36”, lingua francese, 2022

 

Egle Oddo, (1975). Il suo lavoro verte sulla narrazione lineare e non lineare come forma d’arte. Interessata al realismo operativo, inteso come presentazione della sfera funzionale in una disposizione estetica e le sue interrelazioni, combina fotografia, immagini in movimento, installazione, scultura, arte ambientale e arte sperimentale dal vivo. Nelle sue opere la produzione industriale si trasforma in un delicato artigianato, le forme di vita appaiono ed emergono da sculture e oggetti, la fotografia cinematografica si appropria alle immagini digitali, selezionati scarti si mescolano al design, preziosi minerali e ricette ancestrali sono serviti come parte di pasti rituali. Il suo lavoro è presente in biennali internazionali, musei e importanti istituzioni, nonché in spazi ed eventi alternativi all’avanguardia e indipendenti, per citarne alcuni MAXXI Museum of 21st Century Art, Manifesta12, Zilberman gallery, 3me Biennale Internationale de Casablanca, Finnish National Museum of Fotografia, 54a Biennale di Venezia, Triennale Agrikultura, MACRO Museo d’Arte Contemporanea, Galleria Bikini Wax, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Club Solo, Kunsthalle Exnergasse Vienna, Transmediale, Galleria Pace Digital New York, Loop Barcelona. Vive e lavora a Helsinki.

 

11:00 - 12:00


Teatro 1

Angelo Cricchi | Colorism

Proiezione

Proiezione

Il progetto video “Colorism” accompagna le foto realizzate per il numero 6 di FLEWID Inner Resilience  edito nel 2021. Si tratta di un servizio realizzato a Napoli nei quartieri Spagnoli dove a un gruppo di modelle nere di diversa provenienza geografica è stato chiesto di interrogarsi sulle problematiche razziali all’interno delle comunità black.

 

Angelo Cricchi è nato a Roma, città dove vive e lavora. Nel contesto della Moda ha collaborato con i più prestigiosi magazine internazionali, realizzando editoriali e ritratti di celebrities. Nel 1997 ha fondato la sua casa di produzione, Lostandfound, per la quale ha realizzato campagne pubblicitarie per clienti del calibro di Kenzo, Miss Sixty e Gucci. Dal 2001 si sta cimentando nella direzione di cortometraggi, video d’arte e fashion film. La sua ricerca personale si è sviluppata parallelamente ai lavori commerciali: dopo la mostra “Gloomy Sunday” del 2009 presso il museo MAK di Vienna, Cricchi ha ridotto l’impegno nella fotografia di moda per concentrarsi sulle meccaniche, estetiche e concettuali, della cosiddetta “fine art photography”. I suoi lavori sono stati esposti in musei ed istituzioni private in Italia, Olanda, Francia e Austria. Attualmente è direttore creativo dei magazine FLEWID e IRAE.

 

11:00 - 13:00


Dalla Pelanda a Monte dei Cocci

Eddy Ekete Mombesa | L’homme canette

Performance

Perfomance

Les Hommes Canette, creati dall’artista congolese Eddy Ekete Mombesa, sono dei giganti antropomorfi ambulanti creati con un assemblaggio di lattine industriali usate. Come lo definisce il suo stesso creatore, “l’Homme Canette” è il riciclaggio poetico dei materiali abbandonati dal consumo contemporaneo con un riferimento alla cultura ancestrale del suo continente, l’Africa. Al pari di un Golem generato da una volontà di potenza, deambula quasi cieco per le strade, e balla, si muove, in un clangore di suoni metallici con un ritmo gioioso e festivo, relazionandosi con il pubblico e i passanti. Estremamente empatico e sorprendente, L’Homme Canette si è esibito in Francia, in Belgio, Germania, Svizzera, Italia (MACRO Asilo), oltre che, naturalmente, in Congo.

 

Eddy Ekete Mombesa, artista pluridisciplinare nato a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) nel 1978. Formatosi alla Beaux-Arts di Kinshasa e successivamente in Francia, a Strasburgo, vive e lavora tra Parigi, Kinshasa e il resto del mondo. Fondatore del KinAct – “les rencontres internationales de la performance” di Kinshasa, è  il creatore de l’Hommes canettes, l’Uomo Lattina, un mostro antropomorfo deambulante fatto di lattine riciclate. La sua pratica artistica ruota intorno alle problematiche ecologiche del suo Paese d’origine e la responsabilità dell’artista nella società.

 

11:00 - 13:00


Ingresso Pelanda

Lanfranco Aceti | A river of crocodile tears

Performance

Performance lungo le sponde del Tevere

La nuova performance artistica di Lanfranco Aceti, ideata per il Museo delle Periferie ha per protagonista il Tevere. Un’installazione scultorea e un aquilone che vola nel cielo sopra il fiume.
L’azione vuole denunciare l’ipocrisia della politica e le lacrime ipocrite (di coccodrillo) versate a seguito di tragedie prevedibili e a lungo annunciate. Più le crisi ambientali si manifestano in forme inequivocabili, infatti, più la falsità e l’inerzia della lamentazione politica suonano stridenti e vuote.

Appuntamento alle ore 11 alla Pelanda

15:00 - 16:00


Teatro 1

Paola Romoli Venturi | Supplica

Proiezione

Proiezione

Per dare voce a chi non ne ha e per chiedere attenzione a chi non ascolta.

Uso del gesto istintuale e dei segni della LIS (Lingua Italiana Sordi) per la SUPPLICA ‘…’ di attenzione alle popolazioni che premono sulle frontiere.

‘…’

NOI siamo tutti nella stessa barca

Guarda cosa succede …

uomini, donne e bambini annegano;

uomini, donne e bambini sono accolti da barricate.

I popoli migrano… (continua)

Le frasi della SUPPLICA virgolettate sono tratte dal discorso di Papa Francesco all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (New York, 25 settembre 2015)

 

Paola Romoli Venturi è nata a Roma, dove vive e lavora. La sua ricerca artistica è legata al valore della trasparenza come mezzo per comunicare. “La trasparenza e la sospensione predispongono il visitatore a “guardare attraverso”, a non distogliere lo sguardo ad osservare le cose per riflettere” questo il pensiero ispiratore delle sue performance e  installazioni esposte in Italia e all’estero. Nel suo lavoro tocca temi sociali, creando spazi disegnati da luci ombre e suoni, utilizzando diversi mezzi espressivi pittorico scultorei, video audio ed installazioni site specific performative.

 

Italia, 2016, 16/9, durata 4’4”

16:00 - 17:00


Teatro 1

Elina Chauvet | Periferia femminile

Lecture

Lecture

Una riflessione artistica e militante sulla situazione della lotta delle donne, per trovare un posto al di fuori dell’esclusione e della violenza esercitata in una società patriarcale che vuole vederle soggette al proprio ordine e mandato.

Elina Chauvet (1959) è nata a Casas Grandes Chihuahua, in Messico. È laureata in architettura presso L’Università autonoma di Ciudad Juárez. In Messico ha seguito numerosi seminari con insegnanti di chiara fama come Luis Nishizawa, Luis Felipe Ortega e Miguel Castro Leñero. Elina svela nella sua arte le esperienze violente che hanno segnato la sua vita, il vivere in due stati (Chihuahua e Sinaloa). Il suo processo artistico ruota attorno all’artivismo e al femminismo di cui indaga i processi sociali e la violenza nei confronti delle donne.  La sua più recente collaborazione nel 2023 è con la casa di alta moda DIOR che l’ha invitata a realizzare un’opera per il suo progetto DIOR CRUISE 2024. Creatrice dell’installazione di Public Art “Red Shoes”, il progetto artistico collaborativo iniziato nel 2009 a Ciudad Juárez e poi replicato in tutto il mondo , le scarpe rosse di Elina Chauvet sono oggi il simbolo contro la violenza di genere a livello internazionale.

 

16:00 - 17:00


Teatro 2

Tiziana Cera Rosco | Autobiografia di una scomparsa inabitabile

Incontro

Incontro

Nascere nei boschi d’Abruzzo e non smettere di nascere lì, imparare a performare una preghiera selvatica della tua terra lago che spaventa pure gli animali, e farlo poi solo in boschi, chiese o dimore, scolpire con barbe vegetali corna ossa legno radici un corpo che non ti appartiene neanche piú, arrivare al tuo viso per deformazione animale e vegetale, costruire la Casa del Senza e stare con gli animali selvatici perché la casa è fuori, guardare all’Artico come una nostalgia di dio, la Tenda Rossa come biografia di un allarme, cesellare Erbari di 490 pezzi che chiami Anthurium, andare ad abitare in un Orto Botanico di Palermo tra alghe e radici costruendo una dimora nell’inabitabile e una Sindone Vegetale trasformando la Casa in Chiesa rupestre, separare presenza/linguaggio/azioni per trasformarsi nell’Opera che ti vuole accadere, progettare la Botanica del Cretto di Burri nella casa devastata dai terremoti come lo fu la tua, sognare una Porziuncola d’oro nelle Dolomiti in cui arrivare camminando sulle ginocchia o sollevato ad un centimetro dal suolo, dirti che installerai alle millemila luci nella banca dei semi in Norvegia, l’unica vera chiesa a cui la terra affida il suo spirito e tu il tuo a lei. Ogni autobiografia è una contraddizione inabitabile: il mio nudo è un abito fittissimo e noi siamo fatti solo di quello in cui vogliamo scomparire.

 

Tiziana Cera Rosco è artista e poetessa italiana (Milano,1973). Cresciuta tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e le Sacre Scritture, è arrivata all’immagine attraverso la parola poetica e ha iniziato a lavorare con il proprio corpo usando la fotografia – il selfportrait – intesa come gesto di un atto performativo. Le sue performance, nate nella terra in cui è cresciuta, sono in stretta relazione con il luogo e si svolgono in posti sacri, che siano boschi, foreste, chiese consacrate e sconsacrate, monasteri. La sua attività scultorea prende vita da quella performativa, in un innesto di figure umane, vegetali e animali. Nei suoi lavori ha affrontato il tema del terremoto, della deposizione, del perdono, della metamorfosi con la natura e dell’abitare. Scrittura, fotografia, performance, scultura: tutto fa parte di un unico linguaggio come tentativo di accoppiamento o di separazione dal mondo dove il ruolo dell’artista è quello di essere ricettivo, una figura della soglia. Ospite di numerosi festival nazionali ed internazionali, ha esposto, performato e tenuto reading sia in Italia che all’estero. La sua ultima mostra è Anthurium, parla mio fiore. A partire da Corpo Finale, ha tolto dal commercio i suoi libri.

 

16:00 - 17:00


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Alessandro Dall’Oglio, Marina Giustini | Vivere Roma. Guida semicentrica di Roma

Presentazione libro

Presentazione libro

Palombi editore, 2023

Una passeggiata tra le strade della Roma amata da Pasolini, vissuta da Gianni Rodari, cantata da Gabriella Ferri, percorsa in vespa da Nanni Moretti, narrata da Gadda. La Roma degli acquedotti e delle osterie di Trastevere e Testaccio passando per i vivaci Ostiense e Pigneto. Una guida che parla al lettore, in maniera diretta, con una narrazione in prima persona, accompagnandolo anche attraverso la voce degli scrittori che hanno abitato quei luoghi alla scoperta di alcuni dei quartieri semicentrici della Capitale, lì dove l’anima di Roma è ancora autentica, ma si mischia al rinnovamento, al fervore delle contaminazioni, mescolando ad esempio barocchetto romano e Street Art. Una guida “pop” e sentimentale che vuole colmare una lacuna nella narrativa su Roma andando oltre i numerosi libri che trattano del centro, o le pubblicazioni specifiche che trattano un singolo quartiere o in maniera generica delle borgate. Percorrere i quartieri semicentrici, significa imparare a conoscere le prime periferie di Roma e unire idealmente quella linea che unisce i tre Colossei: il Colosseo dei Fori, il Colosseo Quadrato – il Palazzo della civiltà italiana – e il Colosseo “de fero”, il Gazometro.

 

Alessandro Dall’Oglio (Roma, 1974) è scrittore e curatore d’arte. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come autore del romanzo “Ginecocrazia. L’oltre donna” fino alla traduzione estera in cirillico della sua opera poetica “Voglio morire a Pietroburgo”. Laureato in Economia, con master in risorse umane, è un appassionato conoscitore delle periferie romane.

 

Marina Giustini (Roma, 1967) è archeologa specializzata alla Sapienza. Ha lavorato nella gestione delle Case romane del Celio. Negli anni ha alternato l’attività scientifica e di gestione museale con la divulgazione della storia di Roma. Dal 2000 è socia fondatrice di “Spazio Libero”, cooperativa sociale di turismo culturale, per il quale realizza gli itinerari letterari di “Vivere Roma”.

 

17:00 - 18:00


Teatro 1

Matteo Meschiari | Microantropocene. Dai centri ciechi alle periferie-visione

Lecture

Lecture

L’evento-Antropocene, al di là di polemiche, interpretazioni alternative e mode, è un fatto culturale totale che sta forzando l’immaginario collettivo a produrre narrazioni, atlanti ìconografici, cosmografie. Quando però si cerca di tradurre questa mole eterogenea di pensiero intuitivo in un fascio di paradigmi operativi, l’impressione è quella di provare a modificare la realtà con un pugno di mosche. Da un lato abbiamo un iperoggetto ingestibile, l’Antropocene, dall’altro c’è il mondo reale, in cui la vita va avanti al di là delle etichette intellettuali, delle conversazioni intelligenti e delle chiacchiere. Per uscire da questa empasse cognitiva bisogna accettare l’idea di vivere in una situazione di cecità, un macro errore prospettico che ci impedisce di riconoscere che il nostro quotidiano è già stato investito da un cambio di paradigma, un impatto antropologico dagli effetti immediati e reali. Dunque, che fare? Come declinare la discussione virtuale in una vera e propria pratica di terreno? L’idea è quella di riterritorializzare l’evento-Antropocene in ambito locale e periferico. I metodi vanno inventati caso per caso. Qui verranno indicate alcune piste di lavoro a partire da casi di studio.

 

Matteo Meschiari (Modena 1968). Già ricercatore in Scienze Demoetnoantropologiche, è professore associato in Geografia all’Università di Palermo. Da anni studia il paesaggio in letteratura (in particolare Campana, Biamonti e la Linea ligustica) e svolge ricerche sullo spazio percepito e vissuto in ambito europeo ed extraeuropeo. Ha formulato la Landscape Mind Theory, con cui sostiene che la mente dell’uomo è geneticamente e culturalmente paesaggistica, e ha proposto nuovi modelli interpretativi per l’arte paleolitica franco-cantabrica. Oltre a numerosi articoli, ha scritto libri di carattere saggistico e letterario. Con Antonio Vena ha ideato il progetto TINA-LA GRANDE ESTINZIONE sull’immaginario collettivo nell’Antropocene e i blog La Grande Estinzione e Il problema di Grendel.

 

17:00 - 18:00


Teatro 2

Laetitia Ky | Black Beauty Activism

Incontro

Incontro

In dialogo con Alessandro Romanini

Definendosi un artista-attivista per i diritti femminili, il suo lavoro fotografico si situa all’incrocio fra i parametri linguistici della body art /performance e dell’impiego espressivo del mezzo fotografico. Ha iniziato recuperando in vecchi archivi fotografici, foto di acconciature femminili del periodo precoloniale. Come è noto le elaborate acconciature delle donne africane (ivoriane in particolare), rappresentano un linguaggio non verbale, da cui si può evincere classe sociale, etnia, religione, stato civile, cultura e lavoro. I capelli sono per l’artista elemento identitario e strumento di rivendicazione della black beauty, che (soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Africa) è divenuto elemento di discriminazione. L’artista racconterà la sua esperienza biografica e artistica in Costa d’Avorio e le sue molteplici attività su scala globale.

 

Laetitia KY artista e attivista ivoriana nata nel 1996 ad Abidjan. Le sculture di capelli che crea sulle sue lunghe trecce, e successivamente le fotografie, trasmettono un messaggio di amor proprio, uguaglianza di genere, accettazione delle differenze, tolleranza. Ogni scultura trasmette individualmente un messaggio particolare ma l’idea generale alla base di tutte le opere, oltre a rappresentare la bellezza e l’estetica nera, è quella di incoraggiare gli altri ad accettare se stessi senza paura. Usa anche la sua arte per difendere i diritti delle donne in tutto il mondo. La sua popolarità aumenta gradualmente ma conosce un boom quando una delle sue serie di foto diventa virale. La serie presentava i suoi capelli scolpiti a forma di mani è condivisa sul Web globale da riviste e media di tutto il mondo. È la prima vincitrice della sezione influencer del famoso concorso di look per modelle Elite. Si interessa anche di cinema debuttando nel 2019 nei panni della “regina” in “La notte dei re” di Philippe Lacôte. Il suo secondo progetto al cinema nel 2021 è “DISCO BOY” di Giacomo Abbruzzese dove interpreta il ruolo di MANUELLA/UDOKA. È autrice del libro LOVE AND JUSTICE, un viaggio di empowerment, attivismo e abbraccio della bellezza nera in cui condivide la sua esperienza personale e fotografie artistiche dei suoi capelli.

 

17:00 - 18:00


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Monica Pirone | A casa tutto bene

Presentazione libro

Presentazione libro

Bordeaux edizioni, 2022


Sullo sfondo di un grande dramma collettivo – ovvero la “fase uno” della pandemia da Covid-19 e il conseguente lockdown – si consuma un dramma ben più radicato e antico: la violenza in ambito familiare. Nelle pagine del diario la protagonista racconta ciò che subisce e non comprende, motivo per cui non riesce a chiedere aiuto. Il diario diviene così la forma più intima per raccontare quali sono i pensieri autentici di una donna dedita, apparentemente, solo alla famiglia. Un testo performance capace di far riflettere su un tema ancora drammaticamente attuale: la violenza sulle donne. Per questo partecipano al progetto anche Michela Becchis, storica e critica d’arte e Cecilia Cantarano, influencer da 1,1 milioni di follower su Instagram e 2,8 milioni su TikTok, autrice delle illustrazioni che corredano il volume.

Monica Pirone (1965) è artista visuale, scenografa, performer, curatrice. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma in Scenografia e successivamente in Pittura ha iniziato un percorso da artista indipendente. Ha lavorato come street artist; ha collaborato con la Casa Internazionale della Donna, con il Carcere Minorile per progetti a sostegno di Minori non Accompagnati. Ha insegnato in Licei e Scuole medie. È fondatrice di Officine nove, studio-galleria di Roma, dove ha curato mostre di artisti italiani e stranieri. È curatrice dell’artista messicana Elina Chauvet, con la quale collabora in Italia.

18:00 - 19:00


Bookshop

Osvaldo Costantini | Riprendersi la vita. Etnografia dell’Hotel 4 Stelle occupato tra bisogno e socialità

Presentazione libro

Presentazione libro

ombre corte, 2023

Il testo offre uno sguardo antropologico su una occupazione abitativa romana, l’Hotel Quattrostelle, con una attenzione alle biografie e ai dilemmi delle persone, principalmente migranti, che in stato di deprivazione entrano nei percorsi del Movimento per il Diritto all’Abitare di Roma. Il testo si dispiega a  partire da una particolare riflessione sulle traiettorie biografiche dell’autore, tra estrazione sociale e attivismo politico, che implicano l’assunzione di determinati habitus e consentono una elaborata premessa metodologica ed epistemologica sulla ricerca. Il tema dell’occupazione è inoltre detonatore e prisma di rifrazione di diverse questioni che emergono nel corso dell’etnografia: uno sguardo privilegiato è infatti dedicato alla modalità di autorganizzazione reale che si costruisce all’interno dell’occupazione e sembra dipanarsi in una particolare dialettica tra decisioni assembleari, devianze e formazioni di continui contropoteri. Sia dalla questione dell’autorganizzazione sia da quella dell’atto di occupare emergono diversi temi che fungono da punti di accesso privilegiati a questa parte delle classi subalterne ed alla loro produzione culturale intorno a lavoro, tempo libero, violenza, obblighi familiari, integrazione, abitare, diritti, religione, diversità culturale.

Osvaldo Costantini insegna Antropologia Culturale presso il dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell’Università di Roma “Sapienza”. Si è occupato di rifugiati eritrei e del rapporto tra movimento pentecostale e nazionalismo Eritreo-Etiopico, tema a cui è dedicata la monografia La nostra identità è Gesù Cristo. Pentecostalismo e nazionalismo tra gli eritrei e gli etiopici a Roma (Franco Angeli 2019). Da diversi anni si occupa di questioni legate all’abitare tra attivismo politico e ricerca.

18:00 - 20:00


Teatro 2

Aminata Fofana | Introduzione alla Ning Meditation e sessione pratica dell’esperienza

Incontro e workshop

Incontro e workshop

African Ning Meditation dei 5 elementi riprende il percorso dello sciamano Umtar. Ning significa “bozzolo” e come il bozzolo racchiude la crisalide possiamo indicare il “ning” come una corazza priva di consapevolezza, da spaccare attraverso la rivelazione sciamanica, liberando la bellezza e le potenzialità che vi sono racchiuse. “Ning” è il bozzolo di energie dense prodotte nel corso della vita ed è fatto di impronte energetiche dissonanti con l’ armonia dell’ l’Universo, come la rabbia, la delusione, il senso di impotenza, la frustrazione, la depressione, la paura,la gelosia, invidia, il delirio di onnipotenza e l’ egoismo. Queste vibrazioni  si sommano stratificandosi intorno alla nostra parte più autentica, diventando una zavorra. La crisalide, la parte di noi più autentica è in perenne comunione cosmica. Le energie dei cinque elementi vengono in aiuto e attingono alle frequenze energetiche dei cinque elementi che compongono la Terra e ogni essere vivente: Acqua, Fuoco, Terra, Pietra e Natura. L’esperienza permette di scoprire il proprio elemento dominante e di individuare il proprio spirito guida, in una modalità da psicologia archetipica che associa questa pratica alle indagini di C.G.Jung, illustrate nel suo celeberrimo Libro Rosso.

Durata: 120 min


Aminata Fofana è nata in un piccolo villaggio nell’Africa occidentale, in Guinea. Viene segnata profondamente dalla figura del nonno, grande uomo di ginnah bjé, la magia bianca, eletto Morik (sciamano) della tribù, attraverso una profezia.  Appena adolescente, si trasferisce con la famiglia nella capitale Conakry. Qualche anno dopo decide di trasferirsi in Europa e inizia una carriera come mannequin e successivamente come cantante incidendo l’album “The Greatest Dream” con Mercury Records che la vede in collaborazione con i Massive Attack , Fugees di Wyclef Jean e Craig Amstrong. In seguito a un’operazione medicale perde una parte del suo talento vocale ed è in quel momento che riceve dei segnali e delle visioni che la riconducono alla sua dimensione ancestrale africana. Con una rinnovata consapevolezza si immerge nella conoscenza delle forze spirituali e dei potenti rituali antichi. Scrive La Luna che mi seguiva per Einaudi un bestseller ripubblicato in seguito da Tea Libri. Il libro parla dello sciamanismo africano e di spiritualità cosmica. Oggi organizza corsi esperienziali chiamati “Ning Meditation” che prevedono l’uso di un tamburo sacro e canti, preceduti da rituali.

18:30 - 20:00


Teatro 1

Rodolfo Bisatti | Per un cinema minimo

Incontro e proiezione

Incontro e proiezione

Nel nostro Paese è connaturato un atteggiamento diffuso che è legato a clan amicali e politici. Se non sei “nel giro giusto” la tua voce avrà scarse possibilità di emergere, tantomeno di incidere nell’attuale assetto culturale. La legislazione e lo Stato di diritto si scontrano con dati, condotte preoccupanti che non premiano le qualità costituenti la democrazia, ma le particolarità chiuse dell’ ’’amichettismo” che risulta quale mito fondativo nazionale. Nell’ambito cinematografico questo aspetto è palese; al cinema e nei festival solite facce, soliti loghi, soliti idiomi. Abbassare lo sguardo o girarsi dall’altra parte non aiuta. È necessario promuovere un’apertura anche al dissenso, alle voci fuori dal coro, agli sconfinamenti, alle visioni periferiche e di frontiera e devono essere proprio le istituzioni democratiche a farlo, differenziandosi così in modo inequivocabile da quelle anti democratiche. Affinché la democrazia non si sclerotizzi in anaciclosi cioè in una sorta di degenerazione “maligna” a ciclo continuo, è urgente spalancare le porte a visioni altre rispetto a quelle dominanti. Il Cinema Minimo è una di queste visioni ed è la conseguenza di un lavoro più che trentennale, controcorrente, sostanzialmente emarginato dalle istituzioni, ma tenace e duraturo, oggi più che mai vitale e necessario per l’avanzamento di una democratizzazione partecipativa dei media.

Segue proiezione in anteprima mondiale

“Convivenza remota – A far together” di Rodolfo Bisatti (Italia, 2023, 93’)

Intervengono gli attori protagonisti: Sara Porcella e Leo Cattaneo

 

Per qualche motivo, a noi ignoto, Maddalena (giovane commerciante elettronica) non esce di casa. Vive con il fratello, unico essere umano che accetta in presenza. Maddalena ha però un ragazzo: Agamennone (Aghi) venditore “battipanni” seriale e attore di teatro, passione che coltiva in segreto. I due convivono in rete, anche in modo conflittuale, lui vorrebbe una relazione in carne e ossa, lei, reclusa, sembrerebbe non soffrire di alcuna sindrome di hikikomori. La vicenda non si snoda ma si avvita fino a trovare una risoluzione che parrebbe congiungere entrambi… L’amore non ha limiti…(?)

 

Rodolfo Bisatti, regista e sperimentatore cinematografico e televisivo. Si forma presso Ipotesi Cinema e il DAMS di Bologna. Tra le opere: La Terra, La Valle (Bratislava), Case (Locarno), Màuse, Il Giorno del Falco (Venezia), La Donna e il drago (Milano), Voci nel Buio (Shanghai- Los Angeles), La crudeltà del Mare(Malatya), Al Dio Ignoto (Mumbai). Fonda nel 1995, con altri autori, Kineo, Associazione per lo studio e la ricerca sulla comunicazione audiovisiva e realizza con altri paesi europei Memory 2000 memoriali del XX° secolo e The art-of memory. Nel 2009 fonda con Laura Pellicciari, Maurizio Pasetti e Mara Favero, Kineofilm.s.r.l. Collabora all’ideazione e alla messa in opera della “Postazione per la Memoria” e della “Tecnica dell’ascolto Condiviso“, due avamposti per la rigenerazione del linguaggio audiovisivo. Impegnato nella creazione e attuazione delle officine pratiche VAM, Video Alfabetizzazione Multisensoriale (Patrocinio Commissione Nazionale Italiana per l’U.N.E.S.C.O 2012)  e alla definizione del collettivo Terzocinema, innesta il suo lavoro laboratoriale come supporto per l’apprendimento della lingua L2 per richiedenti asilo e per la valorizzazione di ogni forma di “disabilità sensoriale” considerata non più come una minorazione ma come un’opportunità per l’esplorazione di risorse percettive alternative alla norma. In ambito attoriale, attualizza assieme al socio Maurizio Pasetti, il criterio performativo della Plasmazione in totale controtendenza rispetto al mainstream della recitazione cine-televisiva.

19:00 - 20:00


Bookshop

Anna Maria Gehnyei, Il corpo nero

Presentazione libro

Presentazione libro

Fandango libri, 2023

Il corpo nero è la storia di Anna Maria Gehnyei, in arte Karima 2G. Anna nasce a Roma da genitori liberiani, suo padre è stato il primo liberiano ad arrivare in Europa, il primo uomo Kpelle a cui i capi del villaggio hanno permesso di allontanarsi. Nonostante la Liberia fosse “la terra dei Liberi”, ovvero gli schiavi afroamericani tornati in Africa, i suoi genitori le insegnano ad avere un amore incondizionato verso i bianchi. Che per lei si incarnano nei bambini privilegiati di Roma Nord. Ovunque lei vada, da sola o con le sue sorelle, qualunque età lei abbia, a Roma c’è sempre qualcosa o qualcuno che le ricorda di essere nera, così si trova a negoziare continuamente tra due realtà culturali: quella italiana che non l’accetta, e quella africana a cui non appartiene fino in fondo. È troppo nera per parlare bene l’italiano, troppo nera per indossare degli abiti eleganti, troppo nera per essere istruita. Il corpo nero è la storia di una generazione, la seconda, fatta da chi viene visto solo come un bambino immigrato. La storia tutta umana, fatta di ricordi, suoni, amore e vergogna, di chi nonostante il mancato riconoscimento dalle istituzioni e una cittadinanza negata, decide di non cadere nella trappola del vittimismo. Un libro politico per le nuove generazioni che non hanno voce. Italiana afrodiscendente, Anna Maria Gehnyei aka Karima 2G racconta il mondo dei ragazzi di “seconda generazione” (nati in Italia da genitori non italiani o arrivati piccolissimi)

 

Anna Maria Gehnyei, nota con il nome di Karima 2G, è cantante, danzatrice, e producer italiana di origine liberiana. La sua carriera artistica inizia come danzatrice ma presto diventa vocalist professionale e dalle consolle delle maggiori discoteche italiane. Nel 2014 esordisce come solista e i video dei primi due singoli Orangutan e Bunga Bunga, provocano reazioni in pubblico e critica dalle riviste musicali passando per il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Vogue. Grazie al suo percorso artistico, la John Cabot University le riconosce una borsa di studio internazionale, e nel 2020 Karima si laurea in Communications e Political Science. Nel 2022 debutta con il suo  spettacolo teatrale “If There Is No Sun”, di cui è anche autrice. Il corpo nero è il suo primo romanzo.

 

21:30 - 23:00


Sala delle vasche

KARIMA 2G | The Black Empowerment

Live set/ Vj set

Live set/vj set

Performance elettronica, a cura di Karima 2G, che spazia dall’afro house all’afro tech melodic, fino ad arrivare al sound sudafricano amapiano. Un percorso tutto afrofuturistico.

Karima 2G è una cantante, rapper, ballerina e produttrice italo-liberiana. Ha iniziato la sua carriera come ballerina, diventando poi un’esperta emcee e speaker nei principali club italiani. Ha lavorato con la stazione radiofonica italiana di musica elettronica, dance e house M2o, diventando una delle voci ufficiali e la spina dorsale degli eventi della rete. Karima 2G è stata selezionata da Al-Jazeera per far parte di un progetto basato sull’integrazione “Surprising Europe”, che ha riunito artisti provenienti da diversi paesi europei. Nel 2013, dopo aver riscoperto le sue radici attraverso un viaggio nella sua terra d’origine, la Liberia, Karima 2G è diventata direttrice di un orfanotrofio nella capitale, Monrovia. Tornata in Italia, ha usato la musica come mezzo per portare i valori della sua cultura d’origine in una prospettiva italiana, concentrandosi sull’integrazione della seconda generazione in Europa.
Nel 2014 ha pubblicato il suo album di debutto solista “2G” (Soupu Music), interamente scritto e prodotto dall’artista stessa. Ha combinato elementi elettronici, musica urban bass e grime con influenze afro. Il suo stile di canto e rap incorporava l’inglese e il pidgin english, che è la sua lingua madre. I video dei primi due singoli, “Orangutan” e “Bunga Bunga”, hanno suscitato reazioni pubbliche e critiche.
Nell’estate del 2015, Karima 2G è stata invitata dalla rivista internazionale GQ a partecipare all’evento FreakOut a Milano, dove ha svolto il ruolo di opening act per l’artista principale Azaelia Banks. I suoi spettacoli dal vivo hanno interessato anche le scene austriache e vari festival italiani, così come gli eventi in cui Karima 2G viene chiamata da marchi internazionali per suonare come DJ, ben rappresentati dal suo mixtape “Revolution in Progress” e dal suo EP “Bantu Juke Fever”. Nel 2016 ha pubblicato “Africa”, una canzone che rappresenta il confine tra la prima parte della sua carriera artistica, incentrata sul tema della seconda generazione in Italia, e la seconda parte della sua carriera che affronta temi più internazionali.

 

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